Non solo il sole è più pericoloso rispetto al passato. Anche le false informazioni diffuse da medici che decidono di diventare influencer lo sono». Paola Queirolo è coordinatrice del team melanoma e tumori cutanei dell’Irccs Azienda ospedaliera metropolitana di Genova e delle Linee Guida Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) sui tumori cutanei. È anche fondatrice della campagna “Il sole per amico”. Negli ultimi mesi non si è risparmiata contro le false informazioni sulle creme solari diffuse tramite i social, anche dai medici.
Quali false informazioni?
«Non è vero che le creme solari fanno male e non è vero che non proteggono. Sono un presidio utilissimo per difendere la pelle dai raggi ultravioletti. Il rischio è di ammalarsi di melanoma o altri tumori della …
Non solo il sole è più pericoloso rispetto al passato. Anche le false informazioni diffuse da medici che decidono di diventare influencer lo sono». Paola Queirolo è coordinatrice del team melanoma e tumori cutanei dell’Irccs Azienda ospedaliera metropolitana di Genova e delle Linee Guida Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) sui tumori cutanei. È anche fondatrice della campagna “Il sole per amico”. Negli ultimi mesi non si è risparmiata contro le false informazioni sulle creme solari diffuse tramite i social, anche dai medici.
Quali false informazioni?
«Non è vero che le creme solari fanno male e non è vero che non proteggono. Sono un presidio utilissimo per difendere la pelle dai raggi ultravioletti. Il rischio è di ammalarsi di melanoma o altri tumori della pelle. Spesso trascuriamo di leggere le indicazioni sulle quantità giuste: 30 millilitri per tutto il corpo».
Non è tanto?
«È quanto consigliato sulle confezioni. Se poi consideriamo il bagno, il sudore, lo sfregamento con la sabbia, una buona parte va sempre via».
È vero che per abbronzarsi più rapidamente va evitata la crema?
«Ma no, ci si abbronza lo stesso. La crema ritarda il tempo di esposizione necessario per scottarsi. Se la crema ha protezione 50, vuol dire che serve un periodo 50 volte maggiore prima di subire una bruciatura».
Perché insistete spesso sulle precauzioni da prendere con i bambini?
«L’80% delle ustioni solari avviene nei primi vent’anni di vita. Fin da piccoli bisogna imparare che non fa mai bene esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, diciamo tra le 11 e le 15 o le 16, a seconda della zona. A quell’ora bisogna sempre cercare l’ombra, anche per via del caldo».
Quali altre regole valgono per i bambini?
«Meno sole diretto possibile nel primo anno di vita. Poi sole sì, perché fa bene, ma non nelle ore centrali e con l’applicazione delle creme solari. Anche per gli adulti vale poi la regola di esporsi gradualmente: all’inizio mezz’ora, solo dopo diversi giorni si può allungare il periodo. L’abbronzatura è una difesa contro i danni del sole. Le persone con la pelle molto chiara diventano rosse, ma non si abbronzano mai. Per questo devono stare ancora più attente».
Le magliette normali non bastano? Perché si vendono quelle con la protezione contro il sole?
«No, il semplice cotone non protegge dai raggi ultravioletti. Soprattutto per i bambini sono preferibili gli indumenti a maniche lunghe con la protezione 50».
Un altro falso mito da smentire?
«Che facendo il bagno non ci si scotta. Anzi, l’acqua è una superficie riflettente un po’ come la neve. Ci si scotta di più».
Un ultimo consiglio?
«Bere fa bene anche alla pelle. Se è secca, i danni del sole si fanno sentire di più».
I raggi ultravioletti fanno male ad altri organi oltre alla pelle?
«Alla retina. Quando c’è stata l’eclissi ci hanno consigliato di proteggere gli occhi nel rivolgere gli occhi al sole. Vale anche per l’esposizione normale. Gli occhiali sono un’altra difesa importante».