Scanno, turisti troppo vicini ai cervi: due attacchi in due giorni, il Comune pensa a un divieto
di Giulia BoeroA Scanno, in Abruzzo, due cervi maschi hanno caricato tra sabato e lunedì due turisti nei prati vicino al lago, dopo essere stati avvicinati, toccati, nutriti da una folla di curiosi, bambini compresi. In entrambi i casi gli uomini sono finiti a terra, senza conseguenze gravi. E ora il Comune corre ai ripari.
Il sindaco del paese Giovanni Mastrogiovanni sta valutando un’ordinanza che vieti l’avvicinamento agli animali selvatici: «dovremmo sensibilizzare il turista», ha detto, ricordando che siamo nel periodo degli amori dei cervi, quando i maschi sono più territoriali e imprevedibili. Mentre il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sta considerando di catturare gli animali e trasferirli altrove.
Scanno, cervi caricano due turisti in due giorni: il Comune pronto a vietare l'avvicinamento 2
Non è un caso isolato. Nel giugno 2025, sempre in Abruzzo, a Villalago un cervo…
A Scanno, in Abruzzo, due cervi maschi hanno caricato tra sabato e lunedì due turisti nei prati vicino al lago, dopo essere stati avvicinati, toccati, nutriti da una folla di curiosi, bambini compresi. In entrambi i casi gli uomini sono finiti a terra, senza conseguenze gravi. E ora il Comune corre ai ripari.
Il sindaco del paese Giovanni Mastrogiovanni sta valutando un’ordinanza che vieti l’avvicinamento agli animali selvatici: «dovremmo sensibilizzare il turista», ha detto, ricordando che siamo nel periodo degli amori dei cervi, quando i maschi sono più territoriali e imprevedibili. Mentre il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sta considerando di catturare gli animali e trasferirli altrove.
Scanno, cervi caricano due turisti in due giorni: il Comune pronto a vietare l'avvicinamento 2
Non è un caso isolato. Nel giugno 2025, sempre in Abruzzo, a Villalago un cervo aveva ferito una turista romana nel centro del paese. Due mesi dopo, un’altra cerva aveva caricato un residente davanti a casa sua. E due anni fa lo stesso comune aveva dovuto vietare l’accesso a una strada dove scendevano gli orsi in cerca di ciliegie. Il pattern si ripete, di anno in anno, di specie in specie: cervi, orsi, volpi, marmotte. Cambiano gli animali, mentre resta identico il copione.
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«La domanda che le persone non si fanno è: questa carezza la sto dando per chi la riceve o per me stesso?», afferma Manuela Macelloni, filosofa, vicepresidente dell’International Society of Zooanthropology e coordinatrice del Centro Studi di Filosofia Postumanista. Per lei, quello che succede a Scanno non è (solo) un problema di educazione dei turisti, ma il sintomo di come percepiamo il nostro posto all’interno della piramide tra specie. «Cervi, orsi, lupi vivono i territori che consideriamo nostri in un modo che non ha nulla a che fare con le città che abbiamo costruito. Eppure, continuiamo a voler controllare anche quello spazio di vita già esiguo che abbiamo lasciato loro», spiega. «La Terra non è casa nostra - come spesso sento dire - ma una dimensione dell’esistenza in cui coesistono diverse specie».
Il destino ipotizzato per il cervo di Scanno - la cattura, il trasferimento altrove - segue esattamente questo schema. Per Macelloni è la logica di Disneyland, del “non luogo” applicata alla montagna: un territorio che pretendiamo di piegare alle nostre volontà. E quando non si lascia piegare - quando un cervo si comporta da cervo - è l’animale a pagarne le conseguenze. «Non mi permetterei mai di toccare una persona che non conosco mentre cammino per strada. Eppure, mi permetto regolarmente di toccare un animale. Il punto è che ci sentiamo superiori».
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Lo stesso modello torna quando si parla di cibo. «Dare da mangiare a un animale selvatico è sempre sbagliato, perché deve essere in grado di procurarsi il cibo da solo. Se impara a mangiare da noi continuerà ad arrivare, la loro scelta è di andare dove le cose sono più semplici».
Anche per questo, per Macelloni, l’ordinanza che il Comune di Scanno sta valutando non basterà: vietare per decreto non cambia la relazione che c’è dietro. Lo dimostrano le offerte turistiche che promettono incontri e pasti con esemplari selvatici adulti. Dietro, risiederebbe «il narcisismo estremo degli esseri umani, la nostra visione antropocentrica del mondo. Pensiamo solo a noi stessi, al nostro piacere, al nostro benessere. E senza argini trasformiamo un territorio selvatico in un circo».
Per evitarlo, la strada dovrebbe passare dalla scuola più che dai cartelli: «Bisognerebbe insegnare alle persone a godere della bellezza della montagna; quindi, anche degli esseri viventi che la abitano, con rispetto». Portando l’etologia in classe, insieme a una vera educazione affettiva verso l’animale. Perché la libertà, spiega, «sta nel poter essere, non nel poter fare. Non garantire questo diritto agli animali ci precluderà sempre di avere una relazione sana con loro. Al contrario, continueremo ad avere un rapporto fatto di sfruttamento, assoggettamento, abuso».
Per Macelloni, la misura del problema è nella distanza tra chi ha dedicato la vita a studiare gli animali per farceli conoscere davvero — da Jane Goodall a Konrad Lorenz — e chi oggi li tratta come sfondo per un video. «Credo che percepirebbero un grande fallimento rispetto al lavoro intellettuale, e non solo, a cui hanno dedicato la vita», dice. Oggi, aggiunge, esiste una fascia di popolazione sensibilizzata come non mai. Ma non basta: «La maggior parte crede ancora di stare al luna park».