Le denunce, il cappio, l’omicidio. La morte di Tania Terrin diventa un caso politico
di Giulia BoeroPrima le minacce, i pugni, il cappio. Poi, le denunce. Infine, a Ferragosto, l’ultimo atto di un copione che si ripete troppo spesso. Il femminicidio di Tania Terrin, 39 anni, diventa un caso politico. Com’è possibile che le misure di tutela non siano state sufficienti? «Va ripensato il sistema di protezione delle donne vittime di violenza» chiede, ad esempio, Elly Schlein. Mentre Luca Zaia parla di «fallimento dello Stato».
Partiamo dalle basi. Il quadro nella mente di chi indaga è chiaro. La sera di Ferragosto, Dino Keber ha soffocato la sua ex compagna, Tania Terrin, nella casa della donna a Camponogara, in provincia di Venezia. Poi è tornato a casa, nel suo appartamento di Dolo, e si è impiccato. A trovare il corpo di Terrin sono stati i carabinieri, allertati dalla madre della vittima: la donna era sul divano, senza vita, con addosso l’abito rosso che aveva scelto per uscire la sera con gli amici. Terrin aveva denunciato Keber più volte, ad aprile aveva ricevuto un ammonimento de…
Prima le minacce, i pugni, il cappio. Poi, le denunce. Infine, a Ferragosto, l’ultimo atto di un copione che si ripete troppo spesso. Il femminicidio di Tania Terrin, 39 anni, diventa un caso politico. Com’è possibile che le misure di tutela non siano state sufficienti? «Va ripensato il sistema di protezione delle donne vittime di violenza» chiede, ad esempio, Elly Schlein. Mentre Luca Zaia parla di «fallimento dello Stato».
Partiamo dalle basi. Il quadro nella mente di chi indaga è chiaro. La sera di Ferragosto, Dino Keber ha soffocato la sua ex compagna, Tania Terrin, nella casa della donna a Camponogara, in provincia di Venezia. Poi è tornato a casa, nel suo appartamento di Dolo, e si è impiccato. A trovare il corpo di Terrin sono stati i carabinieri, allertati dalla madre della vittima: la donna era sul divano, senza vita, con addosso l’abito rosso che aveva scelto per uscire la sera con gli amici. Terrin aveva denunciato Keber più volte, ad aprile aveva ricevuto un ammonimento del questore dopo un tentativo di strangolamento quasi riuscito. Ma nulla è bastato.
Cosa non ha funzionato
Secondo gli atti della Procura di Venezia ricostruiti oggi dal Gazzettino, l’episodio di aprile (Keber aveva soffocato Terrin fino a farle perdere i sensi, ed era stato lui stesso ad accompagnarla in ospedale) non sarebbe stato allegato alla querela successiva: da qui la scelta della questura di limitarsi a un ammonimento. Il legame tra i due, secondo gli accertamenti della Procura, sarebbe durato circa due anni con continui litigi.
La madre della vittima, Marinella Forner, aveva riferito anche di un pugno sferrato da Keber all’orecchio della figlia. Terrin non aveva comunque mai rimesso la denuncia per stalking. La sua casa era sottoposta a controlli periodici dei carabinieri, e dopo l’ammonimento i rapporti tra i due sembravano migliorati, tanto che a giugno la donna aveva riferito in Procura anche di una serata insieme in pizzeria.
Un precedente non isolato
Secondo quanto emerso dalle indagini, Keber aveva già «mandato in ospedale quattro donne» prima di Tania Terrin. A lei inviava foto e video, minacciando di farsi del male se lei non l’avesse coinvolto nella sua vita. Anche il cappio con cui si è tolto la vita, secondo questa ricostruzione, Tania lo conosceva già. Un dettaglio che i carabinieri hanno letto come parte dello stesso schema di minaccia e ricatto emotivo che Dino utilizzava per tenerla legata a sé.
Il caso politico
È su questo scarto - tra le denunce fatte e la protezione inadeguata - che nella giornata di oggi si è aperto il fronte politico. Luca Zaia in un lungo post social scrive: «Quello che è accaduto a Camponogara è un fallimento. Tania Terrin aveva denunciato, aveva già subito violenza, aveva paura. E oggi non c’è più. Dobbiamo continuare a lavorare sul piano culturale, ma deve funzionare anche la repressione, e deve essere ancora più severa», dichiara l’ex presidente della regione Veneto. «Le norme vanno ulteriormente inasprite e rese più efficaci e tempestive. Se, dopo violenze, una denuncia e un ammonimento, si arriva comunque a un femminicidio, significa che qualcosa non ha funzionato».
Intanto, la segretaria del Pd Elly Schlein sposta l’accento sul sistema di protezione: «La vittima aveva già denunciato il suo assassino, era già stata vittima di aggressioni ed erano scattate misure a sua tutela. Questo atroce femminicidio ci deve interrogare profondamente sull’efficacia del sistema di protezione delle donne vittime di violenza. Non basta la repressione se non miglioriamo la prevenzione», afferma.
Mentre sul piano istituzionale, la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini annuncia un’interrogazione. «È difficile non domandarsi se non si tratti, ancora una volta, di una tragedia che forse poteva essere evitata», dice, ricordando le tre aggressioni precedenti da parte dell’uomo e il riavvicinamento seguito all’ammonimento: «Presenteremo un’interrogazione per chiarire i contorni di una vicenda su cui grava, pesantissimo, il dubbio che Tania potesse essere salvata».
Le denunce
Dalla ricostruzione della madre della vittima il quadro delineato è di una violenza domestica nota. Le aggressioni precedenti al femminicidio erano state tre: «Tra Tania, io e suo padre avremmo fatto sette o otto denunce nei confronti di Dino. Una volta l’ha colpita al capo, ferendola all’orecchio. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo. Sentivo, da madre temevo, che prima o poi sarebbe successo qualcosa».
E al Corriere Veneto racconta: «I carabinieri hanno detto che mia figlia non si è difesa. Temo le abbia stretto le mani al collo sorprendendola di schiena, perché guardandola negli occhi Dino non sarebbe mai riuscito a ucciderla». Ad aprile Tania si era rivolta anche i vicini via WhatsApp, allegando una foto dell’uomo: «Se viene questa persona non apritegli», aveva avvisato. Diceva di trovarlo spesso sotto casa, racconta una di loro. Poi, con i mesi, l’allarme si era affievolito.
Sullo sfondo
La vicenda arriva nei giorni in cui, sul portale Treccani.it, “femminicidio” risulta la parola più cercata dall’inizio del 2026. E tre giorni dopo la diffusione dei dati del Viminale, secondo cui nel primo semestre 2026 i femminicidi in Italia sono stati trentaquattro, il 37% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Sui social, intanto, sotto le notizie del caso si moltiplicano commenti come: “perché riavvicinarsi di nuovo a lui, mistero”. O, ancora: “sette denunce, tentato strangolamento, e poi gli apre la porta lei? Bene…”.
A questi e ad altri commenti che spostano l’attenzione sulla vittimizzazione secondaria, la madre della vittima aveva già risposto ieri, slittando la domanda dalla figlia allo Stato: «Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano che si facciano la valigia, che lascino tutto, la casa e il lavoro e che spariscano. Perché non c'è altro modo di proteggere una donna che denuncia il suo ex compagno che la molesta».