Sardegna, invasione di yacht e danni alla posidonia. La Regione al governo: “Ora basta, aiutateci”
di Giacomo TalignaniContro l’invasione di yacht e la distruzione delle risorse naturali ora la Sardegna chiede aiuto direttamente al governo. L’enorme quantitativo di barche che quest'estate si è riversato nelle cale e davanti alle spiagge sarde – da Cala Luna sino a La Maddalena – ha nuovamente riaperto la questione sulla mancanza di controlli per imbarcazioni che, con ancore e catene, rischiano di danneggiare seriamente le praterie di posidonia, pianta acquatica autoctona fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi marini e la protezione dall’erosione costiera. Del tema si è occupata anche Repubblica denunciando la grande differenza di multe (in Francia sino a 90 mila euro, in Italia spesso appena 50) fra il nostro Paese e gli altri limitrofi che stanno tentando di regolare, con sanzioni salate e campi boe, l’invasione estiva dei natanti.
L’appello della Regione
Adesso è direttamente la Regione Sardegna a fare appello al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica: con una missiva la govern…
Contro l’invasione di yacht e la distruzione delle risorse naturali ora la Sardegna chiede aiuto direttamente al governo. L’enorme quantitativo di barche che quest'estate si è riversato nelle cale e davanti alle spiagge sarde – da Cala Luna sino a La Maddalena – ha nuovamente riaperto la questione sulla mancanza di controlli per imbarcazioni che, con ancore e catene, rischiano di danneggiare seriamente le praterie di posidonia, pianta acquatica autoctona fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi marini e la protezione dall’erosione costiera. Del tema si è occupata anche Repubblica denunciando la grande differenza di multe (in Francia sino a 90 mila euro, in Italia spesso appena 50) fra il nostro Paese e gli altri limitrofi che stanno tentando di regolare, con sanzioni salate e campi boe, l’invasione estiva dei natanti.
L’appello della Regione
Adesso è direttamente la Regione Sardegna a fare appello al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica: con una missiva la governatrice Alessandra Todde e l’assessora della Difesa dell'Ambiente Rosanna Laconi hanno chiesto al ministro Gilberto Pichetto Fratin sostegno per aumentare controlli e sicurezza per esempio nell’arcipelago de La Maddalena.
Come mostrano i tanti video diffusi in rete, da Cala Volpe a Cala Coticcio, anche quest'anno c’è stata una vera e propria presa d’assalto da parte delle barche: la stessa Regione parla di “oltre 6.000 imbarcazioni al giorno che si sono riversate nei picchi estivi sulle praterie dell'habitat prioritario 1120” (cioè le praterie di posidonia oceanica).
Sardegna, l'assalto alle spiagge tutelate: "Servono controlli. Le ancore stanno uccidendo la Posidonia"
La Sardegna fa così sapere di aver richiesto ufficialmente al governo un impegno su 5 fronti “di competenza statale”. Tra questi “la qualifica di polizia giudiziaria per il personale di vigilanza degli enti parco, sanzioni proporzionate al danno ecologico e il rafforzamento del presidio in mare della Guardia costiera” e parla apertamente di “assenza di un presidio di vigilanza effettivo”.
I tre fattori
“Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità — Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio — e agisce lungo tre direttrici: l'ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l'erosione degli arenili; l'aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l'attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque”, precisa ancora l’ente, parlando di “misure di conservazione che vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore”.
Manca la polizia giudiziaria
A sostegno di quanto già affermato per esempio dalla presidente del parco della Maddalena, Rossana Giudice, la Regione sottolinea come “il personale dell'Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all'estensione dell’area”, e, nei pochi casi in cui fioccano le multe, le sanzioni sono così basse che vengono “percepite dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione”. In sostanza “non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, scrivono Todde e Laconi, aggiungendo che “un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta”.
Un copione che si ripete
Una mossa, quella della Regione, apprezzata da ambientalisti che da sempre si battono per la salvaguardia dell’isola e contro l’invasione selvaggia degli yacht. Eppure, pur applaudendo al nuovo slancio regionale che tenta di coinvolgere il governo, ambientalisti come Gianpiero Carcangiu di Plastic Free, tra i primi a denunciare anche quest’anno l’invasione, ricordano che ciò che sta accadendo è un copione che si ripete.
Lo scorso anno infatti, sempre a fine agosto, furono diffusi messaggi e comunicati sullo “stop nel 2026 agli ancoraggi selvaggi” – con tanto di titoli altisonanti sui giornali – cosa che poi, come dimostrano le fotografie e i video di questa estate, puntualmente non è accaduta. “Lo scorso anno la stessa storia e poi punto a capo. Speriamo che questa sia la volta buona”, chiosa Carcangiu.