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Disagio mentale, Cancrini: “Quei drammi frutto dell’abbandono e la politica resta inerte”

(ansa)

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Una coppia ha ucciso la figlia disabile e poi si è tolta la vita, mentre a pochi chilometri un sedicenne ha ucciso la madre a mani nude. Lo psichiatra: “Mancano interesse e competenza per gestire il problema della salute mentale”
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«Rispetto ai problemi della salute mentale, la politica non ha l’interesse e la capacità di prendere seriamente in considerazione il problema». Psichiatra e psicoterapeuta, fondatore del Centro studi di terapia familiare e relazionale, Luigi Cancrini parla all’indomani del tragico omicidio-suicidio di Roma, con una famiglia che decide di dire basta perché sopraffatta dalle difficoltà nella gestione di una figlia disabile, mentre, nelle stesse ore, un adolescente, dimesso dopo una probabile crisi psicotica, uccide la madre.

Si può individuare un elemento comune?

«C’è un filo rosso di solitudine e risposte mancate che lega le famiglie che oggi devono affrontare una grave disabilità, fisica o psichica, dei propri figli, ma i due casi sono diversi».

Cosa emerge dal primo?

«L’assistenza alle persone che vivono una grave disabilità c’è, quello che manca è l’attenzione al nucleo familiare nel suo complesso. Dovrebbe essere invece un imperativo categorico considerare le difficoltà che i pare…

«Rispetto ai problemi della salute mentale, la politica non ha l’interesse e la capacità di prendere seriamente in considerazione il problema». Psichiatra e psicoterapeuta, fondatore del Centro studi di terapia familiare e relazionale, Luigi Cancrini parla all’indomani del tragico omicidio-suicidio di Roma, con una famiglia che decide di dire basta perché sopraffatta dalle difficoltà nella gestione di una figlia disabile, mentre, nelle stesse ore, un adolescente, dimesso dopo una probabile crisi psicotica, uccide la madre.

Si può individuare un elemento comune?

«C’è un filo rosso di solitudine e risposte mancate che lega le famiglie che oggi devono affrontare una grave disabilità, fisica o psichica, dei propri figli, ma i due casi sono diversi».

Cosa emerge dal primo?

«L’assistenza alle persone che vivono una grave disabilità c’è, quello che manca è l’attenzione al nucleo familiare nel suo complesso. Dovrebbe essere invece un imperativo categorico considerare le difficoltà che i parenti vivono, prendendo in carico dolore, solitudine e paura».

E il secondo caso?

«Quella è una tragica dimostrazione del fatto che le sofferenze psichiche sono spesso legate a difficoltà che si vivono in ambito familiare, ma la capacità dei servizi di intervenire è bassissima, soprattutto nelle fasi acute. E questo mette in luce una delle più gravi carenze del nostro sistema sanitario».

A suo parere qual è?

«La crisi psicotica dell’adolescente non è prevedibile. Quando insorge, nei pronto soccorso non trova le risposte giuste perché ci sono dei nodi organizzativi che andrebbero affrontati».

Quali nello specifico?

«Quello che sarebbe necessario — e nei Paesi civili è previsto — è la presenza nel reparto di pronto soccorso di personale strutturato in grado di fornire ascolto psicologico e assistenza in termini di salute mentale. Oggi, chi è di guardia può chiedere una consulenza al reparto di psichiatria, ma qui c’è un ulteriore problema. In tutta Roma, per i minorenni la possibilità di ricovero è limitata a 30-40 posti. Con questi limiti, il medico che interviene si trova in gravissima difficoltà».

Si potrebbe intercettare prima il disagio psichico o psicologico?

«In alcune regioni si stanno sperimentando le case di comunità. Se fossero aperte 24 ore su 24, con personale competente, avremmo un presidio più vicino alle persone, non solo in grado di accoglierle, ma anche di andare a domicilio quando la situazione lo richieda. Ma per fare queste cose servono soldi e volontà politica».

E ci sono?

«Al contrario, c’è una totale sottovalutazione dei problemi legati alla salute mentale. Dopo la riforma Basaglia, in Italia molto è stato fatto ma il gap da recuperare era enorme. Oggi, il nostro sistema di servizi offre qualche cosa ai pazienti consapevoli del loro bisogno di essere aiutati, è debolissimo sulle persone che si rivolgono ai servizi in modo improvviso, o che hanno difficoltà a decidere di chiedere aiuto. Ma in politica, un dibattito sulla psichiatria praticamente non c’è e il livello di competenza del personale politico medio è estremamente basso».

Quali sono le conseguenze?

«La poca conoscenza porta al disinteresse. E i risultati li vediamo tutti i giorni: i drammi familiari, le persone che si uccidono, le persone che uccidono, perché purtroppo la salute mentale ha a che fare anche con tutto questo»

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