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Un altro colpo all’arte nella casa di Renoir a Cagnes-sur-Mer: rubati due capolavori

Uno dei dipinti Pierre-Auguste Renoir, "Coco al tavolo", rubato dal Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer

 

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A meno di un anno dallo shock del furto al Louvre, la Francia si scopre sempre più fragile nella difesa del suo patrimonio
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Nel giardino di ulivi sono rimasti due grandi sacchi neri, gettati via nella fuga. I nastri della polizia scientifica segnano il punto della recinzione tagliata dai ladri. È da lì che, alle prime luci dell’alba, due uomini sono riusciti a entrare nella casa dove Pierre-Auguste Renoir trascorse gli ultimi anni della sua vita. Hanno attraversato il grande parco mediterraneo, raggiunto la villa e tentato di portare via quattro dipinti dalla casa-museo. Il pittore impressionista era arrivato sulla Costa Azzurra inseguendo la luce. Aveva scelto questa collina per il clima e il panorama. «Guardate questa luce negli ulivi, brilla come un diamante» diceva.

Il figlio Coco

La proprietà è appartata sulle alture di Cagnes-sur-Mer. Dietro il nastro della polizia…

Nel giardino di ulivi sono rimasti due grandi sacchi neri, gettati via nella fuga. I nastri della polizia scientifica segnano il punto della recinzione tagliata dai ladri. È da lì che, alle prime luci dell’alba, due uomini sono riusciti a entrare nella casa dove Pierre-Auguste Renoir trascorse gli ultimi anni della sua vita. Hanno attraversato il grande parco mediterraneo, raggiunto la villa e tentato di portare via quattro dipinti dalla casa-museo. Il pittore impressionista era arrivato sulla Costa Azzurra inseguendo la luce. Aveva scelto questa collina per il clima e il panorama. «Guardate questa luce negli ulivi, brilla come un diamante» diceva.

Il figlio Coco

La proprietà è appartata sulle alture di Cagnes-sur-Mer. Dietro il nastro della polizia, resta il pezzo di rete metallica aperto dai due uomini. L’allarme è scattato alle 5.48. Meno di cinque minuti dopo, una pattuglia della polizia municipale è arrivata con un cane. È probabilmente in quel momento che il piano dei ladri è saltato. Hanno attraversato di nuovo il giardino correndo verso il varco che avevano aperto nella recinzione ma hanno perso due tele, chiuse dentro a sacchi neri. Una è Coco lisant, il ritratto di Claude Renoir, detto Coco, il figlio più giovane del pittore. Renoir lo dipinse ancora bambino, assorto nella lettura. Era uno dei suoi modelli preferiti.

"Un valore affettivo enorme”

«Naturalmente ha un valore sul mercato», racconta Pauline Renoir. «Ma per noi, per la famiglia, ha un valore affettivo enorme». Discendente del pittore, è riuscita a entrare nella casa-museo poco dopo il furto, mentre la polizia giudiziaria isolava ancora la villa. Conosce il luogo anche attraverso la storia della sua famiglia e ha potuto ricostruire il percorso seguito dai ladri. I due uomini, a viso coperto nelle immagini della videosorveglianza, avevano studiato accuratamente il museo. Prima hanno aperto un varco, poi sono saliti verso la villa e hanno forzato una porta a vetri sulla facciata. «Sono arrivati nel salone, ma lì non hanno rubato niente» sottolinea Pauline, che lavora anche come giornalista.

La sala dei ritratti

I ladri hanno attraversato diverse stanze senza toccare nulla e soltanto quando sono arrivati nella sala dei ritratti hanno azionato una sega per metalli per riuscire a staccare quattro dipinti. È questo dettaglio a far pensare che sapessero esattamente cosa prendere, dove andare. Il sindaco di Cagnes-sur-Mer, Bryan Masson, è convinto che sia stato un furto su commissione. «È Renoir, ha un valore inestimabile. Non è qualcosa che si vende o si rivende così facilmente», osserva Masson, non ancora trentenne, eletto nelle liste del Rassemblement National. L’inchiesta, affidata alla polizia giudiziaria di Nizza, è appena cominciata. Secondo il sindaco di estrema destra «l’equipaggiamento e l’accanimento» con cui i ladri hanno agito sulle opere indicano che avevano «un obiettivo molto preciso». Il valore complessivo della refurtiva, stima Masson, è di 9 milioni ma dovrà arrivare la stima definitiva agli esperti.

Il dipinto 'Madame Colonna Romano' di Pierre-Auguste Renoir

 

La proprietà

Le due tele che i ladri sono riusciti a portare via, Madame Colonna Romano e Jeune femme au puits, appartengono al Musée d’Orsay. Erano state lasciate in deposito a Cagnes-sur-Mer, in questa casa-museo che Renoir acquistò nel 1907, facendo costruire sulla collina una grande villa in pietra, in stile neoprovenzale, immersa in un terreno che oggi si estende per circa quindicimila metri quadrati. Intorno, restano gli ulivi secolari, gli aranci e i fichi, con l’orizzonte aperto verso il Mediterraneo. Il pittore, già gravemente colpito dall’artrite, continuò a lavorare fino alla morte nel 1919. Aveva fatto installare due atelier nella casa e un altro all’aperto. La villa conserva ancora il cavalletto, i mobili, le fotografie e gli oggetti della vita quotidiana.

La vulnerabilità della Francia

Da più di mezzo secolo, il Comune è diventato proprietario e ha aperto il museo in una residenza che non era pensata per custodire opere valutate milioni di euro. Il sindaco ne è consapevole, ma scarica la colpa sullo Stato. «Non ci è mai stato dato un guardiano fisso, solo ogni tanto qualche pattuglia». A meno di un anno dallo shock del furto al Louvre, la Francia continua a scoprirsi vulnerabile nella protezione del suo patrimonio artistico e culturale. Anche il commando che aveva rubato i gioielli della corona si era mosso con grande audacia ma scarsi mezzi, abbandonando durante la fuga il diadema dell’imperatrice Eugenia. Da allora altri musei francesi sono stati colpiti. A luglio, al museo Lalique, vicino a Strasburgo, sono stati sottratti gioielli per più di 4,5 milioni di euro. Alla fine dello stesso mese, è scomparso in un altro museo un collare d’oro appartenente al Tesoro di Vix, reperto celtico risalente a circa 2.500 anni fa. Il ministero della Cultura ha presentato un piano per rafforzare la protezione delle collezioni, fino a raccomandare persino il ritiro temporaneo dagli spazi espositivi degli oggetti più vulnerabili in attesa di poter garantire ovunque sistemi di sicurezza più efficaci.

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