Cronaca

Tramontano “Giusto l’appello del papà di Lorena alla politica, basta con incitamenti all’odio”

Tramontano “Giusto l’appello del papà di Lorena alla politica, basta con incitamenti all’odio”

Tre anni fa la figlia Giulia è stata uccisa dal compagno Alessandro Impagnatiello. “Bisognerebbe parlare di umanità e rispetto ma secondo me, oggi, ci circonda un clima di contrapposizione a questi sentimenti”.

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Franco Tramontano sa cosa si prova. Sua figlia Giulia è stata uccisa a 29 anni dal compagno Alessandro Impagnatiello, il 27 maggio di tre anni fa. E ora guarda il disperato appello di Franco Isceri, il papà di Lorena. Si riaccende il dolore: «Ha tutta la mia vicinanza, condivido il suo messaggio alla politica, affinché sia unita su temi come il femminicidio».

Cosa pensa delle parole di quel padre?

«Si porterà dentro il dolore per sempre. Eppure ha avuto la sensibilità di fare un appello all’unità, alla collaborazione. Ha tutta la nostra vicinanza, come famiglia. Solo chi vive certe cose può capire cosa significa. Per gli altri è una disgrazia. Per noi è la fine della vita».

Ha colpito il suo richiamo alla politica. Condivide?

«Sì, è un richiamo affinché si mettano da parte i contrasti e si lavori insieme. La politica a questo serve. Penso che quello dei femminicidi rimanga un problema culturale. Bisogna parlare con i ragazzi nelle scuole. Insegnare l’umanità e il rispetto. Non puoi decidere che, se una persona ti dice di no, tu l’ammazzi».

La politica ne farà tesoro?

«Bisognerebbe parlare di umanità e rispetto ma secondo me, oggi, ci circonda un clima di contrapposizione a questi sentimenti. Viviamo in un mondo devastato dalla guerra. Quindi l’appello è giusto, c’era bisogno di un segnale. Ma non possiamo, nel frattempo, assistere ad azioni politiche che hanno all’interno l’odio. Altrimenti tutto quello che ci diciamo non ha valore».

E pensare che Vannacci vuole abolire il reato di femminicidio…

«Col suo programma penso si torni indietro agli anni Trenta. Pure l’ex premier Monti gli ha detto che è anticostituzionale. Abolire il reato di femminicidio è impensabile, quella legge è stata un passo avanti, punisce un fatto specifico: “Ti uccido perché non vuoi stare con me”. E va giudicato con una specifica norma».

Il papà di Lorena dice: “La mia vita non ha alcun senso”. Da padre a padre, si sente di dirgli qualcosa?

«Gli vorrei dire di trovare la forza di andare avanti, comunque. Pensare che Lorena continua a vivere. Sì, anche se noi non la vediamo e non la sentiamo, lei è con noi ed è importante quello che ha lasciato. Ogni figlio lascia sempre delle cose indelebili che ricordi per sempre. Mia figlia ha vissuto ancora meno, ma ha lasciato delle cose che ogni giorno riviviamo».

“Nessuna donna deve morire così. Nessuna donna deve soffrire…”. Ogni volta ci rifugiamo nella speranza del “mai più”?

«Lo so…Il problema è che le vittime sono tante. Giorno per giorno. Dobbiamo superare una generazione, questa generazione. Veniamo dalla cultura del patriarcato, del possesso, che ci rende quasi irrecuperabili. Per questo bisogna iniziare dai bambini. Io vado a parlare pure nelle scuole d’infanzia. Magari iniziando con parole meno aggressive e forti. Ma insegnando il rispetto. Per chi ha una lingua diversa, un colore della pelle diverso e così via».

Delle parole di Isceri colpisce anche il senso di colpa che tormenta chi rimane.

«Non me ne parli, dei sensi di colpa. I miei non li ho sconfitti ancora. A volte arrivo a dirmi: “Non dovevo permettere a mia figlia di andare via. Forse sarebbe ancora qui”. Ma non è vero, non lo penso, e non ho sbagliato io. Lo capisco benissimo, quel padre. Anche noi eravamo una famiglia felice. Solo ora stiamo cercando di ricominciare».

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