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Scuola, è record di insegnanti di sostegno precari: metà degli alunni costretta al cambio docente

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I posti durano un solo anno a causa dell’assegnazione in deroga. Il rischio è di alimentare discontinuità scolastica. E il 22% insegna senza specializzazione
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Lezioni al via col record di supplenti di sostegno. In questi giorni d’agosto, la macchina ministeriale è alle prese con tutte le operazioni che necessarie a lanciare il nuovo anno scolastico. Una fase per nulla semplice considerati i numeri in gioco: oltre 7 milioni di alunni, 360mila classi da predisporre e oltre un milione di unità di personale da assicurare, di cui circa 850mila docenti da inviare alle classi per garantire un rientro a scuola degli alunni meno disagiato possibile. Alla riapertura dei portoni mancano quattro settimane e gli uffici scolastici regionali e provinciali stanno lavorando a ritmi serrati sul personale scolastico. La procedura è complessa: immissioni in ruolo, assegnazioni provvisorie e utilizzazioni e nomine dei supplenti, l’ultima operazione in ordine di tempo. In questa fase occorrerà nominare decine di migliaia di supplenti di sostegno.

Lezioni al via col record di supplenti di sostegno. In questi giorni d’agosto, la macchina ministeriale è alle prese con tutte le operazioni che necessarie a lanciare il nuovo anno scolastico. Una fase per nulla semplice considerati i numeri in gioco: oltre 7 milioni di alunni, 360mila classi da predisporre e oltre un milione di unità di personale da assicurare, di cui circa 850mila docenti da inviare alle classi per garantire un rientro a scuola degli alunni meno disagiato possibile. Alla riapertura dei portoni mancano quattro settimane e gli uffici scolastici regionali e provinciali stanno lavorando a ritmi serrati sul personale scolastico. La procedura è complessa: immissioni in ruolo, assegnazioni provvisorie e utilizzazioni e nomine dei supplenti, l’ultima operazione in ordine di tempo. In questa fase occorrerà nominare decine di migliaia di supplenti di sostegno.

L’organico di sostegno

Per l’anno scolastico ormai alle porte, si preannuncia un record: quello dei posti in deroga di sostegno che gli uffici periferici del ministero, regionali e provinciali, sono costretti ad assegnare, per via delle sentenze della Corte costituzionale del 2010 e del Consiglio di stato del 2017 che non consentono risparmi sui docenti di sostegno. Da anni, infatti, stabilito il cosiddetto organico di diritto, quello stabile, le amministrazioni ministeriali assegnano migliaia di posti in deroga, valevoli per un solo anno. Posti che andranno soprattutto a supplenti o a coloro che chiedono l’assegnazione provvisoria fuori dalla provincia di servizio.

In ogni caso, posti che vengono attivati per un solo anno e che vengono azzerati alla conclusione delle attività didattiche. Ma che costringono migliaia di alunni con disabilità a fare i conti con un difficile cambio di docente, punto di riferimento per gli alunni più fragili.

Nel 2026/2027, secondo i decreti di nove regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Sicilia, Puglia, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana, Basilicata) i posti in deroga assegnati dagli uffici scolastici regionale sfiorano le 91mila e 500 unità. Un record. Perché i corrispondenti organici di diritto ammontano a meno di 78mila posti. In pratica, l’organico in deroga, quello precario, corrisponde al 117% di quello stabile. Estendendo questa percentuale a tutto l’organico di diritto per il prossimo anno, pari a 128.170 posti, quelli in deroga supereranno quota 150mila. Un altro record per l’avvio dell’anno scolastico. Perché è probabile che, come avvenuto in passato, gli uffici regionali si vedranno costretti ad assegnare ulteriori risorse per garantire il sostegno necessario agli alunni H.

Le realtà regionali

In Toscana, a fronte di 6.635 posti in organico di diritto, sono stati assegnati 10.085 posti in deroga: il 152%. In Puglia, 11.371 posti in deroga si aggiungono ai 10.503 posti stabili. Mentre in Friuli-Venezia Giulia, i posti in deroga saranno 2.252, il 127% dei 1.768 posti in organico di diritto. Per la Campania, il decreto regionale è introvabile. Ma per la provincia di Napoli, la più grossa della regione, si ragiona su quasi 12mila posti in deroga contro poco più di 9mila e 250 posti in organico di diritto: il 129%.

Le richieste dei sindacati

Ormai da tempo, diversi sindacati della scuola italiana chiedono che una fetta consistente di questi posti in deroga, assegnati a docenti precari e in costante aumento anno dopo anno, vengano stabilizzati. Per evitare disagi agli alunni disabili e alle loro famiglie. Un report dell’Istat fotografa la situazione: nell’anno scolastico 2024/2025, “il 58% degli studenti con disabilità ha cambiato insegnante” di sostegno rispetto all’anno precedente, percentuale che “sale al 61% nelle scuole secondarie di primo grado e raggiunge il 70% nelle scuole dell’infanzia, senza significative differenze sul territorio e rispetto al passato”. E quasi un alunno su dieci, il 9,4%, “ha cambiato insegnante per il sostegno nel corso dello stesso anno scolastico”. Tanto da fare scrivere ai tecnici dell’Istat che “la discontinuità didattica si conferma una delle criticità più persistenti nel tempo”. C’è poi la questione dei docenti specializzati. Per carenza di insegnanti provvisti dei titoli necessari, il 22% insegna senza specializzazione per l’insegnamento agli alunni con disabilità.

Le mosse del governo

Per limitare i cambi il disagio derivante dai cambi di docente a carico degli alunni disabili, il governo attuale ha predisposto una norma che consente alle famiglie di chiedere la conferma del docente di sostegno precario per l’anno successivo. Ma la procedura è oltremodo farraginosa e, nonostante le richieste dei rappresentanti dei lavoratori, il ministero non ha mai fornito i dati delle riconferme dello scorso anno. Mentre, a fronte di 120mila posti di sostegno in deroga nel 2025/2026, anche in questo caso non sono mai stati forniti dati ufficiali, l’attuale esecutivo ha stabilizzato 134 posti, passando da 128.036 posti in organico di diritto a 128.170 posti: lo 0,1%. Nulla rispetto a quanto viene richiesto dai sindacati.

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