Sappiamo che dobbiamo fare di più, soprattutto sul fronte dell’adattamento, ma è importante riconoscere il lavoro svolto. Dire che sul clima questo governo non abbia fatto nulla non corrisponde ai fatti». Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica interviene nel dibattito sulla crisi climatica innescato da Antonio Scurati su Repubblica.
Ministro, quali sono i fatti?
«Sul fronte della riduzione delle emissioni, negli ultimi due anni abbiamo installato fonti rinnovabili per una capacità di oltre 14 GW. E da inizio legislatura siamo a un totale di 28 GW, un record rispetto a tutti i governi precedenti. Per quanto riguarda l’adattamento abbiamo approvato il Pnacc nel 2023, dopo anni di gestazione».
C’è però chi fa notare che le oltre 360 misure previste dal Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici non sono state finanziate.
«Il Pnacc è un insieme di misure, alcune delle quali sono state finanziate eccome. La piantumazione di 3 milioni e…
Sappiamo che dobbiamo fare di più, soprattutto sul fronte dell’adattamento, ma è importante riconoscere il lavoro svolto. Dire che sul clima questo governo non abbia fatto nulla non corrisponde ai fatti». Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica interviene nel dibattito sulla crisi climatica innescato da Antonio Scurati su Repubblica.
Ministro, quali sono i fatti?
«Sul fronte della riduzione delle emissioni, negli ultimi due anni abbiamo installato fonti rinnovabili per una capacità di oltre 14 GW. E da inizio legislatura siamo a un totale di 28 GW, un record rispetto a tutti i governi precedenti. Per quanto riguarda l’adattamento abbiamo approvato il Pnacc nel 2023, dopo anni di gestazione».
C’è però chi fa notare che le oltre 360 misure previste dal Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici non sono state finanziate.
«Il Pnacc è un insieme di misure, alcune delle quali sono state finanziate eccome. La piantumazione di 3 milioni e mezzo di alberi di cui si è occupato il mio ministero, per esempio. O l’efficientamento energetico dei fabbricati dell’edilizia residenziale pubblica con una spesa di un miliardo e 950 milioni in capo al ministero delle Infrastrutture».
Eppure la crisi climatica, anche nell’estate più calda della storia, non sembra essere una priorità per il governo.
«In una scala di priorità a livello nazionale sovente sembra che sia meno enfatizzato, ma non ho mai avuto contestazioni sulle mie proposte. Purtroppo, ci possono essere difficoltà nel finanziamento, perché parliamo di decine di milioni di euro».
L’impressione è che l’esecutivo, molto più che agli effetti del riscaldamento globale, sia interessato ad altri dossier: dagli immigrati alla sicurezza. Non è così?
«Nel dibattito politico i temi sono dettati dalle contingenze. E vale anche per i media. L’importante è che non ci si lasci condizionare nell’individuare le priorità di azione».
Il governo italiano, tra i grandi Paesi europei, non è forse stato uno dei più ostili al Green Deal della Ue?
«Ribadisco che il Green Deal europeo è eccessivamente ideologico, al punto da non aver previsto i danni che avrebbe fatto: ha distrutto un settore come l’automotive in Germania, che automaticamente significa distruggerlo in Italia».
Non sono state l’innovazione e la competizione cinese a distruggere il comparto?
«Anche questo ha contato certamente, ma se già si è sull’orlo di un burrone e poi ci si dà una spinta da soli…».
Antonio Scurati, nel suo intervento su Repubblica, auspica un accordo bipartisan come negli anni del terrorismo. Che ne pensa?
«Se siamo davvero convinti che il cambiamento climatico rappresenti una priorità nazionale, dovremmo affrontarlo con uno spirito unitario. Senza pensare che questo governo possa risolvere con un colpo di bacchetta magica un problema che ha dimensioni planetarie».
Il professor Carlo Carraro ha invece suggerito un comitato interministeriale, visto che gli effetti della crisi climatica investono gli Esteri, l’Economia, il Made in Italy…
«Ma succede già. Sul Fondo Sociale Clima, uno stanziamento che complessivamente sarà di 9,3 miliardi, e che oltre all’edilizia pubblica riguarda altri temi a partire dai trasporti, abbiamo fatto più riunioni a Palazzo Chigi: sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dovevamo allineare il mio ministero, quelli delle Infrastrutture, dell’Economia, dell’Agricoltura, del Turismo…».
Il suo è il ministero della Sicurezza energetica: la scelta di continuare a investire sull’acquisto di gas naturale ci ha resi più sicuri?
«È una scelta che ha alle spalle 40 anni di storia, non è facile riscriverla. Però nel 2025 per la prima volta l’elettricità prodotta con le rinnovabili ha superato quella di origine fossile. Tuttavia il gas naturale resterà per decenni un combustibile d’accompagnamento della transizione».
Ma non abbiamo appena ottenuto dalla Ue il via libera a spendere 14 miliardi in due anni per “ridurre la dipendenza dalle fonti fossili”?
«Ci sono stati concessi perché abbiamo chiesto flessibilità per poter investire nel percorso di conversione».
Come saranno spesi?
«È partito il confronto con il ministero dell’Economia. Ma potrebbero essere sovvenzionati gli impianti fotovoltaici domestici e le installazioni di pompe di calore. Così come investimenti sulle reti elettriche e ferroviarie. O ancora gli accumuli di energia, dalle batterie ai bacini idroelettrici».
Lei e i suoi colleghi di governo siete al corrente delle previsioni dei climatologi per i prossimi mesi? Un autunno particolarmente piovoso, il 2027 che con El Nino potrebbe essere l’anno più caldo della storia… Ne parlate in Consiglio dei Ministri?
«È un luogo di decisioni, non di convegni. Però siamo consapevoli che è il grande tema del futuro».
E cosa farete per prevenire o limitare i danni a famiglie e imprese?
«Occorrono azioni che non riguardano solo il governo centrale, ma che coinvolgono anche le Regioni e i territori. E che interessano anche i comportamenti individuali. Purtroppo tutto questo non è risolvibile con un decreto che faccia piovere o che faccia piovere di meno».