Certo, ci vuole sempre un medico in famiglia. Ma anche un meteorologo oggi fa molto comodo. “Nove amici su dieci quando mi incontrano mi chiedono quando finirà il caldo. Fra qualche giorno mi domanderanno se i temporali saranno pericolosi. Non accade più, come quando ho iniziato questo mestiere, che vogliano sapere quando smetterà di far freddo”. Con una sintesi della sua carriera 45ennale, il meteorologo Carlo Cacciamani racconta la trasformazione del clima e della professione.
“Una volta se sbagliavamo una previsione al massimo ci prendevamo un insulto. Oggi i fenomeni meteo sono diventati molto intensi, un'allerta sbagliata può essere fatale, e noi ci sentiamo tutta questa pressione addosso” si sfoga Federico Grazzini, responsabile del Servizio meteorologia operativa e centro funzionale di Arpae Emilia Romagna.
“Forse mia madre avrebbe preferito un figlio medico, ma io sempre, quando si preannuncia un’ondata di caldo, le telefono per raccomandarmi che stia al sicuro”, confessa Dino Zardi, professore di fisica dell’atmosfera all’università di Trento. “Da Parigi mi preoccupo per mio padre, che ha l’orto in Sicilia. Se vedo dalle carte meteo che le temperature salgono troppo gli dico di aspettare assolutamente le sei”, aggiunge Davide Faranda, esperto di eventi meteo estremi al Cnrs francese.
Il meteorologo Edmondo Bernacca negli anni '80
Ogni mattina, quando si sveglia, Bernardo Gozzini guarda per prima cosa il cielo. “Se noto qualche nube particolare o qualche conformazione anomala la fotografo”. Poi l’ex direttore del consorzio Cnr-Lamma di Firenze (che confessa una “passione viscerale” per il suo mestiere) accende il computer e accede ai modelli meteorologici: algoritmi che partono dai dati misurati nell’atmosfera ed elaborano le previsioni di pressioni, temperature, correnti, precipitazioni.
“Ne faccio correre diversi sul computer, poi li metto a confronto su un’unica schermata e mi faccio un’idea della situazione. Se c’è bel tempo ci metto poco. Con le perturbazioni, come in questi giorni, ci spendo più tempo”. Tutto questo all’ora di colazione, anche in ferie. “Per me è come leggere il giornale. Mia moglie prima si lamenta, poi mi chiede se può stendere i panni”.
Antonello Pasini, climatologo del Cnr, è un’altra voce nel coro: “Anch’io le mie previsioni me le faccio da solo”. Esperto di cambiamento climatico, una delle voci più critiche dell’inazione della politica, Pasini si è ritrovato quest’anno nell’occhio del ciclone. “Per ragioni familiari trascorro le ferie vicino Bordeaux, che quest’anno è stata devastata dagli incendi e dalle ondate di caldo. Tutti i miei parenti mi domandano esterrefatti cosa stia succedendo al clima del pianeta”.
Far correre i modelli permette certo di confrontare gli algoritmi, evidenziare i dettagli, soppesare le differenze nelle previsioni. Però richiede un computer. E a volte anche un meteorologo fuori casa ha bisogno di una risposta rapida. Le app sui telefoni, nonostante la comodità, sono indigeste ai più, con poche eccezioni per quelle ufficiali di Aeronautica, agenzie regionali (non tutte in realtà le hanno), ItaliaMeteo o Lamma.
“Chi impara a usare i modelli finisce per appassionarsi. Non potrai mai più accontentarti delle immagini con le nuvolette. C’è un mondo dietro, ognuno di noi ha un programma preferito di cui si fida più degli altri. È un po’ come con le moto”, racconta Massimiliano Pasqui, meteorologo del Cnr. Il paragone con le due ruote non è casuale. “Le uso per andare al lavoro. Se il tempo è incerto guardo il radar meteorologico prima di mettermi in moto. Anche se in ufficio ho un cambio completo, che figura farei presentandomi zuppo”.
Per prevedere la pioggia improvvisa, i temporali rapidi e localizzati che spesso sfuggono perfino ai modelli, i fenomeni intensi pericolosi anche per grandine o fulmini, molti meteorologi usano le immagini del radar. E qui, tranne che per pochi restii, il cellulare non è più un tabù. Windy è l’app installata da molti.
“Il radar fa vedere dove sta piovendo al momento, con quanti fulmini e con una moviola delle ore precedenti” spiega Faranda. “Permette di seguire la direzione del temporale, quindi di stimare dove si dirigerà fra poco. A volte, vedendo molti fulmini, ho avvertito i miei amici che facevano il bagno al mare. Bisogna farci un po’ l’occhio, ma ho insegnato a usarlo anche al mio papà”.
Zardi ricorda di quando studiava all’università: “Non avevamo tanti strumenti di conoscenza come oggi. C’era una spolverata di meteorologia in qualche esame di fisica. Negli ultimi anni invece sono nati corsi di laurea in meteorologia a Trento, Bologna, Roma, L'Aquila e a Napoli Parthenope. Anche se in Italia non è ancora regolamentata, quella del meteorologo è una professione a tutti gli effetti, e con molte responsabilità per la sicurezza altrui”.
A proposito di radar, Cacciamani l’ha usato ieri sera per decidere se andare al cinema all’aperto. “Permette di fare quello che chiamiamo nowcasting: le previsioni a brevissimo termine, mezz’ora o un’ora al massimo. In situazioni mutevoli come in montagna e con i temporali improvvisi che vediamo con il cambiamento climatico, possono aiutare a tenersi fuori dai guai”.
E anche a fare bella figura. Nulla come una previsione azzeccata, controcorrente rispetto ad app e nuvolette, fa rifulgere il meteorologo di fronte ad amici e familiari. “Avevo deciso di festeggiare il compleanno con 50 persone ai 300 scalini a Bologna” racconta Grazzini. “Il nome del luogo, panoramico ma senza ripari, non è casuale. I gradini sono 300 davvero. Le previsioni davano sereno, ma all’orizzonte è comparsa una nuvola temporalesca. Guardando il radar sul telefono ho potuto dare l’allarme in tempo”.
Il cugino di Pasqui invece non si è fidato: “Doveva andare in vacanza a Praga. Gli ho consigliato di mettere vestiti pesanti in valigia. Lui non mi ha dato retta e ancora ricorda quanto freddo ha patito”.
Ascoltare il meteorologo di famiglia è importante. Può addirittura salvare un matrimonio dal fallimento. “Attenti, ho detto ai miei amici. Vi sconsiglio di fare la festa all’aperto”, racconta Faranda. E al riparo fra quattro mura, mentre fuori erano tuoni e fulmini, un brindisi speciale l’hanno dedicato pure a lui.