AARAU – «Non tornerò a casa senza mia figlia con me». Alla madre di Maria Spinelli è toccato vivere il momento «molto doloroso» di riconoscere la figlia all’ospedale di Aarau, in Argovia, Svizzera. «Non ci sono parole umane per descrivere il dolore di una madre che perde la propria figlia, soprattutto ora, nel momento più bello, luminoso e vibrante della tua vita», è il ricordo ultimo di Gulmira Israilova della figlia, 22 anni, unica vittima di un killer che sabato sera ha sparato nel mucchio su una folla di giovani, all’uscita da un festival techno nella zona di Schachen, ferendone altri cinque. Nonostante le pressioni e le richieste di chiarezza, solo oggi, in una conferenza stampa indetta due giorni fa, le forze dell’ordine elvetiche promettono di far calare il muro di silenzio alzato sul 43enne, svizzero, fermato - forse costituitosi in un altro cantone - 24 ore dopo l’assalto.
Il movente dell’attacco
Solo oggi dunque gli investigatori sostengono di poter comunicare il movente de…
AARAU – «Non tornerò a casa senza mia figlia con me». Alla madre di Maria Spinelli è toccato vivere il momento «molto doloroso» di riconoscere la figlia all’ospedale di Aarau, in Argovia, Svizzera. «Non ci sono parole umane per descrivere il dolore di una madre che perde la propria figlia, soprattutto ora, nel momento più bello, luminoso e vibrante della tua vita», è il ricordo ultimo di Gulmira Israilova della figlia, 22 anni, unica vittima di un killer che sabato sera ha sparato nel mucchio su una folla di giovani, all’uscita da un festival techno nella zona di Schachen, ferendone altri cinque. Nonostante le pressioni e le richieste di chiarezza, solo oggi, in una conferenza stampa indetta due giorni fa, le forze dell’ordine elvetiche promettono di far calare il muro di silenzio alzato sul 43enne, svizzero, fermato - forse costituitosi in un altro cantone - 24 ore dopo l’assalto.
Il movente dell’attacco
Solo oggi dunque gli investigatori sostengono di poter comunicare il movente dell’attacco e fare ufficialmente chiarezza su quanto si ipotizza in ambienti vicini a fonti d’indagine. E cioè che il fermato abbia un passato e un presente di disturbi psichiatrici a cui non sarebbero seguite le opportune cure e che abbia imbracciato un fucile d’assalto e una pistola, sparando oltre 30 colpi, per seguire una sorta d’impulso a fare fuoco, spinto da una qualche forma d’odio dai contorni da definire. Armi che forse deteneva da riservista. Si capirà poi se secondo le forze dell’ordine abbia effettivamente agito da solo, «un’ombra nera» armata a fare fuoco sui giovani alla fine di una serata di divertimento prima di fuggire tra i boschi sparando anche contro l’auto di un nomade di un insediamento limitrofo. Oppure se con lui ci fossero anche dei complici, come hanno sostenuto da subito vari testimoni che quella sera hanno sentito gli spari provenire contemporaneamente da direzioni diverse.
I colpi nel mucchio
Nella grande area di Schachen, un’enorme zona verde ricreativa, la vita intanto sembra tornata quella di sempre da queste parti, disciplina e tranquillità, almeno all’apparenza. I bambini giocano a calcio, turisti e locali prendono il sole in piscina, l’ippodromo ha riaperto. Ritorna sul posto Kilian Wenner, il giovane svizzero che ha soccorso Maria: «Ho provato a rianimarla, mi chiedeva aiuto e mi è morta tra le braccia». E proprio mentre le praticava il massaggio cardiaco è stato ferito da un proiettile sulla parte bassa del corpo, una ferita fortunatamente lieve. Come lui è rimasta ferita anche una giovane tedesca di 24 anni, Alexa S., colpita alla gamba: «Mi sono nascosta sentendo gli spari, è stato terribile».
Proprio a quell’uscita dell’ippodromo, da ieri riaperta al pubblico, Maria Spinelli è stata colpita a morte, probabilmente alla schiena mentre cercava riparo. Anche il padre di Maria, ieri, è arrivato ad Aarau per le pratiche di riconoscimento. Tramite il suo legale, Bruno Gallo, chiede alle istituzioni italiane di «disporre un volo di Stato per il rientro della salma in Italia: davanti alla morte violenta di una ragazza di 22 anni, lo Stato faccia sentire la propria presenza».
La denuncia della madre
La madre di Maria ieri, assieme all’altra figlia e alla console italiana in Svizzera, è andata alla polizia cantonale a sporgere formale denuncia per l’omicidio della figlia, una prassi d’obbligo. In una lettera la donna, assistita dall’avvocato Antonella Crudeli, di Maria ricorda «gli occhi grandi come due lampade». E ripercorre gli ultimi contatti con la figlia, trasferitasi in Svizzera lo scorso marzo «in cerca di una nuova vita»: «Mi dicevi che eri finalmente felice, che ti sentivi realizzata, che eri letteralmente rinata. Sprizzavi gioia da tutti i pori, eri un vulcano di vita». Poi aggiunge parole di rimorso, «quella tua immensa felicità a me stonava dentro. Non riuscivo a credere, o forse non osavo sperare, che dopo tante sofferenze la mia piccola Maria avesse finalmente trovato la sua oasi di pace. Un presentimento? Forse sì. Accetta le scuse di una madre che non è riuscita a proteggerti dalle insidie e dalle ingiustizie di questo mondo, e dalle troppe cattiverie che hai incontrato sul tuo cammino».