✕

“Perché anche la zucchina è aumentata 80 centesimi per colpa del carburante”

Ascolta l'audio

Eleonora Schiavo ha un banco di frutta e verdura al mercato di Torino: “Il viaggio dei prodotti ha un impatto sui prezzi”
3 minuti di lettura

Si chiama Cucurbita Pepo, e sembra un personaggio di Almodóvar o forse di Vargas Llosa. A suo modo, in effetti, la sua storia è un romanzo o magari un film. Peccato sia solo una zucchina, coltivata ovunque in Italia e a molti cara: in effetti, è diventata carissima. Qui proveremo a raccontarvi perché.

Oltre a Cucurbita, l’altra protagonista della nostra storia si chiama Eleonora Schiavo. Ha 38 anni e fa la fruttivendola. Ha anche la partita Iva, un marito, due figlie, un banco al mercato di piazza Madama Cristina a Torino (“Il tempo delle mele”) e un furgone sventuratamente diesel. La sua sveglia suona nel cuore della notte: c’è Cucurbita Pepo ad attenderla alla fine del viaggio.

«Metto in moto il furgone e alle quattro sono già ai mercati generali di Grugliasco. Giro tra gli stand, assaggio…

Si chiama Cucurbita Pepo, e sembra un personaggio di Almodóvar o forse di Vargas Llosa. A suo modo, in effetti, la sua storia è un romanzo o magari un film. Peccato sia solo una zucchina, coltivata ovunque in Italia e a molti cara: in effetti, è diventata carissima. Qui proveremo a raccontarvi perché.

Oltre a Cucurbita, l’altra protagonista della nostra storia si chiama Eleonora Schiavo. Ha 38 anni e fa la fruttivendola. Ha anche la partita Iva, un marito, due figlie, un banco al mercato di piazza Madama Cristina a Torino (“Il tempo delle mele”) e un furgone sventuratamente diesel. La sua sveglia suona nel cuore della notte: c’è Cucurbita Pepo ad attenderla alla fine del viaggio.

«Metto in moto il furgone e alle quattro sono già ai mercati generali di Grugliasco. Giro tra gli stand, assaggio, domando, giro ancora e comincio a contrattare. Poi compero quello che mi serve. Il problema, però, è diventato proprio comprare, perché con l’impennata dei carburanti qui costa tutto almeno la metà in più». Sipario, entra in scena la zucchina. «Prima del Covid costava, all’ingrosso, tra gli 80 centesimi e un euro il chilo. L’aumento è stato costante, ma ora è intollerabile: oggi pago 4 euro un chilo di zucchine e le rivendo a 4,80. Un anno fa le vendevo a 3,80 ed era comunque tanto. È chiaro che ho ridotto il ricarico complessivo: fino a quattro, cinque anni fa si aggirava sul 50 per cento, adesso non va oltre il 30, altrimenti i clienti scappano».

Dietro la quotazione d’oro di Cucurbita e dei suoi fratelli c’è il gasolio che serve a trasportarli dai campi ai mercati generali, e da questi ai mercati rionali. Anche Eleonora ne soffre: «Prima di questo delirio spendevamo 100 euro al mese di carburante, ora siamo a 150 euro. I margini di guadagno si sono ridotti e il banco al mercato non basta più: mio marito si è messo a consegnare medicinali per una ditta in Valle d’Aosta, io ho un dipendente fisso e altri tre il sabato. A fine mese mi restano in tasca meno di 2mila euro».

Tutti i prezzi sono impazziti, e naturalmente va peggio per i prodotti che arrivano da più lontano. «Sembra che la gente non possa più vivere senza avocado e mirtilli tutto l’anno: quasi nessuno segue la stagionalità e pochi si orientano sui prodotti del territorio. Stamattina, quattro clienti mi hanno chiesto le patate americane che non tenevo più, così domani dovrò rifornirmi anche di queste». Gli avocado arrivano dal Perù, viaggiano in nave fino a Vado Ligure, poi in camion e sui furgoni: l’ultimo, è quello di Eleonora. Ogni tappa, un ricarico dei costi e alla fine i prezzi scritti col pennarello sulla carta del pane sembrano fuori controllo, anche se non lo sono. «Quest’anno ho comprato ciliegie a 13 euro il chilo, ormai le fragole arrivano dalla Basilicata dove le coltivano in serra tutto l’anno, senza contatto col terreno e con notevoli costi di energia: a maggio, in piena stagione mi costavano 5 euro e 50 alla fonte, uno sproposito. La moda dei gusti tropicali si paga, ma qui è saltato tutto anche per le patate».

C’è qualcosa di più umile e più semplice di una patata? Eppure, anche lei patisce la follia del barile. «Le pagavo 50 centesimi al chilo, ora siamo a 85 e le vendo a un euro e 80. Ma quelle viola, invernali e di moda, mi costano 2,80 e le vendo a 4,50. Persino le patate sono fuori ogni logica. Lei sa quanti tipi ne esistono in commercio?». Veramente no. «Ha tempo? Le viola francesi Vitelotte, le novelle Ratte, sempre francesi, le normali gialle Mirabella, le napoletane, quelle del Salento, quelle del Sile, le americane arancioni, bianche o viola, quelle di montagna...». E ci sarebbero pure le banane: «Da un euro sono passate a 1,55 all’ingrosso, e le vendo a 2,50. Viaggiano nelle navi container dall’Ecuador e dalla Colombia, ma in teoria sono semplici banane».

Il caro carburanti forse cambierà un poco le abitudini e le tendenze dei consumatori, perché la risposta non può arrivare dai mercati globali: «La soluzione dipende anche da voi che comprate, non solo da noi che vendiamo e che siamo, a nostra volta, compratori per conto dei clienti. Ma se un opinionista televisivo un bel giorno si alza e ci spiega che l’avocado combatte il colesterolo cattivo, ecco che le signore che vengono a fare la spesa da me vorranno solo avocado, o i mirtilli a 15 euro il chilo. Un po’ come all’epoca delle famose bacche di Goji che parevano miracolose, e poi qualcuno scoprì che facevano pure dei danni. Adesso c’è la mania dei limoni naturali, che capisco d’inverno in Sicilia o sulla Costiera Amalfitana, però d’estate arrivano dalla Spagna e sono inevitabilmente stracari».

E allora il pensiero non può non andare al caro, prezioso e insostituibile Carlin Petrini, quando ripeteva che soltanto chilometro zero, stagionalità e sostenibilità possono ridare senso a produzioni e consumi. Ma come spiegarlo a chi si è invaghito del daikon, che non è un detersivo per il water, un aspirapolvere e nemmeno un Pokémon, ma una specie di rapa oblunga, meglio conosciuta come ravanello bianco cinese (o giapponese). Neppure possiamo immaginare quanti scali dovrà fare il suo viaggio per arrivare sulle nostre tavole, dopo avere navigato su oceani di gasolio. Cucurbita Pepo, in confronto, è una sedentaria.

Leggi i commenti