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Caldo, El Niño più potente di sempre colpirà l’Europa solo in maniera indiretta

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Il fenomeno potrebbe causare alluvioni in Sudamerica, siccità in Australia e Indonesia, modifiche ai monsoni in Asia, caldo estremo in Africa. Da noi si potrebbe ipotizzare un autunno più caldo, meno neve ed effetti sull’import
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C’è una sola certezza: dobbiamo farci trovare pronti. Con sistemi di allerta (in grado di salvare vite); infrastrutture capaci di preservare l’acqua; protezione dei raccolti; adattamento e soluzioni per affrontare gli impatti dei fenomeni meteo estremi. Per il resto, per sapere come impatterà esattamente il Super El Niño sull’Italia e l’Europa, è troppo presto, anche se ci sono delle prime indicazioni, ma si tratta di previsioni stagionali a tre mesi (e dunque fino a metà dicembre) che riguardano neve ed eventi estremi.

Il più potente di sempre

L’allarme mondiale lanciato dall’Onu ui possibili impatti di questo fenomeno naturale che sarà probabilmente “il più potente di sempre” è stato chiaro, con specifici riferimenti a livello globale. Come sappiamo infatti El Niño, legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale, è un evento che colpirà in maniera diversa a seconda delle zone del mondo: può portare ad alluvioni in Sudamerica, siccità in Australia e Indonesia, modifi…

C’è una sola certezza: dobbiamo farci trovare pronti. Con sistemi di allerta (in grado di salvare vite); infrastrutture capaci di preservare l’acqua; protezione dei raccolti; adattamento e soluzioni per affrontare gli impatti dei fenomeni meteo estremi. Per il resto, per sapere come impatterà esattamente il Super El Niño sull’Italia e l’Europa, è troppo presto, anche se ci sono delle prime indicazioni, ma si tratta di previsioni stagionali a tre mesi (e dunque fino a metà dicembre) che riguardano neve ed eventi estremi.

Il più potente di sempre

L’allarme mondiale lanciato dall’Onu ui possibili impatti di questo fenomeno naturale che sarà probabilmente “il più potente di sempre” è stato chiaro, con specifici riferimenti a livello globale. Come sappiamo infatti El Niño, legato al surriscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale, è un evento che colpirà in maniera diversa a seconda delle zone del mondo: può portare ad alluvioni in Sudamerica, siccità in Australia e Indonesia, modifiche ai monsoni in Asia, caldo estremo in Africa, ma esistono anche luoghi del Pianeta - come l’Europa - dove i suoi effetti sono indiretti. Sappiamo per esempio che, da sempre, El Niño si intensifica a fine anno verso Natale (da qui il nome riferito al Bambin Gesù) e, in questo ciclo, perdurerà almeno fino a febbraio 2027.

Gli effetti in Europa

Nonostante gli appelli, per certi versi spaventosi come quello della ministra dell’Ambiente britannica Angela Eagle a fare “scorta di viveri e alimenti a lunga conservazione”, non abbiamo idea di come El Niño potrebbe modificare esattamente l’autunno e l’inverno in Europa. A livello di cibo sicuramente comprometterà l’import: sta già minacciando diverse colture nel mondo e in Sudamerica, come in Perù, il comparto della pesca di alcune specie è già in crisi. Essendo effetti indiretti per l’Europa, per ora si possono quindi solo osservare le prime indicazioni dei modelli per l’inverno 2026-2027, che sono comunque ancora troppo poco attendibili.

Il noto sito di meteorologia Severe Weather è tra i primi a sbilanciarsi, usando un mix di dati e modelli ECMWF, NOAA e UKMO. Ipotizzano una prima fase dell’inverno con poca neve generale (ad eccezione delle Alpi), possibili temperature più miti in autunno e prima fase dell’inverno e, in generale, rischi di “shock idroclimatico” dovuti a terreni resi secchi dalla siccità che, come già avviene a causa delle crisi del clima e mari bollenti carichi di energia, dovranno affrontare forti piogge intense e magari brevi, con rischi di alluvioni e inondazioni.

Si tratta, ribadiamolo, solo di “previsioni” e, annunci drammatici come quelli della ministra inglese, “non servono per ora, perché non abbiamo il quadro della situazione per l’Europa” spiega a Repubblica Gianmaria Sannino, climatologo e responsabile della Divisione Enea Clima che studia da tempo El Niño.

Le zone più colpite

“Per prima cosa dobbiamo specificare che questo El Niño sarà fuori scala: dunque si apre una finestra sull’ignoto perché è la prima volta che sarà così potente e non possiamo conoscere esattamente gli effetti. Sì, ci sono delle zone del mondo che sappiamo già che rispondono molto fortemente, ovviamente tutte quelle adiacenti a dove si forma, come Australia, Indonesia, Sudamerica. Ma man mano che ci allontaniamo dal Pacifico equatoriale è più complesso stabilire cosa accadrà”.

Per l’Italia e l’Europa però il discorso è diverso perché “la dinamica atmosferica dell'Europa è una dinamica atmosferica bella solida che risponde in realtà ad altre oscillazioni di pressione, in particolare alla Nord Atlantic Oscillation (NAO). Quando El Niño incontra una circolazione molto importante e definita come quella legata al NAO, potrebbe modificare leggermente quel segnale ma difficilmente stravolgerlo. Ecco perché si parla di effetti indiretti da noi”.

Per aiutarci a capire Sannino fa un esempio: “È come se avessimo un termosifone in una stanza, che in questo caso è il Pacifico. Se lo sposti all’interno della stanza la circolazione cambia ma fondamentalmente solo nella stanza. Però quella stanza è interessata dalle onde di Rossby, onde planetaria che circolano in tutta la Terra. L’andamento di quelle onde può essere modificato e cominciano a prendere una forma differente a tal punto che in alcune zone riescono realmente a modificarti il clima in una determinata stagione. Ma questa variazione delle onde da noi è meno determinante perché appunto c’è il NOA: ci possono essere variabilità locali, ma El Niño più di tanto non riesce a destabilizzare”. O meglio, El Niño che conoscevamo dagli studi degli ultimi anni non ci riesce. Perché quello nuovo in formazione, gigantesco, potrebbe aprire a nuovi scenari.

Scenario ignoto

“In questo - dice Sannino - effettivamente siamo ancora nell’ignoto”, anche perché bisogna sempre tenere presente per esempio gli effetti già palesi della crisi del clima, come il Mediterraneo caldissimo e carico d’energia. Per ora possiamo dunque affidarci solo, come indicazioni, alle previsioni stagionali.

“Quello che si osserva è la possibilità di un ottobre che sembrerebbe un po’ più mite. Potrebbe essere un primo effetto di El Niño dalle nostre parti ma in realtà, nei primi mesi dell’autunno, El Niño lavora molto sulla troposfera, la parte bassa dell’atmosfera, dove si formano nuvole e tutto il resto. Generalmente i fenomeni del passato, in questa prima fase, portavano più caldo anche da noi. Ma poi per paradosso da gennaio l’effetto va oltre la troposfera e finisce nella stratosfera dove abbiamo il famoso vortice polare: destabilizzare il vortice polare significa che potremmo avere quei famosi fenomeni di gocce fredde che arrivano nel Mediterraneo e ti portano all’improvviso tanto tanto freddo”.

Per questo, anche per queste due facce di El Niño, “è troppo presto per sbilanciarsi. L’unica cosa che possiamo dire è che sicuramente ci darà un assaggio del futuro perché, questo gigante, contribuirà a rendere il 2027 probabilmente l’anno più caldo di sempre, uno di quelli che, con la crisi del clima, ci mostrerà il nuovo volto del Pianeta in cui dovremo vivere”.

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