VENEZIA – Ci fosse una legge nazionale, non saremmo qui nello studio di Luca Zaia, affacciato sul Canal Grande, a parlare dell’importanza di questa giornata, «che ha un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi».
Sta accusando qualche partito?
«No. Ma è dal 2009 che si parla di questi temi. Dal caso di Eluana Englaro. È un tema che seguo da anni, e penso che sia l’occasione per dire che la politica su temi come questo deve avvalersi della libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra. Se fai un sondaggio, trovi favorevoli e contrari a destra e sinistra. Prova ne è che non è passata ma…
VENEZIA – Ci fosse una legge nazionale, non saremmo qui nello studio di Luca Zaia, affacciato sul Canal Grande, a parlare dell’importanza di questa giornata, «che ha un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi».
Sta accusando qualche partito?
«No. Ma è dal 2009 che si parla di questi temi. Dal caso di Eluana Englaro. È un tema che seguo da anni, e penso che sia l’occasione per dire che la politica su temi come questo deve avvalersi della libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra. Se fai un sondaggio, trovi favorevoli e contrari a destra e sinistra. Prova ne è che non è passata mai una legge».
Qui, nel Veneto leghista, e cattolico, è infine passata.
«Un ulteriore segnale, che succeda in questa regione, che è marcatamente di centrodestra. Ma prima o poi se ne aggiungeranno altre, perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura, ha aperto. Poi ha sollecitato tre volte i diversi Parlamenti affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra, e farla».
E perché non si fa? E poi, ci spieghi perché anche alcuni consiglieri del suo partito hanno votato contro.
«In un Paese democratico c’è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente. E guardi che non metto nessuno sul banco degli imputati, la Meloni, la destra, la sinistra… Con libertà di coscienza e voto segreto avremmo delle sorprese».
Lei di recente ha invitato il cardinale Zuppi nel suo Fienile, e avete anche parlato di fine vita, giusto?
«Zuppi, uomo di profonda religiosità, e di alto profilo di pensiero, ha detto quello che deve dire un uomo della sua caratura: la Chiesa è contro il fine vita. Ma ha aggiunto, “se parliamo di accanimento terapeutico, la Chiesa è contro”. Perché ha la coscienza che non curiamo più i cittadini con il salasso e le sanguisughe, e abbiamo livelli di cura altissimi. Questo per dimostrare che le cure sono altamente performanti. Le palliative? Il Veneto è al primo posto. Ma se c’è qualcuno che nel suo stadio di malato terminale chiede di poter gestire il proprio fine vita, credo sia corretto farglielo gestire. Tramite una struttura pubblica».
Lei è cattolico?
«Certo, ma non penso che ci siano cattolici buoni e cattivi, perché la Chiesa deve accogliere, e abbiamo appena lasciato alle spalle un Papa molto progressista, che ha esordito parlando di gay, dicendo “chi sono io per giudicare?”. I cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno. È giusto che la Chiesa tenga un profilo alto, a tutela della vita, ma è altrettanto vero che noi istituzioni siamo chiamati ad applicare le leggi. La differenza tra me e un prete è che io devo applicare una legge, e il prete no».
Il patriarca di Venezia si è detto amareggiato per questa legge.
«Ha una posizione legittima, che va rispettata, di totale contrarietà. Ma lo Stato deve essere laico. E ricordo a tutti che nel 1982, quando la Dc governava questo Paese, approvò una legge per il cambio di sesso. Quindi, la Chiesa fa la Chiesa. È il nostro faro, detiene il Sacro Graal, ma i cattolici nelle istituzioni devono occuparsi non delle anime, ma dei corpi. Lì, devi essere laico. Esiste l’obiezione di coscienza per il medico, non per chi amministra».
In aula, qualcuno ha parlato di sterminio di massa, di cultura dello scarto.
«Se leggi le cartelle cliniche di chi fa domanda, capisci la sofferenza estrema. Ho conosciuti alcuni pazienti, come Stefano Gheller, e la signora Elena, di Spinea, che ha lasciato un video toccante, prima di farsi accompagnare da Cappato in Svizzera. Spiegava che non era un problema di cure palliative, ma di dignità. Non voleva che sua figlia la vedesse in condizioni terribili, ecco. E io stesso, Luca Zaia, se toccasse a me, vorrei poter decidere. Non mi sembra una posizione blasfema, è la tua libertà, che finisce dove inizia la mia. Ho una visione molto liberale, e non vuol dire che non sia rispettosa dell’umanità».
A chi dedicherebbe questa legge, se potesse?
«A tutti quelli che hanno sostenuto questo percorso, e sono cittadini anonimi, che chiedono di avere risposte. La signora Maria, che non milita in nessun partito o associazione. Le persone normali, perché chiunque ha avuto l’esperienza di un familiare, o un amico terminale, ha visto la sofferenza estrema. E tutti abbiamo pensato la stessa cosa: interromperla».