Alloggi universitari, il Mur: superato il target Pnrr dei 60mila posti letto
di Giulia Boero , Viola GiannoliIl ministero dell’Università e della Ricerca avrebbe superato il target Pnrr sui posti letto per studenti universitari. Il Piano Housing, il programma del Mur che punta a raddoppiare l’offerta di alloggi calmierati per migliaia di fuorisede, ha attivato oltre 63.200 posti letto: circa 3.200 in più rispetto ai 60mila fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I numeri, però, vanno letti in due tranche distinte, a ognuna delle quali corrispondono condizioni molto diverse.
La prima, quella che sarà a breve operativa, conta 33mila posti letto: gli universitari possono accedervi attraverso gli enti regionali per il diritto allo studio, che ora dovranno aprire i relativi bandi, oppure rivolgendosi direttamente ai gestori delle residenze.…
Il ministero dell’Università e della Ricerca avrebbe superato il target Pnrr sui posti letto per studenti universitari. Il Piano Housing, il programma del Mur che punta a raddoppiare l’offerta di alloggi calmierati per migliaia di fuorisede, ha attivato oltre 63.200 posti letto: circa 3.200 in più rispetto ai 60mila fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I numeri, però, vanno letti in due tranche distinte, a ognuna delle quali corrispondono condizioni molto diverse.
La prima, quella che sarà a breve operativa, conta 33mila posti letto: gli universitari possono accedervi attraverso gli enti regionali per il diritto allo studio, che ora dovranno aprire i relativi bandi, oppure rivolgendosi direttamente ai gestori delle residenze. Il 30% di questi posti (un po’ più di 9 mila) è riservato a chi è “capace e meritevole” ma privo di mezzi, selezionato attraverso l’Isee e i crediti accademici dalle graduatorie degli enti regionali. Mentre il restante 70 per cento avrà un prezzo calmierato, con un canone inferiore di almeno il 15 per cento rispetto al valore medio di mercato della zona, calcolato sui contratti registrati dall’Agenzia delle entrate.
Passiamo alla seconda tranche: altri 30mila posti letto circa, anche se non ancora fisicamente esistenti. Le stanze dovrebbero diventare disponibili, con gli stessi criteri di accesso della prima tranche, a partire dal 2027. Cassa depositi e prestiti, che gestisce per conto del Mur questa seconda parte del bando, ha completato la sottoscrizione di tutti gli atti d’obbligo con i soggetti attuatori. Contratti vincolanti, non intenzioni, visto che un passo indietro comporterebbe penali.
Ai 60mila del Pnrr si aggiungono infine altri 3.200 posti, finanziati con risorse nazionali messe a disposizione dal dicastero per iniziativa della ministra Anna Maria Bernini. Infine, il 40 per cento del totale finanziato con fondi Pnrr sarà riservato alle regioni del Sud Italia.
Sul fronte temporale, però, il percorso non è stato così lineare. La scadenza originaria del Pnrr imponeva la consegna di tutti i 60mila posti in un unico blocco entro giugno 2026. Nel marzo 2025 l’obiettivo veniva definito da più osservatori “irraggiungibile”: l’Unione degli universitari, in un report, contava sulla base dei decreti ministeriali 11.623 posti letto approvati, di cui solo 2.959 costruiti ex novo. Il governo, in un question time alla Camera del 26 febbraio 2025, ne rivendicava invece 22.200. Con la legge di Bilancio e l’intervento di Cassa depositi e prestiti, il traguardo è stato poi ridisegnato in due scadenze: 30mila posti entro il 15 luglio 2026 e i restanti 30mila entro il 15 maggio 2027. Insomma, un calendario riscritto e in ritardo rispetto ai progetti iniziali.
“Abbiamo raggiunto un obiettivo strategico del Pnrr, un traguardo ambizioso”, ha dichiarato oggi la ministra Bernini, rivendicando “il risultato di un lavoro enorme” costruito con il commissario straordinario Manuela Manenti. “Uno sforzo che ha consentito di invertire un paradigma: passare dalla realizzazione di 40mila posti letto in 20 anni, a 60mila in tre; da 2mila posti letto l’anno a 20mila”. E ha aggiunto: “Ogni nuovo posto letto significa rafforzare il diritto allo studio dando a una ragazza o a un ragazzo una possibilità in più: scegliere l’università che desidera, anche lontano da casa, senza che il costo dell’abitare diventi un ostacolo”.
Chi resta fuori dal perimetro
Già, perché il punto è proprio questo. Secondo i dati del ministero, gli studenti immatricolati fuori dalla propria provincia o regione di residenza sono quasi 650mila. Per la grande maggioranza di loro, l’unica strada a oggi resta il mercato privato. Ed è un mercato che, nell’ultimo anno, si è mosso in direzioni opposte a seconda della città. Secondo l’ultimo rapporto di Immobiliare.it Insights, il canone medio di una stanza singola è sceso a livello nazionale del 6,2 per cento, attestandosi sui 575 euro al mese: un calo che gli analisti attribuiscono non a un’offerta improvvisamente più abbondante, ma a un crollo della domanda, con i contatti agli annunci scesi di quasi il 22 per cento su base annua.
Milano resta comunque la città più cara, 704 euro al mese per una singola nonostante una caduta del 4 per cento. A Roma, al contrario, i prezzi sono saliti del 7 per cento arrivando a 615 euro, pur con una domanda in flessione di oltre il 30 per cento. Salgono ancora, in doppia cifra, gli affitti a Pescara (+28,6 per cento, 388 euro), Trieste (+16,7 per cento, 369 euro), Palermo (+13,6 per cento, 315 euro), Bari (+12,2 per cento, 426 euro), Genova (+11,9 per cento, 408 euro), Pisa (+10,7 per cento, 364 euro) e Pavia (+10,2 per cento, 400 euro).
Dietro le percentuali, restano però le esperienze reali. A Cinecittà, a Roma, un annuncio rivolto “solo a studenti o lavoratori non residenti” propone un letto singolo incassato in un armadio, con la scrivania in fondo a un ambiente stretto come un corridoio. Il tutto per la modica cifra di 450 euro al mese, in un appartamento condiviso con altre quattro persone.
A Venezia - tra le residenze Camplus di Santa Marta e San Giobbe – la portavoce della rete studentesca di Venezia Angelica Morresi racconta di doppie così strette da avere “la testa o i piedi attaccati a quelli del coinquilino” e di cucine comuni pensate per 50 persone a piano con solo otto fornelli. Sul mercato libero, in Laguna, una singola può superare i mille euro al mese, una doppia arrivare a 500 euro a posto letto.
Ancora, a Pavia il fenomeno si specchia al contrario: la città lombarda è diventata la valvola di sfogo anche di chi lavora o studia a Milano ma non può permettersi di viverci. “È un fenomeno diffuso in tutta la provincia”, spiega Giulia Papandrea, dell’Udu di Pavia. “Ma in città, dove si somma anche la domanda di chi studia nel nostro ateneo, rischia di creare un cortocircuito: o non si trova casa, o i prezzi si alzano per restare competitivi con Milano”.