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Il ranger del lago di Carezza: “Io a caccia di droni, vi svelo il mio segreto per catturarli”

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Giorgio Poschiavin è uno dei quindici controllori del Südtirol Alto Adige Ranger: “Da inizio stagione ne ha fermati 155, quella è una zona rossa”
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Da quando al lago di Carezza sono arrivati i ranger, i dronisti hanno dovuto cambiare tattica. «È diventata quasi una sfida», racconta Giorgio Poschiavin, accompagnatore escursionistico e maestro di sci. «Cercano punti dove noi ci mettiamo più tempo ad arrivare, provano a fare decolli nascosti, ma li prendiamo sempre». Da inizio stagione sono 155 i droni che ha fermato. Poschiavin è uno delle quindici guardie del Südtirol Alto Adige Ranger, la figura nata dalla collaborazione tra la Provincia di Bolzano e gli enti turistici per arginare gli effetti dell’overtourism sulle Dolomiti, patrimonio Unesco.

Non multa nessuno: la sua unica arma, dice, è la pazienza. Passa le giornate a rincorrere droni finiti nel lago, a spiegare ai turisti in ciabatte perché conviene cambiare scarpe prima di un sentiero di montagna, e a raccontare le leggende che avvolgono il Catinaccio. «Anche oggi ho trovati due droni, ma ora torno alla base. La giornata è finita».

Chi sono generalmente i proprietari dei dr…

Da quando al lago di Carezza sono arrivati i ranger, i dronisti hanno dovuto cambiare tattica. «È diventata quasi una sfida», racconta Giorgio Poschiavin, accompagnatore escursionistico e maestro di sci. «Cercano punti dove noi ci mettiamo più tempo ad arrivare, provano a fare decolli nascosti, ma li prendiamo sempre». Da inizio stagione sono 155 i droni che ha fermato. Poschiavin è uno delle quindici guardie del Südtirol Alto Adige Ranger, la figura nata dalla collaborazione tra la Provincia di Bolzano e gli enti turistici per arginare gli effetti dell’overtourism sulle Dolomiti, patrimonio Unesco.

Non multa nessuno: la sua unica arma, dice, è la pazienza. Passa le giornate a rincorrere droni finiti nel lago, a spiegare ai turisti in ciabatte perché conviene cambiare scarpe prima di un sentiero di montagna, e a raccontare le leggende che avvolgono il Catinaccio. «Anche oggi ho trovati due droni, ma ora torno alla base. La giornata è finita».

Chi sono generalmente i proprietari dei droni?

«Di turisti provenienti da ogni parte del mondo: italiani, coreani, francesi, greci. Oggi, per esempio, erano asiatici».

Quando avete sentito il bisogno di intervenire?

«Il responsabile del Corpo forestale in Val d’Ega, Bernd Pardeller, è stato il primo a sollevare il problema. Il lago di Carezza è una zona rossa: appena si accende un drone, l’Enac segnala il divieto di sorvolo. A un certo punto erano così tanti a volare sopra il lago che sono diventati un rischio per eventuali soccorsi. E poi ci sono quelli che finiscono in acqua. A quel punto i sommozzatori sono obbligati a ripescarli: solo l’anno scorso ne sono stati recuperati più di cinquanta. Non è solo un problema di costi, se le batterie si rompono possono sversare liquidi e inquinare il lago».

Cosa dice ai turisti che coglie in flagrante?

«Mi avvicino con calma, spiegando loro perché devono abbassare il drone. Quasi tutti finora mi hanno ascoltato. Solo in qualche caso ho dovuto chiamare i colleghi della forestale perché la persona diceva di voler fare come gli pareva. Il ranger ha l’obiettivo di sensibilizzare le persone, aiutarle a capire la bellezza che le circonda e provare a mantenerla anche per le generazioni future».

C’è molta diversità nel turismo che incontra?

«Il lago di Carezza è un posto accessibile: è attraversato dalla statale, c’è un bel parcheggio dove arrivano bus e macchine; possono arrivare anche anziani, persone con disabilità, carrozzine, bambini. È necessario far rispettare le regole».

Controlla il territorio, ma ne racconta anche le sue bellezze. Qual è la parte del lavoro che preferisce?

«Mi piace raccontare la geologia, la flora, la fauna, le differenze tra un versante e l’altro. Quando qualcuno mi ferma e mi fa domande cerco di dare tutte le indicazioni che posso. E poi ci sono le favole: quella della sirena Ondina, di Re Laurino. Nel bosco, una radice, un albero piegato, una roccia sotto una certa luce possono diventare un tocco di magia in più».

I turisti fanno mai richieste assurde?

«Tantissime, potrei scrivere un libro. Alcuni hanno chiesto dove poter fare un barbecue. Oggi invece ho trovato alcune persone in cerca di funghi nel bosco che colpivano tutto quello che trovavano con dei bastoni, a destra e a sinistra. Conoscevano solo i porcini o i gallinacci e allora giù a colpire qualsiasi cosa per trovarne uno».

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