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L’esperto dal Nepal: “Le rocce crollate hanno creato una diga. Il lago ora minaccia i soccorritori”

Mohd Farooq Azam 

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Mohd Farooq Azam è glaciologo all’Istituto Icimod che studia l’Himalaya. “L’estate è stata molto calda e il ghiacciaio era in pendenza. A cedere per prima però è stata la roccia”
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Non solo il ghiacciaio è crollato dal Langtang Lirung, una vetta di 7mila metri al confine tra Nepal e Tibet. “A cedere è stata la roccia su cui poggiava il ghiaccio. In tutto sono precipitati a valle tra 100 e 200 milioni di metri cubi di materiale. I detriti hanno creato una diga che sta formando un lago pericoloso, ancora in espansione” spiega Mohd Farooq Azam.

Il glaciologo dell’Istituto intergovernativo Icimod che riunisce i paesi dell’Himalaya è anche professore di ingegneria all’Istituto indiano di tecnologia e rappresentante dell’India ai World Glacier Monitoring Services.

Conoscevate quel ghiacciaio. Lo consideravate pericoloso?

“Era su un pendio molto ripido. Lo consideravamo instabile ma non pensavamo che potesse crollare da un mome…

Non solo il ghiacciaio è crollato dal Langtang Lirung, una vetta di 7mila metri al confine tra Nepal e Tibet. “A cedere è stata la roccia su cui poggiava il ghiaccio. In tutto sono precipitati a valle tra 100 e 200 milioni di metri cubi di materiale. I detriti hanno creato una diga che sta formando un lago pericoloso, ancora in espansione” spiega Mohd Farooq Azam.

Il glaciologo dell’Istituto intergovernativo Icimod che riunisce i paesi dell’Himalaya è anche professore di ingegneria all’Istituto indiano di tecnologia e rappresentante dell’India ai World Glacier Monitoring Services.

Conoscevate quel ghiacciaio. Lo consideravate pericoloso?

“Era su un pendio molto ripido. Lo consideravamo instabile ma non pensavamo che potesse crollare da un momento all’altro, altrimenti avremmo preso precauzioni. A crollare per primo in realtà non è stato nemmeno il ghiacciaio, ma la roccia su cui poggiava”.

Un'immagine satellitare del ghiacciaio dove è avvenuto il crollo 

Com’erano in generale le condizioni del ghiacciaio?

“Io l’ho visitato un anno fa e come tutti i ghiacciai della zona stava arretrando, ma non abbiamo notato segnali di allarme”.

Cosa può essere successo?

“Quando un ghiacciaio arretra, lascia esposta la roccia, che è scura e si riscalda al sole. All’interno della roccia c’è del ghiaccio che con il calore si scioglie e lentamente la degrada. La roccia si deteriora normalmente anche per i normali processi geologici, ma la fusione del permafrost al suo interno accelera il processo”.

C’erano laghi glaciali che potrebbero essere esondati?

“Non c’erano laghi, ma la roccia precipitata a valle ha creato una diga. Il ghiaccio fuso è rimasto così intrappolato a monte e sta formando un lago molto pericoloso per i soccorritori. Le sue dimensioni stanno ancora crescendo. Continueranno a farlo per tre giorni, a giudicare dalla quantità di ghiaccio precipitato. Il lago si è formato in alta quota, vicino al punto del crollo, ed è molto difficile da monitorare. Nei prossimi giorni potrebbe defluire gradualmente, senza creare problemi, come è avvenuto in un caso simile in India nel 2021. Potrebbe però anche esondare all’improvviso, creando una nuova onda di piena. Il rischio è alto e i soccorritori che operano a valle devono muoversi con molta cautela”.

Il Langtang Lirung 

C’erano state temperature particolarmente alte o eventi meteo anomali nei giorni precedenti al crollo?

“Abbiamo avuto un’estate molto calda, come avviene ormai regolarmente da anni, ma nessuna pioggia intensa o evento meteo che potesse farci presagire un rischio. Sulle nostre montagne siamo abituati a qualche incidente. In alcuni luoghi abbiamo installato dei sistemi di “early warning” per dare immediatamente l’allerta in caso di rischio idrogeologico improvviso, soprattutto a valle dei laghi glaciali che potrebbero esondare da un momento all’altro. L’evento di martedì però è stato unico anche per noi”.

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