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Parla uno dei sopravvissuti alla catastrofe in Nepal: “Abbiamo avuto 20 secondi per salvarci”

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Intervista a Stefano Lotumolo, fotografo toscano che si è trovato a pochi metri dal punto massimo di impatto delle ondate di acqua, fango e detriti: “Non capisco perché sono vivo, mentre migliaia di persone sono state trascinate via”
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“Sono vivo, sono vivo”. Continua a ripeterlo Stefano Lotumolo, fotografo toscano che ieri si è trovato a pochi metri dal punto di massimo impatto delle gigantesche ondate di acqua, fango e detriti che hanno spazzato via villaggi, ponti, strade e inghiottito migliaia di persone fra Nepal e Tibet.

Contattato da Repubblica, parla da Kathmandu, dove è arrivato dopo un giorno e una notte passati in un rudere insieme alla compagna, Valentina Piccinini, alle altre sei persone del gruppo con cui viaggiava, e ai pochi sopravvissuti del villaggio di Tamarè. Lotumolo racconta: “Lì non è rimasto nulla”.

© Lorenzo Lotumolo 

Come mai vi trovavate in quella zona?

“Il mio era un viaggio spirituale. L’obiettivo era raggiungere il monte Kailash, che è la casa di Shiva. Eravamo su un pullman insieme a altre sei persone, quattro russi e due indiani americani, quando abbiamo sentito improvvisamente un boato. Poi…

“Sono vivo, sono vivo”. Continua a ripeterlo Stefano Lotumolo, fotografo toscano che ieri si è trovato a pochi metri dal punto di massimo impatto delle gigantesche ondate di acqua, fango e detriti che hanno spazzato via villaggi, ponti, strade e inghiottito migliaia di persone fra Nepal e Tibet.

Contattato da Repubblica, parla da Kathmandu, dove è arrivato dopo un giorno e una notte passati in un rudere insieme alla compagna, Valentina Piccinini, alle altre sei persone del gruppo con cui viaggiava, e ai pochi sopravvissuti del villaggio di Tamarè. Lotumolo racconta: “Lì non è rimasto nulla”.

© Lorenzo Lotumolo 

Come mai vi trovavate in quella zona?

“Il mio era un viaggio spirituale. L’obiettivo era raggiungere il monte Kailash, che è la casa di Shiva. Eravamo su un pullman insieme a altre sei persone, quattro russi e due indiani americani, quando abbiamo sentito improvvisamente un boato. Poi è arrivata quest’onda gigantesca. Abbiamo avuto venti secondi per metterci in salvo”.

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Non c’erano stati allarmi di alcun genere?

“Non ce n’è stato il tempo, è successo tutto all’improvviso. Appena abbiamo visto l’onda abbiamo iniziato a scappare verso la montagna. È ancora difficile realizzare cosa sia successo in quel momento. Con gli altri sopravvissuti, per tutta la notte ci siamo guardati e parlati cercando di realizzare di essere vivi. Si sono salvati due pullman in tutta la vallata”.

© Lorenzo Lotumolo 

E adesso a ventiquattro ore di distanza quali sono le sue sensazioni?

“Ancora non capiamo perché sia toccato proprio a noi, mentre migliaia di persone venivano trascinate via. I dati che girano sono assolutamente sottostimati. Shiva non ha voluto che arrivassimo alla montagna, ma ha deciso che non era quello il nostro momento. La morte ha bussato al nostro pullman e ha detto scendete. In tutta la vallata se ne sono salvati solo due”.

Cosa avete visto nella zona del disastro?

“È anche difficile da descrivere. Il fango e la devastazione sono ovunque. Interi villaggi sono stati cancellati. Tutto il percorso del fiume è una scia infinita di devastazione. Io non so davvero cosa dire, se non che sono vivo, sono vivo. E non era per nulla scontato. Per un momento, anzi più di uno ho pensato che tutto questo non sarei riuscito a raccontarlo”.

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