Invasione di yacht e ancore sulla posidonia: in Francia multe da 90 mila euro. In Italia? Appena 51
di Giacomo TalignaniIn Francia 90mila euro di multa, in Italia appena 51 euro. Questa enorme e impietosa differenza racconta meglio di tanto altro come due Paesi che hanno la fortuna di avere la stessa preziosissima risorsa stanno gestendo la salvaguardia di ciò che rende così ricchi di biodiversità i nostri mari, la posidonia oceanica. Per la serie “stessa spiaggia stesso mare” anche quest’anno - come nel 2025 - si stanno ripetendo le polemiche per l’enorme presenza di yacht, barche e gommoni che assediano le acque cristalline italiane, soprattutto in Sardegna.
Dai social ai giornali locali, le immagini mostrano un numero gigantesco di barche protagoniste dell’invasione. Praticamente delle “cavallette” le ha definite senza mezzi termini la presidente del Parco della Maddalena, Rosanna Giudice, descrivendo il traffico marittimo che ogni giorno d’agosto tra feste e tuffi porta centinaia di barche ad ormeggiare appena fuori dalle spiagge più famose, come Cala Coticcio.
Al di là del decoro, dell’inquinament…
In Francia 90mila euro di multa, in Italia appena 51 euro. Questa enorme e impietosa differenza racconta meglio di tanto altro come due Paesi che hanno la fortuna di avere la stessa preziosissima risorsa stanno gestendo la salvaguardia di ciò che rende così ricchi di biodiversità i nostri mari, la posidonia oceanica. Per la serie “stessa spiaggia stesso mare” anche quest’anno - come nel 2025 - si stanno ripetendo le polemiche per l’enorme presenza di yacht, barche e gommoni che assediano le acque cristalline italiane, soprattutto in Sardegna.
Dai social ai giornali locali, le immagini mostrano un numero gigantesco di barche protagoniste dell’invasione. Praticamente delle “cavallette” le ha definite senza mezzi termini la presidente del Parco della Maddalena, Rosanna Giudice, descrivendo il traffico marittimo che ogni giorno d’agosto tra feste e tuffi porta centinaia di barche ad ormeggiare appena fuori dalle spiagge più famose, come Cala Coticcio.
Al di là del decoro, dell’inquinamento acustico e dei vari problemi legati al sovraffollamento in acqua, una delle principali criticità a questa gigantesca presenza è legata all’ancoraggio: ogni volta che, se non si rispettano le regole, da yacht e natanti vengono calate in acqua le ancore, nel Mare Nostrum c’è il serio rischio di distruggere le fondamentali praterie di posidonia.
Sardegna, l'assalto alle spiagge tutelate: "Servono controlli. Le ancore stanno uccidendo la Posidonia"
Questa pianta autoctona del Mediterraneo è quella che permette vita negli ecosistemi, ossigeno, assorbimento di CO2, contenimento dell’erosione costiera e, oltre a essere rifugio e luogo di nidificazione per tante specie, se i tratti di mare sono così limpidi e puliti è proprio per via della sua presenza. Per questo dovrebbe essere tutelatissima.Una questione che in Francia, soprattutto dal 2024, hanno preso con la massima serietà: dalla Costa Azzurra sino alla Corsica stanno infatti fioccando multe salatissime per chi, con le barche, rovina o distrugge la posidonia.
La multa e il divieto di navigazione
Un ultimo caso riguarda lo yacht Laurie I, barca di 37 metri battente bandiera maltese: il Tribunale Marittimo di Marsiglia, per fatti avvenuti nel 2025, ha condannato il comandante a una multa di 90mila euro, più divieto di navigazione in acque francesi per tre anni, per aver ancorato in zona vietata nel Parco Naturale Marino di Cap Corse. L’accusa è quella, aggirando i divieti, di impatto sulla posidonia e gli habitat marini. Sanzioni pesantissime come questa rientrano nella strategia di regole attuate dal 2019 in Francia dove, grazie alla rivoluzione attuata per proteggere la posidonia, attraverso una specifica normativa (n.123/2019) viene stabilito per esempio per le navi superiori a 24 metri di non poter ancorare in fondali inferiori a 40 metri. Inoltre ci sono regole ben precise sulle zone dove è possibile ancorare e dove no.
Maschere e pinne per controllare
A più riprese, negli ultimi anni, i giudici del Tribunale marittimo di Marsiglia hanno così condannato a pagare le imbarcazioni sorprese ad arrecare danni ai fondali. In passato per esempio il 25 metri chiamato “Take Off” per tre volte ha ancorato sulle praterie di posidonia tra Cannes e Saint Tropez: risultato, multa da 20mila euro. Idem il “My Falcon”, un 51 metri di barca: sanzione da 15mila euro per lo stesso motivo. I possibili danni, nella regione del Var, vengono presi talmente sul serio che - raccontano i media francesi - non solo le multe possono arrivare a 150mila euro, ma per esempio nel parco nazionale di Port-Cros le guardie del parco indossano maschere e pinne per andare a controllare sott’acqua se le barche ancorate al largo di Hyères, spesso illegalmente, stiano arrecando o meno problemi alle praterie.
I regolamenti disattesi
Sempre oltralpe, a seconda dei danni, le multe possono essere pesantissime, come i 50mila euro comminati a un catamarano per aver distrutto 435 metri quadrati di praterie. In più in molte zone gestite dal piano Zones de Mouillages et d’Équipements Légers (ZMEL) vengono realizzati campi boe proprio per provare a regolare attracchi e ancoraggi. Una idea di protezione che fa apparire impietoso il confronto con l’Italia, almeno dal punto di vista delle sanzioni e i disincentivi. Da noi ci sono regole specifiche nelle aree marine protette e nei parchi (per esempio a Capo Testa sono previsti 1.000 euro) ma in generale manca uniformità nei regolamenti e nella maggior parte dei casi non ci sono abbastanza controlli. Oppure le sanzioni sono irrisorie. Lo scorso anno, esattamente come in questo 2026 pieno di video e social che mostrano l’invasione di yacht e barche che hanno preso d’assalto le acque cristalline della Sardegna, alla Maddalena sono state comminate sanzioni per appena 51 euro.
Non c’è deterrente
Una “farsa”, l’aveva definita l’allora direttore del Parco della Maddalena. Episodi simili si sono registrati anche fra l'arcipelago della Toscana e sulla costa tirrenica. Sebbene in Italia ci siano numerosi progetti ambientali in difesa della posidonia oceanica si è infatti ancora lontanissimi dal trovare un deterrente chiaro ed efficace per evitare ancoraggi e distruzioni, mentre al contrario per esempio in Francia (e si sta iniziando a farlo anche in Spagna, alle Baleari), se i rizomi delle piante acquatiche vengono estirpati, si rischiano multe di 150mila euro che raddoppiano se ciò accade in un parco nazionale protetto.Nel Mediterraneo, dove il 10% delle praterie di posidonia è scomparso nell’ultimo secolo, per arrestare la perdita servirebbero dunque regole molto più ferree anche via mare.
Contingentamenti a terra, assalto selvaggio via mare
Le Guardie ambientali della Sardegna, in un post recente, denunciano come nell’isola si sia ormai venuto “a creare un paradosso inaccettabile, mentre la via di terra viene giustamente tutelata attraverso contingentamenti, numeri chiusi e regolamenti comunali per proteggere gli arenili dal calpestio, la via di mare resta spesso una terra di nessuno e questo sbilanciamento rischia di vanificare ogni sforzo d'innovazione e conservazione finora fatto a terra. Sarebbe necessaria una presa di posizione forte, concreta e immediata attraverso tre assi prioritari, controlli mirati e incrementare la vigilanza con la presenza di personale qualificato nelle aree marine protette e lungo le coste più fragili per prevenire ancoraggi selvaggi su praterie di Posidonia oceanica”.
Volendo le basi per le misure di contrasto le abbiamo, il problema è che non vengono applicate a dovere: in Italia, lo scorso maggio, è entrato in vigore il DDL Mare per la “valorizzazione della risorsa mare” e l’articolo 20 parla proprio della “protezione della posidonia oceanica” indicando i limiti dell’ancoraggio. La domanda dunque è: quando inizieremo anche a noi a proteggerla davvero dai giganteschi danni delle ancore?