Una storia tormentata, quella della 38 enne Isabella de Carvalho-Heineken, della famiglia dei produttori di birra. Una storia che sarebbe piaciuta allo scrittore Francis Scott Fitzgerald, l’autore di Belli e dannati. E che la donna, cresciuta a St.Moritz, haraccontato al settimanale di Ginevra, Le Matin Dimanche. Isabella è una dei 5 figli di Charlene de Carvalho-Heineken, l’unica erede del defunto re della birra, l’olandese Alfred “Freddy” Heineken. Il padre è Michel de Carvalho, finanziere, ex-campione di sci e di slittino. Una famiglia, quella dei Carvalho-Heineken, che ha una fortuna stimata di 12,5 miliardi di franchi secondo il settimanale economico Bilanz,
La depressione
Eppure, per Isabella, il padre è un uomo autoritario e la madre una donna distante. Elementi che favoriscono un clima insano tra i 5 figli della coppia. Isabella non regge, cade in depressione, a 12 anni si ammala di anoressia e a 14 pesa 40 chili. “Era il mio modo di anestetizzarmi, per sparire, visto che ness…
Una storia tormentata, quella della 38 enne Isabella de Carvalho-Heineken, della famiglia dei produttori di birra. Una storia che sarebbe piaciuta allo scrittore Francis Scott Fitzgerald, l’autore di Belli e dannati. E che la donna, cresciuta a St.Moritz, haraccontato al settimanale di Ginevra, Le Matin Dimanche. Isabella è una dei 5 figli di Charlene de Carvalho-Heineken, l’unica erede del defunto re della birra, l’olandese Alfred “Freddy” Heineken. Il padre è Michel de Carvalho, finanziere, ex-campione di sci e di slittino. Una famiglia, quella dei Carvalho-Heineken, che ha una fortuna stimata di 12,5 miliardi di franchi secondo il settimanale economico Bilanz,
La depressione
Eppure, per Isabella, il padre è un uomo autoritario e la madre una donna distante. Elementi che favoriscono un clima insano tra i 5 figli della coppia. Isabella non regge, cade in depressione, a 12 anni si ammala di anoressia e a 14 pesa 40 chili. “Era il mio modo di anestetizzarmi, per sparire, visto che nessuno mi ascoltava”, racconta. Fatto sta che la madre la spedisce in una clinica psichiatrica di Londra, in mezzo ai tossicomani, ma la sua situazione peggiora.
La guaritrice
La terapia non funziona e i genitori, seguendo il consiglio di amici di famiglia, la mandano a Victoria, in Canada. È qui che la vita di Isabella diventa un vero incubo. Nella città canadese incontra Peggy Claude-Pierre, una guaritrice diventata una celebrità. La ragazza, rinchiusa in una cameretta, privata dei documenti, senza un soldo, impossibilitata a contattare i famigliari, si sente una prigioniera.
Una volta riesce a scappare, ma Peggy la rintraccia, la carica sulla sua station wagon e la riporta indietro, in quella stanzetta nella sua clinica di Victoria. “Se scappi ancora ti sbatto in manicomio”, la minaccia. Nel frattempo le autorità canadesi hanno tolto a Peggy Claude-Pierre l’abilitazione a occuparsi di pazienti anoressici, perché priva dei requisiti.
La fuga continua
Così l’erede dei Carvalho-Heineken, che per le sue cure hanno già sborsato 5 milioni di franchi, diventa l’unica paziente di Peggy Claude-Pierre. E qui la storia di quella giovanissima figlia di miliardari si tramuta in una fuga continua. La guaritrice, che in realtà è una svizzera di Crans-Montana, la porta prima alle Hawaii, poi a Malta, dove Isabella, grazie alla lettura di Nietzsche, trova la forza di ribellarsi e di scappare. Non prima di aver incontrato un giovane che, dopo averle offerto dell'lsd, la violenta. Finalmente, in una residenza di famiglia in Olanda, avviene il ricongiungimento con i genitori, che Isabella ricorda freddo. “Mio padre m’ha detto che non ero cambiata, mia madre che non avrebbe mai pensato di rivedermi”.
La denuncia
Il 5 novembre del 2020 Isabellade Carvalho-Heineken, dopo un calvario di quasi 20 anni, si presenta a un posto di polizia di Sion, per denunciare la guaritrice Peggy Claude-Pierre. Che ha ormai 80 anni e continua ad occuparsi di giovani anoressiche. Sulla sua pagina Facebook compare, infatti, una ragazzina bionda, talmente magra da sembrare trasparente. Se questa donna trova ancora dei pazienti, l’opinione degli specialisti, è perché l’anoressia è difficile da trattare. “È la parente povera della psichiatria”, afferma Sophie Nicole, della clinica Belmont di Ginevra.