✕

Fine vita, Silvana Sciarra: “Dalle Regioni una lezione, ora si trovi una sintesi per tutti”

(ansa)
La ex presidente della Consulta: “Dopo anni i cittadini attendono ancorauna risposta unitaria. La politica non dimentichi lo spirito dei costituenti”
2 minuti di lettura

«I continui rinvii sul fine vita? Silvana Sciarra, già presidente della Corte Costituzionale, non rinuncia a una frecciatina. «Si può solo constatare che i cittadini attendono ancora la risposta unitaria che non hanno avuto dal legislatore. Ma non sono stati abbandonati dal giudice delle leggi, che ha indicato una via e proseguito il suo cammino ogni volta in cui è stato interpellato».

Presidente Sciarra, dalla Consulta avete spesso bacchettato i ritardi del legislatore sul tema. Lei era nel primo collegio quando la Corte ha assunto, nel 2019, la sentenza in cui sono stati fissati i paletti entro cui non è punibile il suicidio medicalmente assistito. Perché non è bastato, quello storico passo?

«La Corte interviene sulle questioni che le vengono sottoposte …

«I continui rinvii sul fine vita? Silvana Sciarra, già presidente della Corte Costituzionale, non rinuncia a una frecciatina. «Si può solo constatare che i cittadini attendono ancora la risposta unitaria che non hanno avuto dal legislatore. Ma non sono stati abbandonati dal giudice delle leggi, che ha indicato una via e proseguito il suo cammino ogni volta in cui è stato interpellato».

Presidente Sciarra, dalla Consulta avete spesso bacchettato i ritardi del legislatore sul tema. Lei era nel primo collegio quando la Corte ha assunto, nel 2019, la sentenza in cui sono stati fissati i paletti entro cui non è punibile il suicidio medicalmente assistito. Perché non è bastato, quello storico passo?

«La Corte interviene sulle questioni che le vengono sottoposte e afferma la sua autorevolezza mostrando coerenza nelle decisioni. Non può spingersi oltre. Mi lasci dire che quell’esperienza è impressa in me per la profondità e l’emozione che caratterizzò il confronto in camera di consiglio. Sensibilità diverse, anche marcate, dei giudici si sono via via accomodate intorno a soluzioni che hanno soppesato il valore della vita con il fardello della sofferenza. Molto spazio delle riflessioni e della documentazione esaminata ruotò intorno alle cure palliative e all’alleanza terapeutica medico-paziente, espressione di competenze e umanità».

Risultato: ora avremo venti repubblichette, ciascuna con il suo sistema sul fine vita?

«Trascorrono gli anni, capisco sia amaro. Ma il mio auspicio e di chiunque guardi alla tutela della persona, principio fra i più alti dei costituenti, è che questa legge nazionale arrivi, e sia in grado di riprodurre l’equilibrio bilanciato che la Corte ha indicato».

Equilibrio tra quanti fattori?

«Essenzialmente, due esigenze. Da un lato, la libera scelta di chi vive la sofferenza estrema ed irreversibile ben individuata dalla Corte; e dall’altro un sistema sanitario pubblico che sappia erogare l’assistenza in quelle condizioni».

Ma qui è il punto. Per FdI, la legge dovrebbe tenere fuori il Servizio sanitario. Come se ne esce?

«Si è trattato di un punto qualificante, durante l’ampio e profondo dibattito che abbiamo avuto all’epoca, in camera di consiglio. Si escluse il ricorso ai privati per tenere salda la protezione della dignità del paziente. Difficile immaginare come sia superabile».

Questa frammentazione è quindi il frutto di un fallimento della politica^

«Non spetta a me parlare di fallimento, ma riscontrare l’assenza di un comune sentire nel luogo, il Parlamento, in cui devono essere esaltate capacità di sintesi da parte degli eletti. La Corte aveva segnato un cammino da percorrere nella sua prima decisione e lo ha precisato nelle altre pronunce, assolvendo a un compito che non può eludere, in quanto giudice dei diritti e organo supremo di garanzia».

Se anche una Regione guidata dal centrodestra riesce ad elaborare una legge, significa che il Parlamento è ostaggio dei diktat della maggioranza?

«Trovo davvero difficile ricondurre un dibattito, così sensibile eticamente, e così doloroso nella vita di chi combatte contro sofferenze intollerabili, dentro lo schema di una contrapposizione fra poli. Alcune regioni sono riuscite a raggiungere una sintesi prima del Parlamento, è un fatto...».

Senza esondare dal loro ruolo?

«No, appunto. A mio parere, lo hanno fatto nel pieno rispetto delle loro competenze. Mi pare un segno di vitalità, in cui prevale – lo ribadisco – l’urgenza di fornire risposte. I costituenti evocano la spiritualità del clima in cui si svolgeva il loro confronto. Non dimentichiamo quella parola».

In definitiva, quale approccio si dovrebbe privilegiare?

«Vicinanza, fiducia, ascolto. Amore. Sono le prime parole che mi vengono in mente quando penso a ciò che ricerca chi soffre. E chi assiste deve saper distinguere la compassione dall’egoismo; l’aiuto dalla paura dell’abbandono. Temi profondi che toccano le corde più sensibili di ognuno di noi».

Leggi i commenti