✕

Crescono i rischi legati al Super El Niño: dove colpirà, come impatterà e i danni economici

El Niño a Mission Beach in Australia 

Ascolta l'audio

Un dato allarma gli scienziati: le temperature elevate degli oceani non solo in superficie, ma anche in profondità. Aumentano le percentuali di un evento 2026-27 da “record”. L'Europa colpita solo indirettamente
3 minuti di lettura

La maggior parte dei dati si concentra sulla superficie del mare, ma il segnale più strabiliante arriva dalla profondità. In certe parti dell’oceano, a cento metri sotto la superficie, le rilevazioni diffuse dal Climate Prediction Center della NOAA indicavano +10 gradi rispetto alle norme.

Un valore altissimo e la certezza che ci sia un enorme “carburante a disposizione per continuare ad alimentare questo El Niño” ha affermato Michelle L'Heureux, responsabile dell’ufficio NOAA che si occupa del fenomeno.

Per provare a capire la potenza di questo fenomeno naturale legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale, come impatterà, che effetti avrà, dove colpirà e i possibili danni economici, bisogna dunque sempre partire dall’acqua.

Aumentano le percentuali del Super El Niño

Prendiamo l’equatore: partendo dalle coste ovest australiane tiriamo una linea fino a quelle sudamericane: tutto quell’enorme tratto di oceano Pacifico viene diviso dagli scienziati in aree per analizz…

La maggior parte dei dati si concentra sulla superficie del mare, ma il segnale più strabiliante arriva dalla profondità. In certe parti dell’oceano, a cento metri sotto la superficie, le rilevazioni diffuse dal Climate Prediction Center della NOAA indicavano +10 gradi rispetto alle norme.

Un valore altissimo e la certezza che ci sia un enorme “carburante a disposizione per continuare ad alimentare questo El Niño” ha affermato Michelle L'Heureux, responsabile dell’ufficio NOAA che si occupa del fenomeno.

Per provare a capire la potenza di questo fenomeno naturale legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale, come impatterà, che effetti avrà, dove colpirà e i possibili danni economici, bisogna dunque sempre partire dall’acqua.

Aumentano le percentuali del Super El Niño

Prendiamo l’equatore: partendo dalle coste ovest australiane tiriamo una linea fino a quelle sudamericane: tutto quell’enorme tratto di oceano Pacifico viene diviso dagli scienziati in aree per analizzare e monitorare il ciclo dell’ENSO (El Nino-Oscillazione Meridionale).

La zona più vicina all’Australia ha un indice climatico detto “Niño 4”, quella più vicina alle coste americane “Niño 1+2”. In mezzo, circa, c’è il Niño 3.4, quello maggiormente osservato per comprendere l’intensificazione del fenomeno.

Gli ultimi dati dei modelli attualmente prevedono che l’anomalia di picco della temperatura superficiale del mare nella regione Niño3.4 supererà il precedente record di 2,75 °C, stabilito durante l’evento El Niño del 2015-16. Anche per questo, oltre i +2,5 gradi, si parla di “Super El Niño”. Inoltre, le stime NOAA e Nasa diffuse ad agosto, indicano che ci sia il 69% di probabilità che sperimenteremo l’El Niño più forte mai registrato dal 1950.

Questo evento, interconnesso con le acque rese già calde dalla crisi climatica innescata dalle emissioni antropiche, potrebbe dunque portare nel 2027 le temperature globali dei mari a valori mai visti prima.

Gli attuali dati delle superfici variano da +1,4 gradi sopra la norma nell’area di Tahiti a quasi +3 gradi lungo le coste del Sud America. Proprio per l’acqua così calda dal Perù al Cile si stanno già verificando ora eventi meteo estremi come alluvioni potentissime.

Altri effetti simili, sempre sotto forma di inondazioni, li sta già toccando con mano anche il Brasile. I Paesi sudamericani hanno a che fare con l’intensificazione costante delle acque del Pacifico anche per via del cambiamento - tipico di El Niño - degli alisei, venti che si indeboliscono spostando parte del calore verso il Pacifico centrale e orientale.

Dove colpirà

Queste dinamiche permettono di prevedere dove e quali effetti di El Niño saranno più impattanti: il Sudamerica orientale, come sta già accadendo nella sua attuale stagione invernale, per esempio è a rischio per la potenza e la forza delle piogge. Idem l’Africa che potrebbe sperimentare precipitazioni anomale.

Zone come l’Australia o l’Indonesia sono invece a rischio per siccità e incendi. Proprio l’Indonesia, di recente, sta già vedendo bruciare migliaia di ettari di territorio che mettono a rischio la biodiversità e hanno costretto ad evacuare le strutture che ospitano gli oranghi da salvare.

In determinate parti degli Stati Uniti ci si attendono per il 2027 invece nuove e potenti ondate di calore. In Asia, dalla Birmania alla Cambogia, c’è il rischio di alluvioni legate al cambiamento dei monsoni. In India potrebbe aumentare il caldo, con conseguenze per l’agricoltura.

Una delle zone in assoluto più colpite potrebbe poi risultare l’Amazzonia tra ottobre e dicembre: mentre i tassi di deforestazione stanno lentamente diminuendo tornerà a salire il rischio incendi dato che qui è immaginabile un ritardo delle precipitazioni dopo la fine della stagione secca. Tra temperature più alte e territori più aridi, il rischio è infatti che le fiamme si propaghino più facilmente.

La situazione in Italia

Potrebbe essere ancora presto per riuscire a comprendere se, in Europa e in Italia, ci saranno ripercussioni legate all’intensificazione del fenomeno. Per ora gli esperti ricordano che l’Europa, in generale, è una delle aree colpite solo indirettamente da El Niño ma indicano come l’Europa meridionale potrebbe essere soggetta a concause legate al Super El Niño che, vista l’interconnessione degli eventi climatici, potrebbero portare a un autunno in generale più mite e anche un inverno 2026-2027 con meno irruzioni fredde.

Sono solo supposizioni, per ora, mentre quello che appare più evidente è l’effetto che potrebbe generare un Mediterraneo bollente oggi super carico di energia: eventi meteo estremi, dalle alluvioni alle grandinate, soprattutto a partire da ottobre. Non si può escludere, tra l’altro, nemmeno la formazione di Medicane, gli uragani del mediterraneo (Mediterranean-hurricane).

Raccolti a rischio e prezzi alle stelle

Nel complesso tentativo di capire cosa succederà e quali ripercussioni avrà il fenomeno naturale di El Niño 2026-27, tra i più forti mai registrati, Carbon Brief ha realizzato una bellissima analisi, con decine di mappe, che unisce 14 diversi gruppi di modellizzazione e monitoraggio di El Niño rivelando che il 96% delle simulazioni prevede che questo evento sarà il più intenso mai registrato nell'era moderna delle osservazioni.

Le analisi, così come quelle sviluppate da Bloomberg, suggeriscono che il Super El Niño a partire da ora e per i prossimi 12 mesi potrebbe contribuire anche al crollo di certe rese agricole e all’aumento della domanda di energia. Per le temperature più elevate, inoltre, salirà il rischio di richiesta di elettricità e maggiori blackout. Dal riso al mais, dal caffè al grano, dallo zucchero all’olio da palma, tutte queste colture saranno compromesse e i prezzi aumenteranno. Altre, come mandorle e avocado, potrebbero al contrario beneficiare delle piogge. In generale, si stima che da qui a fine anno 50 milioni di persone, a causa di El Niño, potrebbero sperimentare problemi legati all’insicurezza alimentare, così come quella energetica.

Una delle poche certezze, in un contesto che per ora si basa molto sulle previsioni, è che dovremo prepararci a questi impatti. Se pensiamo a uno degli eventi più potenti di El Niño, quello del 1997-1998 che si è poi protratto nel tempo, possiamo comprendere i rischi economici che abbiamo davanti: allora, hanno calcolato gli scienziati del Dartmouth College, quell’evento ha causato una perdita di prodotto interno lordo (PIL) globale pari a oltre 5.700 miliardi di dollari. Le ultime stime - e qui sta la pessima notizia - ci dicono che però il Super Niño 2026-2027 sarà anche peggio.

Leggi i commenti