Il petrolio è arrivato a quasi 110 dollari, come nel 1923, per l’acuirsi della crisi mediorentale. Le borse cercano d’interpretare l’apparente battuta d’arresto, o almeno il rallentamento sul fronte dell’AI propugnato da personaggi come Elon Musk, Sam Altman, Dario Amodei, che sembrano come spaventati dalla creatura che loro stessi hanno creato. Kevin Warsh, il banchiere centrale americano, è sotto una tremenda pressione da parte di Trump che, qualsiasi cosa accada, vuole il ribasso alla vigilia del midterm». Brunello Rosa, docente di macroeconomia alla London School of Economics, cerca di vederci chiaro nel puzzle che fra oggi e domani dovrà portare alla sofferta decisione della Federal Reserve sui tassi, decisione cruciale per la struttura degli interessi in tutto il mondo e anche per i rapporti fra l’amministrazione e la banca centrale che più tempestosi non si potrebbe.
Il petrolio è arrivato a quasi 110 dollari, come nel 1923, per l’acuirsi della crisi mediorentale. Le borse cercano d’interpretare l’apparente battuta d’arresto, o almeno il rallentamento sul fronte dell’AI propugnato da personaggi come Elon Musk, Sam Altman, Dario Amodei, che sembrano come spaventati dalla creatura che loro stessi hanno creato. Kevin Warsh, il banchiere centrale americano, è sotto una tremenda pressione da parte di Trump che, qualsiasi cosa accada, vuole il ribasso alla vigilia del midterm». Brunello Rosa, docente di macroeconomia alla London School of Economics, cerca di vederci chiaro nel puzzle che fra oggi e domani dovrà portare alla sofferta decisione della Federal Reserve sui tassi, decisione cruciale per la struttura degli interessi in tutto il mondo e anche per i rapporti fra l’amministrazione e la banca centrale che più tempestosi non si potrebbe.
Non manca nulla per una tempesta perfetta.
«No, c’è un altro elemento che in qualche modo li racchiude tutti, e cioè il fatto che i buoni del Tesoro decennali americani sfiorano ormai il 5 e mezzo di rendimento, quasi un punto e mezzo in più di prima della guerra con l’Iran. Un onere insopportabile per un Paese che ha 40mila miliardi di debiti con una spesa per interessi superiore ai mille miliardi l’anno, più delle spese militari. Un segnale della pessima gestione del bilancio pubblico da parte di Trump, ultima invenzione in ordine di tempo i 5000 dollari a votante, e del suo ministro del Tesoro, Scott Bessent.
Ma l’inflazione non si arresterebbe?
«Quella sul lungo termine, che va al di là dei tassi stabiliti dalla Fed, è ormai fuori controllo come provano ogni giorno sulla loro pelle i cittadini americani, che pagano il diesel 6 dollari al gallone (4 fino a sei mesi fa). Bessent è perfino andato in Giappone a fare il gradasso facendo capire che ha in mano l’economia nipponica come ai tempi di Eisenhower».
Elemento centrale resta evidentemente la crisi petrolifera, aggravata dall’attacco degli Houthi in Yemen, e l’inflazione che crea: a questo punto sembrerebbe inevitabile un rialzo dei tassi.
«E invece non è così facile, vista la predominante figura di Trump e la sua grinta nel chiedere, solo per motivi populistici, il ribasso dei tassi, senza tener conto delle tante controindicazioni che porterebbe, a partire dalla perdita di valore del dollaro. È così forte questa pressione che anche un ottimo economista come Kevin Warsh, così come era stato per un anno per il suo predecessore Jerome Powell, sente sul collo il fiato di Trump. Non è solo una sfida di personalità: ci sono anche motivi tecnici. A questo punto la Fed sembra aver perso, di fronte all’opinione pubblica, parte dell’indipendenza che aveva conquistato in un famoso accordo nel 1951 (quando nel pieno della guerra di Corea il Tesoro chiedeva denaro a prezzi irragionevolmente bassi).
Ma cos’è che blocca la Fed?
«La Fed appare schiacciata soprattutto sulla disciplina di bilancio, vista la maldestra arroganza con cui se n’è impossessata l’amministrazione. Insomma, può essere anche che a un rialzo del tasso di riferimento, appunto quello che con buona probabilità sarà deciso fra oggi e domani, corrisponderà un ulteriore rialzo dei tassi a lungo, fino ai buoni trentennali, perché il mercato si convincerà che è solo una mossa politica e che l’indipendenza non durerà ma l’inflazione riprenderà. Ecco, di tutto questo si parlerà stamattina, questo è il clima che Trump ha creato, e il risultato non è per niente scontato».