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Fine vita, il Veneto ci riprova ma è battaglia all’ultimo voto

Oggi il verdetto. Nella regione di centrodestra il nuovo tentativo dopo il no del 2024. Ma è scontro nella maggioranza
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La rottura viene certificata da una nota diffusa da Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio regionale del Veneto, subito dopo una riunione di maggioranza con il presidente Alberto Stefani e alla vigilia della discussione in aula della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito. «Una materia che investe direttamente il diritto alla vita non può essere affrontata attraverso una norma e differenti discipline da regione a regione», si legge. Il messaggio è chiaro, parla di contrarietà alla legge ed è indirizzato alla Lega e in particolare a Luca Zaia, che si sono da sempre espressi a favore.

La proposta nasce da una mobilitazione promossa dall’associazione Luca Coscioni, che ha raccolto…

La rottura viene certificata da una nota diffusa da Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio regionale del Veneto, subito dopo una riunione di maggioranza con il presidente Alberto Stefani e alla vigilia della discussione in aula della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito. «Una materia che investe direttamente il diritto alla vita non può essere affrontata attraverso una norma e differenti discipline da regione a regione», si legge. Il messaggio è chiaro, parla di contrarietà alla legge ed è indirizzato alla Lega e in particolare a Luca Zaia, che si sono da sempre espressi a favore.

La proposta nasce da una mobilitazione promossa dall’associazione Luca Coscioni, che ha raccolto oltre 9mila firme per depositare il progetto di legge. L’obiettivo è definire ruoli, procedure e tempi per consentire l’accesso al suicidio assistito all’interno delle strutture pubbliche regionali. Questa misura, in attesa che intervenga una disciplina nazionale, punta a dare attuazione locale alla sentenza della Corte Costituzionale.

La Regione Veneto è stata la prima in Italia ad aver discusso una proposta simile il 16 gennaio 2024, giorno in cui il testo venne bocciato per un solo voto di scarto. Nella successiva legislatura i sostenitori hanno ripresentato la proposta che viene discussa oggi.

Le insidie non mancano. Pallottoliere alla mano, l’approvazione della legge è sul filo, ha il sostegno delle opposizioni ma non quello di Fratelli d’Italia. I gruppi hanno comunque lasciato libertà di coscienza, ci sono diverse sensibilità e la battaglia sarà all’ultimo voto.

Il consigliere vannacciano Stefano Valdegamberi scrive così: «Zaia, che oggi si propone come il “signor morte” della politica veneta, insieme ai Radicali e alla sinistra, presenta l’accesso alla morte medicalmente assistita come una conquista di libertà». Replica Giovanni Manildo, capogruppo dem in consiglio regionale, che invita a «un dibattito sereno» perché «mettere alla berlina il presidente del consiglio regionale bollandolo come “signor morte” e aizzare gli animi in modo facinoroso contro chi, come noi, sostiene la necessità di approvare in Veneto una legge sul fine vita, è un atteggiamento grave».

Le pressioni su Stefani, con il passare delle ore si fanno sempre più forti. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, già assessore regionale del Veneto, chiede al governatore «il coraggio di non farsi soggiogare da un consiglio regionale che su questo tema guarda a Zaia più che al presidente che i veneti hanno eletto. I numeri di un’aula non possono valere più di una convinzione».

Il clima nella maggioranza è questo, oggi il verdetto del consiglio regionale.

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