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Caldo record, siccità e alluvioni, ma il piano clima per l’Italia resta nel cassetto

Incendio in Lombardia 

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“Mai un euro da questo governo”. Mille pagine e 361 obiettivi: approvato tre anni fa, non è stato ancora finanziato. La denuncia degli ambientalisti: “Dalla premier un silenzio assordante”
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Il Pnacc, o Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, ha mille pagine, quattro allegati e 361 obiettivi. Il governo l’ha approvato a dicembre 2023 per rendere più vivibile il Paese di fronte alla crisi del clima. Da allora però sembra averlo dimenticato. Nessuna delle tre finanziarie successive ha menzionato il Pnacc o stanziato un euro per i suoi 361 punti, che dal primo (implementazione di un dataset giornaliero grigliato per le variabili atmosferiche) all’ultimo (promozione delle analisi di rischio a supporto dello sviluppo di sistemi assicurativi) restano lettera morta.

Mentre il Pnacc giace, il riscaldamento climatico corre. «Se il Piano non ha ricevuto un euro, l’alluvione del 2023 in Emilia Romagna è costata 9 miliardi e il cic…

Il Pnacc, o Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, ha mille pagine, quattro allegati e 361 obiettivi. Il governo l’ha approvato a dicembre 2023 per rendere più vivibile il Paese di fronte alla crisi del clima. Da allora però sembra averlo dimenticato. Nessuna delle tre finanziarie successive ha menzionato il Pnacc o stanziato un euro per i suoi 361 punti, che dal primo (implementazione di un dataset giornaliero grigliato per le variabili atmosferiche) all’ultimo (promozione delle analisi di rischio a supporto dello sviluppo di sistemi assicurativi) restano lettera morta.

Mentre il Pnacc giace, il riscaldamento climatico corre. «Se il Piano non ha ricevuto un euro, l’alluvione del 2023 in Emilia Romagna è costata 9 miliardi e il ciclone Harry in Sud Italia all’inizio dell’anno un miliardo. I soldi finiamo per spenderli lo stesso per le emergenze» fa notare Stefano Ciafani, ingegnere ambientale e presidente di Legambiente.

E pensare che l’approvazione del Piano – redatto a partire dal 2017 dal governo Gentiloni, rimasto in un cassetto per due governi Conte e un governo Draghi – era stata salutata con (cauto) favore dal mondo ambientalista. «Per anni era stato un oggetto dei nostri desideri» ricorda Ciafani. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin lo aveva adottato dopo la tragedia di Ischia, quando l’ennesimo nubifragio autunnale il 26 novembre 2022 aveva fatto franare un costone del Monte Epomeo, trascinando a valle decine di case e uccidendo 12 persone.

«Avevamo spinto molto per il Pnacc» conferma Mariagrazia Midulla, responsabile di Wwf Italia per il clima e l’energia. «Non eravamo soddisfatti, ma pensavamo che fosse comunque un punto di partenza». Lo stillicidio di vittime e alluvioni però non ha trovato argini. A luglio la European Environment Agency ha calcolato che i fenomeni meteo estremi hanno causato in Italia 135 miliardi di danni e 38mila vittime dal 1980 a oggi. Equivalgono agli abitanti di una città come Macerata.

«Oggi sul fronte climatico c’è un silenzio preoccupante da parte del governo. È una cecità pericolosa anche per l’economia del paese» nota Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, associazione che promuove le nuove energie. «In tutte le nazioni, con quel che stiamo vivendo, il clima è un tema di primo piano. Il silenzio della premier Giorgia Meloni invece è allucinante» nota sbigottita Annalisa Corrado, ambientalista ed europarlamentare del Pd. «In un’intervista di qualche giorno fa la premier ha citato il clima solo per vantarsi che il suo partito sta smorzando le politiche verdi dell’Unione Europea».

Nel frattempo migranti, frontiere e violenza giovanile vengono sbandierati come spauracchi dal governo. «Il clima in realtà è il vero tema della sicurezza oggi» sostiene Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. «Quando mi incontra in Parlamento, Meloni mi ripete sempre che noi siamo ideologici, mentre loro sono i veri ambientalisti perché sono pragmatici. Il caldo estivo però è già costato 22 miliardi di danni all’Italia. Il pragmatismo di Meloni si chiama climafreghismo».

Al Pnacc oggi neanche il mondo dell’ambientalismo crede più. «Era già vecchio alla sua nascita» nota Bonelli. «Dopo quasi dieci anni di preparazione, la scienza del cambiamento climatico era già progredita verso fenomeni più violenti. All’epoca pensavamo che i tornado fossero tipici delle aree tropicali. Oggi li vediamo anche in Italia».

Un altro punto su cui la politica italiana stenta sono le rinnovabili. E qui, come dice Ciafani, «chi è senza peccato scagli la prima pietra, perché non solo le Regioni governate dalla destra, ma anche quelle di centrosinistra stanno frenando le fonti pulite». In un rapporto appena presentato alla Camera, il Gse (Gestore dei Servizi Energetici) conferma che l’Italia è lontana dall’obiettivo delle rinnovabili per il 2030. L’anno scorso dovevamo essere al 25,3%. Quest’anno siamo al 20,5%. Il traguardo era stato fissato dal governo stesso, in un altro dei suoi piani (il Pniec, Piano Integrato per l’Energia e il Clima) che stridono nella pronuncia quanto stridono con la realtà.

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