Lampedusa, altri 3 morti tra le onde. Dal 15 agosto sono almeno 50, più della metà avvistati da ong
di Alessia CanditoTre corpi avvistati questa mattina sulla rotta che porta a Lampedusa dall’equipaggio di Humanity 2, la barca a vela dell’omonima ong tedesca. Altri 27 sono stati avvistati o recuperati da ong e navi della flotta civile da metà agosto ad oggi. Più di una ventina, restituiti dal mare sulle coste libiche o recuperati dalle autorità tunisine. In meno di dieci giorni, almeno una cinquantina di persone hanno perso la vita nel Mediterraneo. Un dato del tutto in linea con quelli che da inizio anno raccontano una strage: se gli arrivi in Italia sono calati del 56 per cento, da gennaio la mortalità delle traversate è aumentata del 160.
Vittime di intercettazioni violente, di naufragi fantasmi, partiti con chissà quanti altri, morti non si sa come. “Ma di certo sappiamo che non c’era nessuno a prestare soccorso”, dice Flore Murard, portavoce in Italia di Sos Humanity. Gli ultimi tre, racconta, sono stati avvistati dal team di soccorso dell’ong tedesca attorno alle 8,30. Uno era ancora aggrappato…
Tre corpi avvistati questa mattina sulla rotta che porta a Lampedusa dall’equipaggio di Humanity 2, la barca a vela dell’omonima ong tedesca. Altri 27 sono stati avvistati o recuperati da ong e navi della flotta civile da metà agosto ad oggi. Più di una ventina, restituiti dal mare sulle coste libiche o recuperati dalle autorità tunisine. In meno di dieci giorni, almeno una cinquantina di persone hanno perso la vita nel Mediterraneo. Un dato del tutto in linea con quelli che da inizio anno raccontano una strage: se gli arrivi in Italia sono calati del 56 per cento, da gennaio la mortalità delle traversate è aumentata del 160.
Vittime di intercettazioni violente, di naufragi fantasmi, partiti con chissà quanti altri, morti non si sa come. “Ma di certo sappiamo che non c’era nessuno a prestare soccorso”, dice Flore Murard, portavoce in Italia di Sos Humanity. Gli ultimi tre, racconta, sono stati avvistati dal team di soccorso dell’ong tedesca attorno alle 8,30. Uno era ancora aggrappato a una camera d’aria da camion, inutile surrogato dei giubbotti di salvataggio che in pochissimi si possono permettere, un altro neanche quello. Poco dopo un terzo corpo è stato avvistato fra le onde, in mezzo a oggetti che raccontavano la presenza di un gruppo in viaggio.
Tutti erano così consumati dal mare da aver a stento mantenuto la forma di esseri umani. Vittime di un naufragio o di una delle sempre più frequenti e violente intercettazioni della Guardia costiera libica o tunisina? Impossibile saperlo. I morti non parlano e le ultime tre vittime avvistate erano in stato così avanzato di decomposizione da rendere impossibile anche portarli a bordo per dare loro una sepoltura degna, magari anche un’identità e un nome. Anche le 11 persone individuate dall’aereo civile di Sos Méditerranée il 14 agosto e i corpi che nel corso di diverse missioni sono stati avvistati da Sea Watch e Nadir erano troppo maltrattate dal mare per essere recuperate. Per dare una tomba degna alle sette persone morte soffocate nella stiva del barchino su cui viaggiavano, Emergency ha dovuto navigare quattro giorni e raggiungere Bari. In tutta Italia, per la nave dell’ong italiana, non è stato individuato altro porto sicuro disponibile.
E notizie di altri naufragi arrivano dalla sponda Sud. Solo ieri, la Garde nationale tunisina ha recuperato i corpi di 11 delle 14 persone disperse dopo il naufragio di un barchino partito da Ben Gardene. A recuperare il cadavere di un altro dei ragazzi a bordo è stato invece il fratello, uscito a cercarlo non appena la notizia del naufragio ha iniziato a circolare. Un video registrato a bordo quando il corpo del ragazzo è stato avvistato è diventato virale e ha acceso la protesta nella cittadina tunisina di Ben Gardene, uno dei principali hub delle partenze in Tunisia.
In strada sono scesi i giovanissimi, che guardano al mare con la speranza di trovare dall’altra parte del Mediterraneo un futuro migliore, ma anche i familiari delle vittime che chiedono corpi da piangere e una Garde nationale, da anni destinataria di ingenti finanziamenti italiani e europei, che si occupi di soccorsi e non di catture. In risposta hanno avuto solo cariche e lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo che hanno mandato più di uno in ospedale. “Come spesso accade quando si parla di migrazione – dicono da Sos Humanity - il dibattito viene condotto in modo sempre più sensazionalistico a spese delle persone in fuga dalle loro case e con l’intento di distogliere l’attenzione dalla drammatica realtà del Mediterraneo”.