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El Niño: cos’è, perché si crea, come funziona e come e dove impatta

Il l fenomeno climatico El Niño (Getty Images/Science Photo Libra) 

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Tutte le risposte sul fenomeno ciclico naturale che non è legato alla crisi del clima, collegata invece all’aumento dei gas serra e delle emissioni di origine antropica per l’uso dei combustibili fossili, in atmosfera
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Che cos’è El Niño?

El Niño è un fenomeno climatico naturale che gli esperti hanno iniziato ad osservare dal 1500 e comprende il surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale. Il nome, che in spagnolo significa “Il bambino”, sarebbe stato attributo da pescatori peruviani che, notando come a Natale si verificava un insolito aumento delle temperature oceaniche nel Pacifico, lo hanno ribattezzato El Niño de Navidad, riferendosi alla nascita del Bambin Gesù.

Quando inizia e quando finisce?

El Niño è ciclico ma irregolare, si verifica in media tra i 2 e i 7 anni, con un intervallo tipico che oscilla tra i 3 e i 5 anni e può durare dai 9 mesi a oltre un anno. Si alterna a La Niña (che porta al contrario a un raffreddamento) e a fasi definite "neutre". Solitamente El Niño inizia a formarsi in primavera, si sviluppa in estate e raggiunge il picco intorno a fine anno, per poi esaurirsi pochi mesi dopo (per esempio nel febbraio 2027). Dal 1900 si contano almeno trenta episodi di El Niño.…

Che cos’è El Niño?

El Niño è un fenomeno climatico naturale che gli esperti hanno iniziato ad osservare dal 1500 e comprende il surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale. Il nome, che in spagnolo significa “Il bambino”, sarebbe stato attributo da pescatori peruviani che, notando come a Natale si verificava un insolito aumento delle temperature oceaniche nel Pacifico, lo hanno ribattezzato El Niño de Navidad, riferendosi alla nascita del Bambin Gesù.

Quando inizia e quando finisce?

El Niño è ciclico ma irregolare, si verifica in media tra i 2 e i 7 anni, con un intervallo tipico che oscilla tra i 3 e i 5 anni e può durare dai 9 mesi a oltre un anno. Si alterna a La Niña (che porta al contrario a un raffreddamento) e a fasi definite "neutre". Solitamente El Niño inizia a formarsi in primavera, si sviluppa in estate e raggiunge il picco intorno a fine anno, per poi esaurirsi pochi mesi dopo (per esempio nel febbraio 2027). Dal 1900 si contano almeno trenta episodi di El Niño. Uno degli ultimi, fra i più intensi, è quello del 2015-2016.

Perché si crea? Come funziona?

Per comprendere in maniera semplice (in realtà è un fenomeno molto complesso) la formazione di El Niño bisogna osservare il comportamento degli alisei, venti che tipicamente in condizioni normali spingono le acque calde superficiali verso ovest lungo il Pacifico, dal Sud America verso l’Asia. Durante un evento di El Niño gli alisei si indeboliscono: le acque calde possono spostarsi verso est e riducono la risalita di acque fredde (l’upwelling) lungo le coste sudamericane. L’acqua calda finisce così per distribuirsi su un’ampia area della superficie del Pacifico, alimentando il calore in atmosfera e portando, nel mondo, generalmente a un rialzo delle temperature e un possibile cambiamento e intensificazione delle perturbazioni. Nel globo questo ciclo è conosciuto come Enso, El Niño-Southern Oscillation.

Come e dove impatta?

Dire esattamente dove e come colpirà El Niño è complesso perché dipende dai periodi e dalle zone: generalmente le mappe della Noaa, Nasa, Omm e altri enti indicano una differenza in base alle zone che saranno rese più umide o più secche. In sostanza, più precipitazioni e rischi alluvioni oppure più caldo e rischi siccità. In Nord America, per esempio nel nord degli Stati Uniti e in Canada, si prevedono nuove ondate di calore. Nelle aree centrali invece El Niño intensificherà le piogge mentre nell’estremo sud degli Usa si attendono condizioni siccitose. In Sud America paesi come Cile, Perù, Argentina sono già colpiti in questi giorni dalle alluvioni e sono tra i più a rischio per inondazioni. In Brasile, Amazzonia, Venezuela e altri territori del nord c’è invece la minaccia siccità. In Europa e Italia siamo meno esposti alle dinamiche di El Niño e veniamo colpiti solo indirettamente. In Africa la zona del Corno d’Africa e il Sudafrica potrebbero sperimentare temperature elevate e seri rischi per i raccolti (in Sudan attualmente è già allarme per l’assenza di piogge e l’accesso al cibo). In Asia invece, per esempio in India, El Niño modifica le dinamiche dei monsoni portando a più caldo e meno piogge, compromettendo così l’agricoltura. Nel sud-est asiatico e in Indonesia preoccupano già ora i devastanti incendi in corso che si stanno propagando sui terreni secchi. Infine in Oceania, soprattutto in Australia, gli impatti sono spesso elevati: assenza di piogge, forte siccità e seri rischi per gli incendi.

Quando si parla di “Super El Niño”?

Un evento di El Niño è ufficialmente riconosciuto dagli esperti se le temperature superficiali mensili del mare nell'Oceano Pacifico tropicale centrale e orientale aumentano di +0,5 rispetto alla norma e persistono per almeno cinque periodi consecutivi sovrapposti di tre mesi. Quando l’aumento è di +2 gradi, allora i meteorologi parlano di Super El Niño.

Come si misura l’intensità di El Niño?

Prendiamo l’equatore: partendo dalle coste ovest australiane tiriamo una linea fino a quelle sudamericane: tutto quell’enorme tratto di oceano Pacifico viene diviso dagli scienziati in aree per analizzare e monitorare il ciclo dell’Enso (El Nino-Oscillazione Meridionale). La zona più vicina all’Australia ha un indice climatico detto “Niño 4”, quella più vicina alle coste americane “Niño 1+2”. In mezzo, circa, c’è il Niño 3.4 (centrale e orientale) quello maggiormente osservato per comprendere l’intensificazione del fenomeno. Attualmente nella zona di El Niño 3.4 i dati indicano temperature oceaniche superficiali già di +2,6° rispetto alla media trentennale. Con ogni probabilità a dicembre arriveremo a +4°, annientando i record precedenti (+3,1° nel 2015).

Questo fenomeno aumenta gli uragani?

Attualmente, mentre El Niño è ancora in formazione, sull’oceano Pacifico sono allineati tre diversi uragani, di categoria 4. Gli uragani nel Pacifico non sono così comuni: secondo gli esperti però durante la fase di El Niño è più comune che aumenti il rischio di formazione di uragani in questo oceano mentre diminuisce al contrario nell’oceano Atlantico (dove sono solitamente sono spesso osservati).

El Niño è legato alla crisi del clima?

No, El Niño è un fenomeno ciclico naturale, mentre la crisi del clima è collegata dall’aumento dei gas serra e delle emissioni di origine antropica, legate all’uso dei combustibili fossili, in atmosfera. Le temperature elevate di questa estate in Europa non sono per esempio direttamente collegate a El Niño e servirebbero precisi studi di attribuzione per trovare un link. Però, come hanno avvertito anche le Nazioni Unite, con un Pianeta che si avvia verso i +1,8 gradi di surriscaldamento globale rispetto all’era preindustriale, la somma del fenomeno naturale (El Niño) con quello innescato dall’uomo (la crisi del clima) sta portando la Terra verso scenari inesplorati che metteranno a dura prova – tra ondate di calore, innalzamento dei livelli dei mari e fenomeni meteo estremi – l’umanità e la biodiversità.

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