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Fake news e campagne No Vax “Coperture giù, bimbi a rischio”

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Intervista a Chiara Azzari, responsabile dell’immunologia dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. La Sicilia è ultima per diffusione dei vaccini. “Sono strumenti sicuri, chi non li usa può ammalarsi di patologie che non circolano da tempo”
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La difterite ha ucciso una bambina nella Regione dove i vaccini sono meno diffusi. Dalla malattia ci si protegge con il cosiddetto esavalente, che ferma anche tetano, pertosse, polio, epatite B e haemophilus influenzae e si somministra a partire dai 3 mesi di età, con più richiami successivi.

I dati, Sicilia fanalino di coda

A livello nazionale le coperture del 2024 tra i bambini di due anni erano a un passo dalla soglia di sicurezza indicata dall’Oms (95%), cioè al 94,4%, un dato dello 0,5% più basso di quello di due anni prima. La Sicilia è ampiamente la regione con i dati peggiori, visto che si ferma all’85,1%. Una percentuale che chiama in causa anche i servizi sanitari delle Asl e la loro capacità di spiegare l’importanza della vaccinazione ai genitori, tanto più se si considera che nel 2022 si raggiungeva il 90,3%. Mentre la media italiana scendeva di mezzo punto, quindi, la Sicilia calava di cinque, incidendo anche, visto che è una grande regione, sul dato generale. Solo la Pro…

La difterite ha ucciso una bambina nella Regione dove i vaccini sono meno diffusi. Dalla malattia ci si protegge con il cosiddetto esavalente, che ferma anche tetano, pertosse, polio, epatite B e haemophilus influenzae e si somministra a partire dai 3 mesi di età, con più richiami successivi.

I dati, Sicilia fanalino di coda

A livello nazionale le coperture del 2024 tra i bambini di due anni erano a un passo dalla soglia di sicurezza indicata dall’Oms (95%), cioè al 94,4%, un dato dello 0,5% più basso di quello di due anni prima. La Sicilia è ampiamente la regione con i dati peggiori, visto che si ferma all’85,1%. Una percentuale che chiama in causa anche i servizi sanitari delle Asl e la loro capacità di spiegare l’importanza della vaccinazione ai genitori, tanto più se si considera che nel 2022 si raggiungeva il 90,3%. Mentre la media italiana scendeva di mezzo punto, quindi, la Sicilia calava di cinque, incidendo anche, visto che è una grande regione, sul dato generale. Solo la Provincia di Bolzano ha dati paragonabili, con l’87% nel 2024, ma ha segnato una crescita di quasi dieci punti rispetto a due anni prima. Quindi ha un trend opposto alla Sicilia.

L’obbligo appena confermato

L’esavalente è obbligatorio così come il quadrivalente (contro morbillo, parotite, rosolia e varicella) le cui coperture a due anni, sempre nel 2024, erano al 94,7%. La Sicilia si fermava all’87,9%, anche in questo caso in calo. La diffusione di questo vaccino è aumentata (ma anche qui l’isola fa eccezione), grazie alla Legge Lorenzin sull’obbligo del 2017. Proprio di recente il Consiglio superiore di sanità ha mandato al ministro Orazio Schillaci il parere nel quale indica che l’obbligatorietà deve essere mantenuta.

“Lavorare per convincere”

“Sì, l’obbligo serve, ma non tanto a dare una imposizione, piuttosto a sensibilizzare". A parlare è la professoressa Chiara Azzari, responsabile dell’immunologia dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. “Non è che alle persone, al di là di quel che dice la legge, si possa fare un trattamento sanitario obbligatorio, però la misura spinge le famiglie a informarsi e a scegliere la vaccinazione”.

Non tutti però si convincono. Sono anni di fake news sui vaccini, che con il Covid si sono anche intensificate, alimentate dal variegato mondo No Vax. Quella probabilmente originaria riguarda la connessione tra quadrivalente e autismo. C’è così un cinque per cento di genitori che non vaccinano i figli, dato molto più alto in Sicilia. Come si fa a promuovere la somministrazione di esavalente e quadrivalente? “Bisogna parlare con le persone — prosegue Azzari — per far capire loro che i vaccini sono sicuri e che chi non li usa può ancora ammalarsi, anche di patologie che non circolano da tempo. Oggi non possiamo davvero accettare che una persona muoia di tetano, di morbillo o appunto di difterite”.

Pochi richiami

Azzari invita a una lettura attenta dei dati. "Siamo vicini al 95% a 24 mesi, ma bisogna considerare che vanno fatti richiami anche negli anni successivi e capita che tra gli adolescenti le coperture siano molto inferiori, anche intorno al 60%. E invece è necessario tenere alto il titolo anticorpale di tutti anche per non farla circolare. Non solo. Sempre i dati a due anni di età non ci dicono se qualche neonato è stato immunizzato in ritardo. Quindi è rimasto scoperto per mesi dopo la nascita”.

Malattia scomparsa

La difterite è una malattia che molti medici non hanno mai visto. “Nella sua forma più grave, cioè quando il batterio che provoca l’infezione diffonde tossine nell’organismo della persona colpita con un decorso molto grave e rapido, qui al Meyer non la curiamo da anni. Certi giovani colleghi non la conoscono — dice la professoressa — Di recente abbiamo avuto una paziente con forma più blanda, senza tossine, che comunque si previene con la vaccinazione. Ora aspettiamo di capire dall’Istituto superiore di sanità quale forma ha colpito la povera bambina di Palermo».

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