Il Sinodo al Papa: “Allargare a laici e suore la consultazione per scegliere i futuri vescovi”
di Iacopo ScaramuzziSe non fosse una parola che nella Chiesa innesca sempre fibrillazioni e puntualizzazioni, si potrebbe parlare di “democratizzazione” del processo di selezione. Di certo quello che un gruppo di studio sinodale propone al Papa è di allargare il novero delle persone coinvolte nella selezione dei futuri vescovi coinvolgendo maggiormente i laici.
Il gruppo del futuro Papa
Il “sinodo sulla sinodalità” fortemente voluto da papa Francesco si è concluso, in realtà, nel 2024. Ma prima di allora lo stesso pontefice argentino decise di sottrarre i temi più controversi alla discussione dell’assemblea per assegnarne l’approfondimento a quindici gruppi di studio formato da teologi, canonisti ed esponenti della Curia romana. I diversi gruppi hanno pubblicato via via le loro conclusioni e ora è uscito il rapporto finale del gruppo 7 su “alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo”. Del gruppo, coordinato dal vescovo tedesco Felix Genn, faceva parte, sino al Conclave, anche Robert Francis P…
Se non fosse una parola che nella Chiesa innesca sempre fibrillazioni e puntualizzazioni, si potrebbe parlare di “democratizzazione” del processo di selezione. Di certo quello che un gruppo di studio sinodale propone al Papa è di allargare il novero delle persone coinvolte nella selezione dei futuri vescovi coinvolgendo maggiormente i laici.
Il gruppo del futuro Papa
Il “sinodo sulla sinodalità” fortemente voluto da papa Francesco si è concluso, in realtà, nel 2024. Ma prima di allora lo stesso pontefice argentino decise di sottrarre i temi più controversi alla discussione dell’assemblea per assegnarne l’approfondimento a quindici gruppi di studio formato da teologi, canonisti ed esponenti della Curia romana. I diversi gruppi hanno pubblicato via via le loro conclusioni e ora è uscito il rapporto finale del gruppo 7 su “alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo”. Del gruppo, coordinato dal vescovo tedesco Felix Genn, faceva parte, sino al Conclave, anche Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV, all’epoca prefetto proprio del dicastero vaticano che seleziona i futuri vescovi.
Allargare la consultazione
Se a nominare un vescovo è il Papa, l’istruttoria per la sua selezione è responsabilità, appunto, del dicastero per i Vescovi (o, per i vescovi in terra di missione, di Propaganda fide e, per i vescovi delle Chiese orientali, l’omonimo dicastero). L’ufficio vaticano lavora di concerto con gli ambasciatori papali nei vari paesi, i nunzi apostolici, che, a loro volta, si muovono consultando gli altri vescovi del paese e, già oggi, numerose altre persone. Ma pur “nella consapevolezza che fin dai primi secoli la Chiesa locale è stata interpellata in vario modo nel processo di selezione del proprio Vescovo”, il gruppo 7 propone ora al Papa di rafforzare e istituzionalizzare una consultazione di base più ampia.
“Gruppi di giovani e poveri”
Il gruppo di esperti suggerisce infatti che i vescovi interpellati dal nunzio per la scelta di un nuovo confratello convochino “il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano”: quest’ultimo è composto, in ogni diocesi, da preti, religiosi e religiose, e laici. Ciascun membro di questi organismi consultivi “consegnerà al Vescovo in busta chiusa: 1) i nomi dei Presbiteri operanti in Diocesi che giudica idonei all’Episcopato; 2) un parere circa il profilo del futuro Vescovo della propria Chiesa locale con i nomi di Vescovi o Presbiteri che ritiene adeguati alla successione”. Il gruppo 7 aggiunge, inoltre, che “laddove le circostanze lo consentono, si convocheranno anche il Capitolo cattedrale, il Consiglio diocesano per gli affari economici, la Consulta dei Laici, le Unioni dei Consacrati e delle Consacrate, Gruppi diocesani che rappresentano istituzionalmente giovani e poveri”.
Il ruolo di nunzio e Curia romana
Il nunzio, a sua volta, può già oggi integrare i pareri che ha ricevuto “con ulteriori consultazioni a sua motivata discrezione”, ma “a questo proposito”, si legge nel rapporto, “il Gruppo raccomanda di interpellare non solo Chierici, ma anche una quantità possibilmente equivalente di Consacrate e Consacrati, Laiche e Laici”. Da parte loro, anche gli uffici vaticani dovrebbero allargare i loro orizzonti: il gruppo 7, infatti, “ritiene che anche i Dicasteri della Curia Romana preposti a coadiuvare il Vescovo di Roma nella provvista delle Chiese locali siano per la loro parte chiamati a rivedere le loro procedure affinché il metodo del discernimento ecclesiale impronti sempre di più il loro operato ordinario”.
Poligamia e omosessualità
Più in generale, il gruppo di esperti raccomanda “che, nella scelta del Vescovo, si tenga conto, tra le qualità richieste, delle “competenze sinodali” dei candidati, tra cui risaltano l’impegno a edificare la Chiesa locale nella comunione, la valorizzazione di tutti i doni e ministeri, l’esercizio del dialogo nelle relazioni e nella presidenza degli organismi di partecipazione, la conoscenza profonda delle culture locali e la disponibilità a integrarsi in esse in modo costruttivo”. Tra i rapporti finali già pubblicati, nei mesi scorsi, quello (gruppo 14) dei vescovi africani sulla poligamia e (gruppo 9) quello – che ha suscitato l’irritazione dei settori più conservatori del cattolicesimo – sull’omosessualità.