Lo show di Elisa&Pasquale, il mambo dei settantenni che fa ballare Roma
di Viola GiannoliPasquale Iannotta e i ballerini di Testaccio (Foto di Cristiano Minichiello/AGF)
Un, due, tre, onda, mani, giro, stop. Un centinaio di piedi e di gambe e di braccia si muovono più o meno all’unisono all’ombra di platani e jacarande. Poco male se qualcuno sbaglia lo scivolamento laterale o va fuori tempo battendo le mani. Qui si viene per stare bene e per stare insieme. Al ritmo di una salsa e di una tarantella, di un reggaeton e di un mambo, sulle note degli Abba e di Michael Jackson. Seguendo i passi di un maestro che non era nessuno e adesso conoscono tutti.
In un martedì assolato da 34 gradi, alle cinque e mezzo di pomeriggio, sono in cinquanta a danzare sulle coreografie di Pasquale Iannotta, «ballerino di discoteca da quand’ero ragazzo, anzi di strada: appena sento una musica mi ci butto in mezzo come faceva mio padre», racconta questo signore casertano d’origine e romano d’adozione, con i capelli bianchi e gli occhiali da sole, la camicia di lino e i pantaloncini jeans, che ha stregato Testaccio, poi Roma, adesso il web. È bastato che lui ballasse e un signo…
Un, due, tre, onda, mani, giro, stop. Un centinaio di piedi e di gambe e di braccia si muovono più o meno all’unisono all’ombra di platani e jacarande. Poco male se qualcuno sbaglia lo scivolamento laterale o va fuori tempo battendo le mani. Qui si viene per stare bene e per stare insieme. Al ritmo di una salsa e di una tarantella, di un reggaeton e di un mambo, sulle note degli Abba e di Michael Jackson. Seguendo i passi di un maestro che non era nessuno e adesso conoscono tutti.
In un martedì assolato da 34 gradi, alle cinque e mezzo di pomeriggio, sono in cinquanta a danzare sulle coreografie di Pasquale Iannotta, «ballerino di discoteca da quand’ero ragazzo, anzi di strada: appena sento una musica mi ci butto in mezzo come faceva mio padre», racconta questo signore casertano d’origine e romano d’adozione, con i capelli bianchi e gli occhiali da sole, la camicia di lino e i pantaloncini jeans, che ha stregato Testaccio, poi Roma, adesso il web. È bastato che lui ballasse e un signore facesse un video perché diventasse virale e trascinasse con sé una folla di donne, bambini, giovani e anziani soprattutto.
Il balletto nella piazza di Testaccio diventa virale. Gualtieri: "Quanta bellezza"
In principio erano in due: Pasquale ed Elisa. Settant’anni lui, settantanove lei. Nella calura estiva avevano deciso due anni fa di mettersi a danzare in un parco. Travolti dai pollini, il mese scorso hanno fatto qualche altro passo di danza fino a raggiungere piazza Testaccio, un’anima popolare di alberi, panchine e locali. Ogni martedì e venerdì accendono una cassa e scatenano passioni.
Chi glielo fa fare? «È un amore per la musica il mio — si racconta Elisa Fava — Pure al supermercato mi viene da muovere le gambe». «C’è chi alla mia età fa il conto alla rovescia, io a stare fermo invece non riesco, devono chiamare i carabinieri per portarmi via», ride Iannotta.
D’altronde adesso che le scuole di ballo sono tutte chiuse, che nei cortili non s’incontra anima viva, come si fa? Come fa quell’età chiamata terza e molto sola che magari invece ha voglia di parlarsi e di ballare, persino? «Ci sono mattine che mi alzo con certi dolori... Ma davanti alla tv o sul letto mi deprimo», dice Elisa. Allora indossa due orecchini d’oro, una camicetta traforata: «Vinciamo la solitudine e riempiamo le nostre belle piazze di persone che hanno tutto il diritto di scendere di casa, di socializzare e di ascoltare pure della musica», afferma in un presente che suona come un’esortazione.
Com’era accaduto per i swing clandestini nel centro storico di Napoli, le bachate nei quartieri multietnici di Milano, le milonghe sotto i portici della romana piazza Vittorio, adesso per Pasquale Iannotta ed Elisa Fava di gente ne arriva a frotte. Tra uno chassé e l’altro, Paola Fileni racconta: «Frequento una scuola di ballo e volevo esserci anch’io: mi entusiasma quest’idea».
Il ballo in piazza Testaccio (Foto di Cristiano Minichiello/AGF)
Accanto a lei, leggins neri e canottiera fucsia, Alessandra De Amicis è un’impiegata di Ciampino: «L’ho scoperto sui social che c’era il ballo di gruppo, mi ha messo tanta allegria». Maria Teresa Rutiri ha attraversato la città da Tor Vergata, almeno mezz’ora di viaggio nel deserto, perché conquistata dal «divertimento puro di queste coreografie, semplici ma trascinanti», dice prima di rituffarsi in un pivot step. E poi ci sono Tiziana, Gilda, Violeta. “Pasqualine” le chiamano.
«Sono stordito da questo successo», confessa Iannotta, «ma è un onore. Io vorrei solo trasmettere quel che provo: gioia, divertimento, emozione per la musica che mi fa ricordare, piangere e ridere come quando ero ragazzo e studiavo con la radio accesa, dormivo con Notturno italiano, sentivo Le Orme, i Queen e i Pink Floyd. Sono felice che qui ci sia gente contenta che vive».
Suo figlio Andrea fa ormai il dj e il social media manager, la figlia lo raggiunge quando può liberarsi dagli impegni, la moglie è in guarigione prima di tornare a ballare. Si avvicina un turista tedesco, una ragazza arrivata dalla Cina, c’è chi fa un video, chi osserva mangiando un gelato. Marco è uno dei pochi uomini a farsi avanti, due o tre sono imboscati in ultima fila tra una selva di tute, sneakers e sandali dorati.
Con i passi ammette di non cavarsela granché «ma mi sembra una realtà così bella: l’idea del ritrovarsi, di una socialità a suon di musica. Fa — scandisce — sentire bene». Tre signore piuttosto anziane assistono sedute sulle loro carrozzine. «Per me la musica è irresistibile», dice Lucia che sulle sue gambe non può più ballare ma davvero non può resistere e allora segue la coreografia con le mani e bacia la figlia che l’ha portata qui. «Non usciva quasi più, non si vestiva», racconta la badante di un’altra, «adesso ogni giorno mi dice “ma quando sono le cinque e mezzo che devo andare in piazza?”».
A Iannotta ha scritto il sindaco Roberto Gualtieri, lo hanno chiamato anche da Tu si que vales. Il suo sogno è in tv: «Cinque minuti con Pasquale la mattina per poter essere di compagnia a chi non può muoversi, a chi si vergogna». Intanto, sognando, insegna in due scuole, ne arriverà una terza e poi balla per strada. Qui è tutto gratis, non servono tessere né selezioni, bastano «un paio di scarpe comode e l’entusiasmo», assicura Iannotta. Se continua così ci vorrà un avviso in questura. E a settembre bisognerà trovare una forma di convivenza con i bambini del quartiere che proprio dove i “pasqualini” ballano fissano di solito pali immaginari del loro campo di pallone. «Non sarà un problema — sorride Elisa Fava — qui c’è spazio e bisogno di tutti». Un, due, tre, mani, onda, giro, stop.