Famiglia nel bosco, Nathan e Cate: “Distrutti dal dolore e preoccupati per la salute dei figli”
di Corrado ZuninoROMA – L’ordinanza di Tribunale che, lunedì scorso, ha avviato un percorso per il possibile ricongiungimento della famiglia Trevallion-Birmingham, l’ormai famosa famiglia nel bosco, non ha sedato le tensioni presenti nella storia, piuttosto ha nuovamente acuito problemi che sembravano sulla strada della soluzione.
In un video di quattro minuti e mezzo, il padre Nathan Trevallion e la madre Catherine Birmingham si definiscono distrutti per i contenuti di un’ordinanza che non offre tempi certi e chiedono preoccupati: “Quanto tempo ancora i nostri figli resteranno nella struttura di Vasto? Sono lì da dieci mesi”.
I due genitori, leggendo alternativamente un testo in italiano, dicono che non è giusto costringere i loro figli…
ROMA – L’ordinanza di Tribunale che, lunedì scorso, ha avviato un percorso per il possibile ricongiungimento della famiglia Trevallion-Birmingham, l’ormai famosa famiglia nel bosco, non ha sedato le tensioni presenti nella storia, piuttosto ha nuovamente acuito problemi che sembravano sulla strada della soluzione.
In un video di quattro minuti e mezzo, il padre Nathan Trevallion e la madre Catherine Birmingham si definiscono distrutti per i contenuti di un’ordinanza che non offre tempi certi e chiedono preoccupati: “Quanto tempo ancora i nostri figli resteranno nella struttura di Vasto? Sono lì da dieci mesi”.
I due genitori, leggendo alternativamente un testo in italiano, dicono che non è giusto costringere i loro figli a frequentare la scuola pubblica quando insieme allo staff avevano costruito un progetto di scuola domiciliare “molto simile a quello che già stavano seguendo nella casa famiglia”. Nathan e Catherine parlano del dolore di migliaia di famiglie a cui “sono stati tolti i figli” e si augurano che il loro caso accenda “una luce” sulle storie dei procedimenti minorili.
In queste ore si è allargato, poi, un nuovo problema. Mercoledì e giovedì scorso i protagonisti istituzionali della vicenda hanno provato ad allestire un incontro a distanza per tentare di mettere a terra le indicazioni presenti nelle 17 pagine scritte dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila: a quale scuola pubblica saranno iscritti i tre figli di Nathan e Catherine, da quasi dieci mesi ospitati nella casa famiglia di Vasto? Chi li accompagnerà in classe? Che orario faranno, visto che oggi hanno la possibilità di trascorrere alcuni pomeriggi con i genitori nella casa offerta dal Comune di Palmoli alla famiglia e che Vasto e Palmoli sono distanti tre quarti d’ora in auto?
Famiglia nel bosco, Nathan e Cate: “Distrutti dal dolore e preoccupati per la salute dei figli”
Per due volte le riunioni operative sono saltate a causa dell’assenza dell’assistente sociale, considerata dal team che segue la famiglia nel bosco una oppositrice di Catherine. Per questa assenza, gli incontri familiari non sono potuti avvenire nel corso della settimana che sta finendo e, così, l’avvocato Simone Pillon ha scritto una pec di protesta e sollecitazione al servizio sociale Ecad 14 Altovastese.
Ora il legale fa sapere: “Immediatamente dopo la comunicazione del decreto, abbiamo chiesto una riunione per risolvere con tutti gli attori istituzionali i delicati e complessi problemi di attuazione pratica delle indicazioni del Tribunale. Sia la tutrice che la curatrice nonché i medici del servizio di Neuropsichiatria infantile di Atessa hanno immediatamente offerto la loro disponibilità. Spiace prendere atto che il Servizio sociale affidatario abbia rimandato sia la propria disponibilità sia - e ciò è più grave - la concreta applicazione dei rientri a Palmoli dei minori. Anche le rassicurazioni verbali, ricevute giovedì, circa una comunicazione via email che avrebbe dovuto arrivare entro venerdì 4 settembre, sono rimaste lettera morta”.
Continua l’avvocato: “Ad oggi non solo non è stato avviato il programma di rientro dei minori, ma non è stata neppure offerta alcuna data utile per il richiesto incontro tra le parti. Il segnalato allarme sullo stato di salute dei bambini avrebbe dovuto essere preso in considerazione dal Servizio consigliando quella stessa urgenza e immediatezza di intervento che era stata applicata quando si è trattato di portare i minori in casa-famiglia o di allontanarne la madre. Si prende pertanto atto dell’inerzia e della inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche, che non è giusto siano fatte pagare ai minori. Ferma restando la piena disponibilità alla collaborazione”.
L’avvocato Pillon chiede all’assistente sociale “di procedere con urgenza agli adempimenti”. Scrive: “Non sarebbe ammissibile che i minori, dopo mesi di permanenza in casa famiglia, vedano ulteriormente compressi per ragioni amministrative i loro - sia pur minimali - diritti”.
Infine, nelle chat dei gruppi vicini alla famiglia, ad alcuni dei quali partecipa la stessa Catherine Birmingham, circola un post in cui si sostiene che, dopo aver visto la videoregistrazione dell’ascolto dei bambini in tribunale, l’interpretazione data dai giudici alle parole dei tre fratellini sia stata forzata: “In verità non vogliono andare a scuola e non hanno detto che stanno bene all’interno della casa famiglia”.