Venezia: uccide l’ex compagna, poi va a casa e si impicca
a cura della redazione Cronaca nazionaleLei l’aveva denunciato. Ad aprile l’uomo aveva già tentato di strangolarla. Per questo aveva ricevuto un ammonimento dal questore di Venezia. Ma non è bastato a fermarlo. Dino Keber, probabilmente a Ferragosto, avrebbe soffocato la sua ex compagna, Tania Terrin, 39 anni. Il corpo della donna è stato trovato ieri sera nella sua casa di Camponogara, in provincia di Venezia. L’uomo sarebbe poi tornato nel suo appartamento di Dolo, a pochi chilometri di distanza, e si sarebbe ucciso. È lì che è stato trovato impiccato.
La madre della vittima: “L’aveva già aggredita tre volte”
La dinamica del femminicidio è ancora da chiarire. Sul caso sono al lavoro i carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia e della Compagnia di Chioggia, che stanno cercando di ricostruire le ultime …
Lei l’aveva denunciato. Ad aprile l’uomo aveva già tentato di strangolarla. Per questo aveva ricevuto un ammonimento dal questore di Venezia. Ma non è bastato a fermarlo. Dino Keber, probabilmente a Ferragosto, avrebbe soffocato la sua ex compagna, Tania Terrin, 39 anni. Il corpo della donna è stato trovato ieri sera nella sua casa di Camponogara, in provincia di Venezia. L’uomo sarebbe poi tornato nel suo appartamento di Dolo, a pochi chilometri di distanza, e si sarebbe ucciso. È lì che è stato trovato impiccato.
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La madre della vittima: “L’aveva già aggredita tre volte”
La dinamica del femminicidio è ancora da chiarire. Sul caso sono al lavoro i carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia e della Compagnia di Chioggia, che stanno cercando di ricostruire le ultime ore dei due e quanto accaduto prima delle morti.
I corpi sono stati scoperti nella tarda serata di ieri. L’ipotesi, per ora, è che entrambi siano morti a Ferragosto. Alle spalle del delitto, però, si fa spazio una storia di violenza domestica già nota. Quella di aprile – dice la madre della vittima, Marinella Forner – era la terza aggressione. Le prime due volte era successo a casa di lui. In una circostanza le aveva fatto male a un timpano e l’aveva graffiata.
“Siamo state dai carabinieri sette o otto volte. Mia figlia l’ha anche querelato”, racconta la donna. “Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo. Sentivo, da madre temevo, che prima o poi sarebbe successo qualcosa. Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano che si facciano la valigia, che lascino tutto, la casa e il lavoro e che spariscano. Perché non c’è altro modo di proteggere una donna che denuncia il suo ex compagno che la molesta”.
La vicina: “Ci disse di non aprire all’ex”
Terrin aveva allertato anche i vicini. Ad aprile aveva inviato un messaggio nel gruppo WhatsApp dei residenti: “Se viene questa persona non apritegli”, allegando una foto di Dino Keber. “Aveva detto di trovarlo spesso sotto casa”, racconta una vicina. “I giorni successivi sono stata molto attenta a controllare se lo vedevo. Però poi l’emergenza è passata, lui non l’ho mai visto”.
L’allarme è scattato quando la madre di Terrin non è riuscita a mettersi in contatto con la figlia. Lo racconta un’altra vicina: “La mamma mi ha suonato, chiedendomi di aprirle”. Erano le 21.30. La donna “ha battuto alla porta, l’ha chiamata al telefonino per sentire se squillava. Poi, visto che non apriva, è andata dai carabinieri”.
I militari sono riusciti a raggiungere il balcone dell’abitazione passando da quello di una vicina e sono entrati attraverso una finestra aperta. All’interno hanno trovato Terrin senza vita sul divano.