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Crans Montana, quell’inchiesta piena di buchi: spunta la fattura falsa sull’acquisto della schiuma

L'attimo in cui a Le Constellation prende fuoco la schiuma fonoassorbente

 

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Il materiale era fonoassorbente e non ignifugo: i Moretti sostenevano di non avere la ricevuta, poi avevano presentato un documento modificato da Jessica
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A poco meno di 9 mesi dal devastante incendio di Capodanno al bar Le Constellation di Crans Montana, il cui bilancio è di 41 giovani vittime e di 115 ustionati, l’inchiesta della Procura del Canton Vallese rimane piena di buchi. Solo grazie a una documentata indagine del quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo si è saputo, in queste ore, che i coniugi Jacques e Jessica Moretti, hanno mentito su chi ha acquistato la schiuma fonoassorbente e non ignifuga, che rivestiva le pareti del locale e che contribuì allo sprigionarsi delle fiamme.

La fattura modificata

Jacques Moretti aveva affermato di averla comprata presso un rivenditore locale di Riddes, in Vallese, senza tuttavia presentare una fattura. Aveva quindi cambiato versione, parlando di un rivenditore tedesco e mostrando una fattu…

A poco meno di 9 mesi dal devastante incendio di Capodanno al bar Le Constellation di Crans Montana, il cui bilancio è di 41 giovani vittime e di 115 ustionati, l’inchiesta della Procura del Canton Vallese rimane piena di buchi. Solo grazie a una documentata indagine del quotidiano Tages Anzeiger di Zurigo si è saputo, in queste ore, che i coniugi Jacques e Jessica Moretti, hanno mentito su chi ha acquistato la schiuma fonoassorbente e non ignifuga, che rivestiva le pareti del locale e che contribuì allo sprigionarsi delle fiamme.

La fattura modificata

Jacques Moretti aveva affermato di averla comprata presso un rivenditore locale di Riddes, in Vallese, senza tuttavia presentare una fattura. Aveva quindi cambiato versione, parlando di un rivenditore tedesco e mostrando una fattura modificata dalla moglie. “Per ragioni contabili”, affermò lei. Alla fine si scopre che l’acquirente della schiuma era l’allora proprietario dello stabile dove si trovava Le Constellation, Julien Beytrison. Il quale dice di averla pagata 7.500 franchi in Germania, presso Flexolan, azienda specializzata nella vendita all’ingrosso di gommapiuma e materiali fonoassorbenti. Di fronte a questa terza versione la Procura vallesana ha inoltrato una rogatoria urgente alla magistratura tedesca.

Il prestito del 2015

Intanto si scopre di più sulla figura di Julien Beytrison. Fu lui che, nel 2015, prestò 200 mila franchi ai Moretti, allora privi addirittura di un conto in banca: su Jacques pendeva una condanna del 2008 in Francia per sfruttamento della prostituzione. Per 7 anni Beytrison incassò 6.500 franchi al mese dai coniugi corsi, per l’affitto del bar della strage di Capodanno. Poi, nel 2022, il grande passo dei Moretti. Con la Banca Cantonale del Vallese quale intermediaria, la coppia acquista il bar per 2 milioni di franchi.

Il finanziatore

Da dove arrivano i soldi? Beytrison dice di ignorarlo, ma parla, senza farne il nome, di un finanziatore di Jacques Moretti. Forse si è trattato di quello stesso miliardario di Ginevra, Sébastien Bottinelli, che aveva interessi a quanto pare in altri due locali dei Moretti, le Vieux Chalet e Le Senso. Bottinelli che avrebbe anche pagato la cauzione di 400 mila franchi per evitare il carcere alla coppia. Di fronte a questi ennesimi colpi di scena gli avvocati dei famigliari di alcune vittime pretendono, ora, che Julien Beytrison (che ha avuto la delega alla sicurezza del comune di Crans Montana dal dal 2017 al 2020) passi da persona informata sui fatti a indagato.

La Fondazione Beleved

Questa tragedia infinita si arricchisce, nel frattempo, di un nuovo colpo di scena. Ovvero di un fuggi-fuggi dalla Fondazione Beleved, dotata di 24 milioni, provenienti da Confederazione, Canton Vallese e Comune di Crans Montana, per aiutare finanziariamente le famiglie delle vittime. La Tsr, tv pubblica svizzera in lingua francese, annuncia che “a causa di un ambiente malsano e poco trasparente”, i rappresentanti delle famiglie francesi, italiane e svizzere presenti nel comitato della fondazione hanno inoltrato le dimissioni. Christian Cardon, direttore esecutivo della fondazione ritiene che all’origine ci sia stato un malinteso. Ovvero dei versamenti effettuati a persone che hanno subito dei traumi psicologici in seguito al dramma del primo gennaio, ma che non sono passate dalle strutture ospedaliere. Suonano profetiche, a questo punto, le parole pronunciate, lo scorso 4 gennaio, dal Presidente della Confederazione, Guy Parmelini: ”Per la Svizzera ci sarà un prima e un dopo Crans Montana”. È quello che, ormai, è sotto gli occhi di tutti.

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