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Fine vita, la legge che non c’è e quelle Regioni che fanno da sole

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Hanno già legiferato la Toscana, la Sardegna e l’Emilia-Romagna. Le prossime saranno Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia e Puglia
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Parlamento fermo, Regioni in movimento. Sul fine vita ormai la frontiera è tutta locale. Dal 2019, quando la Corte Costituzionale aprì al suicidio medicalmente assistito in Italia, le Camere non sono riuscite a fare una norma, richiesta più volte dalla stessa Consulta, e anche questa legislatura finirà con un nulla di fatto. E così ci pensano i consigli regionali. Mentre il Veneto potrebbe diventare la prima realtà guidata dal centrodestra a dare indicazioni sul fine vita, si sono già mosse la Toscana, che per prima ha fatto una propria legge all’inizio del 2025, poi la Sardegna e da poco l’Emilia-Romagna. Ma anche altri si stanno muovendo e non va dimenticato che la Lombardia pochi giorni fa ha reso noto di aver organizzato per un suo cittadino l’auto somministrazione del farmaco letale all’interno di una struttura sanitaria pubblica. Una chiara indicazione sulla disponibilità a prestare assistenza ai cittadini che chiedono aiuto nel fine vita.

Parlamento fermo, Regioni in movimento. Sul fine vita ormai la frontiera è tutta locale. Dal 2019, quando la Corte Costituzionale aprì al suicidio medicalmente assistito in Italia, le Camere non sono riuscite a fare una norma, richiesta più volte dalla stessa Consulta, e anche questa legislatura finirà con un nulla di fatto. E così ci pensano i consigli regionali. Mentre il Veneto potrebbe diventare la prima realtà guidata dal centrodestra a dare indicazioni sul fine vita, si sono già mosse la Toscana, che per prima ha fatto una propria legge all’inizio del 2025, poi la Sardegna e da poco l’Emilia-Romagna. Ma anche altri si stanno muovendo e non va dimenticato che la Lombardia pochi giorni fa ha reso noto di aver organizzato per un suo cittadino l’auto somministrazione del farmaco letale all’interno di una struttura sanitaria pubblica. Una chiara indicazione sulla disponibilità a prestare assistenza ai cittadini che chiedono aiuto nel fine vita.

Sette anni fa la Consulta aveva stabilito che il medico non è punibile se assiste un paziente che ricorre al suicidio assistito quando ci sono quattro condizioni: una malattia irreversibile, sofferenza fisica o psicologica insopportabile, dipendenza da un trattamento vitale (anche farmacologico), capacità di esprimere la propria volontà. Basta già la sentenza a dare il diritto alle persone che lo richiedono, e che hanno i requisiti, di accedere al suicidio assistito, cosa che infatti avviene in tutto il Paese. Le leggi regionali danno invece indicazioni regolamentari, cioè ad esempio indicano i tempi di risposta che devono essere rispettati dalle Asl, o risolvono la questione dell’acquisto dei farmaci e del ruolo del personale sanitario pubblico, ma appunto non introducono pratica sul loro territorio.

Le Regioni che hanno legiferato sono partite dalla proposta di legge di iniziativa popolare elaborata dall’associazione Coscioni, magari ritoccandola. Non sono state le uniche a muoversi. A parte il Veneto, che sta arrivando in fondo, stanno discutendo della norma le Province autonome di Trento e Bolzano e l’Umbria. C’è una proposta depositata, o prossima al deposito, quindi in attesa dell’iter, in Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, la stessa Lombardia e il Piemonte. Proprio il presidente della Campania, Roberto Fico, ha detto di essere «convinto che sia necessario dotarsi di una legge, nel solco delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale». Anche il presidente della Puglia Antonio Decaro si è detto favorevole a una legge regionale. È infine terminata la raccolta delle firme per la proposta di legge regionale in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, mentre è ancora in corso in Lazio e Calabria.

Riguardo al Parlamento, Alfredo Bazoli del Pd, che aveva presentato emendamenti alla proposta di legge del centrodestra, ma anche un suo testo, che ricalca la proposta dei Dem a inizio legislatura, è convinto che non ci siano possibilità di andare avanti: «È tutto fermo, nonostante i grandi proclami di Forza Italia, che aveva promesso di arrivare in fondo. A questo punto è pressoché certo che entro la fine della legislatura non si riuscirà a fare nulla. Quindi raggiungeremo gli otto anni senza aver dato risposta all’invito della Corte Costituzionale, che aveva chiesto alle Camere di fare una norma sul fine vita. Deve essere chiaro che questa è una grave e chiara responsabilità del centrodestra, sono loro che si sono messi di traverso». A Roma, in certe Regioni la coalizione sembra di vedute diverse.

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