La svolta del Veneto: passa la legge sul fine vita, la prima del centrodestra
dalla nostra inviata Brunella GiovaraIl Veneto ha finalmente una legge sul suicidio medicalmente assistito, approvata ieri con una votazione veloce, seppure tra molte tensioni durante il voto dei molti emendamenti e subemendamenti, e alcune intemperanze da parte di chi non voleva assolutamente questo importante passaggio. Una “legge di civiltà”, l’ha definita il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, che fin da subito — e allora era governatore del Veneto — ha appoggiato questa battaglia. Il testo base era stato presentato dall’Associazione Luca Coscioni il 30 giugno 2023, sostenuto da 9mila firme, e arrivò per la prima volta in quest’aula il 19 gennaio 2024. Non passò per un voto, è passata oggi, e così il Veneto è la prima regione guidata dal centrodestra a dotarsi di regole che riguardano la gestione del fine vita.
Il Veneto ha finalmente una legge sul suicidio medicalmente assistito, approvata ieri con una votazione veloce, seppure tra molte tensioni durante il voto dei molti emendamenti e subemendamenti, e alcune intemperanze da parte di chi non voleva assolutamente questo importante passaggio. Una “legge di civiltà”, l’ha definita il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, che fin da subito — e allora era governatore del Veneto — ha appoggiato questa battaglia. Il testo base era stato presentato dall’Associazione Luca Coscioni il 30 giugno 2023, sostenuto da 9mila firme, e arrivò per la prima volta in quest’aula il 19 gennaio 2024. Non passò per un voto, è passata oggi, e così il Veneto è la prima regione guidata dal centrodestra a dotarsi di regole che riguardano la gestione del fine vita.
Questo nell’attesa che il Parlamento legiferi sul tema (ma non succede mai, nonostante i tre richiami della Corte costituzionale, che nel 2019 ha riconosciuto il suicidio medicalmente assistito). Nell’attesa, tre regioni di centrosinistra (Toscana, Emilia Romagna, Sardegna) si sono dotate di regolamenti sul tema, e adesso tocca al Veneto (leghista), dove l’iter è stato sì a ostacoli, e il risultato non perfetto (ad esempio sul problema dei tempi, che è fondamentale per il paziente che vuole accedere alla procedura legale per il fine vita), ma “un passo importante per tutti i cittadini veneti, che devono avere certezza nelle risposte nel momento in cui chiedono di poter accedere alla morte volontaria assistita”, ha detto Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni.
Fine vita, Zaia: “Un voto per chi soffre, alla fine anche il Parlamento dovrà ascoltare la Consulta”
Il progetto è passato con 32 voti favorevoli, 4 astenuti e 14 contrari. “Amareggiato” il patriarca di Venezia, che appena ha saputo l’esito, ha detto che così “si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare a una deriva difficilmente controllabile”. Per monsignor Francesco Moraglia “la percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata”.
Decisivi per il risultato sono stati gli emendamenti presentati e votati nel primo pomeriggio, di cui dieci a firma del presidente della Regione Alberto Stefani: “Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, ha detto poi a legge approvata. E se si guarda alla conta dei voti, ecco gli schieramenti. No dai 9 consiglieri di Fratelli d’Itali. I tre di Forza Italia, che avevano libertà di coscienza: due astensioni e un voto a favore. Astenuto l’unico Udc. Nella Lega, contrario il capogruppo Barbisan, astenuto il commissario regionale Tomaello, ma favorevoli gli altri, Zaia e Stefani compresi, naturalmente. Contrari i due consiglieri di Resistere Veneto e il vannacciano Valdegamberi.
Compatta la minoranza, il campo largo non ha avuto esitazioni (compresa la consigliera Pd Bigon, che due anni fa aveva determinato la bocciatura, con la sua astensione). Elena Ostanel, che ha combattuto la battaglia forse più di tutti: “A chi dice che la legge è stata depotenziata, ricordo le 4 persone che sono decedute in Veneto prima di avere la risposta alla loro richiesta di poter accedere al fine vita”. Oggi c’è una legge che prevede l’istituzione di un Comitato bioetico regionale nominato dalla Giunta, la priorità delle cure palliative per chi le richiede, l’introduzione del parere rafforzato del medico palliativista (se la commissione si discosta dal suo parere, dovrà motivarlo). E sui tempi di risposta, che non sono indicati (dopo che la Corte costituzionale aveva bocciato l’indicazione prevista dalla Regione Toscana), “ora abbiamo una commissione medica permanente, che deve decidere immediatamente, tempestivamente, con celerità, con tempi compatibili con le condizioni cliniche del paziente”, spiega la Ostanel. “Il diritto sancito dalla Corte costituzionale c’è, quindi”.
E’ invece passato l’emendamento che prevede la presenza delle associazioni Pro vita durante l’iter informativo a cui accederanno i malati terminali. Una “presenza” non meglio definita, e molto contestata. I Pro Vita hanno commentato così: “E’ un attacco alla vita e un vile tradimento dei cittadini da parte di alcuni consiglieri di centrodestra”. Ci sarà una resa dei conti, prima o poi.