La professoressa accoltellata: “Vorrei incontrare il ragazzo che mi ha aggredito e abbracciarlo”
di Romina MarcecaLe prime parole della professoressa Isabella Marsilio, appena arrivata a casa, sono per il suo studente: «Vorrei incontrarlo per abbracciarlo e dirgli che non provo alcun rancore nei suoi confronti». Poi, ritornano le immagini di una tragedia sfiorata: «Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio».
L’insegnante parla al telefono, affaticata, è stata dimessa dall’ospedale con una quindicina di punti per tre ferite sul petto: «Ma quella più profonda è nell’anima. Sono sconvolta dal fatto che un ragazzo così giovane abbia concepito tutto questo».
Cosa è accaduto in classe?
«Erano le 9,20. Il mio alunno è entrato senza bussare, all’improvviso. È stato tutto molto veloce. Indossava un caschetto militare e sopra c’era fissato il cellulare, utilizzato come una telecamera. Nella mano sinistra teneva una bomboletta di spray al peperoncino che mi ha spruzzato in faccia. Non ho avuto il tempo di reagire. Poi mi ha colpita con un pugnale con una lama di almeno 20 centimetri.…
Le prime parole della professoressa Isabella Marsilio, appena arrivata a casa, sono per il suo studente: «Vorrei incontrarlo per abbracciarlo e dirgli che non provo alcun rancore nei suoi confronti». Poi, ritornano le immagini di una tragedia sfiorata: «Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio».
L’insegnante parla al telefono, affaticata, è stata dimessa dall’ospedale con una quindicina di punti per tre ferite sul petto: «Ma quella più profonda è nell’anima. Sono sconvolta dal fatto che un ragazzo così giovane abbia concepito tutto questo».
Cosa è accaduto in classe?
«Erano le 9,20. Il mio alunno è entrato senza bussare, all’improvviso. È stato tutto molto veloce. Indossava un caschetto militare e sopra c’era fissato il cellulare, utilizzato come una telecamera. Nella mano sinistra teneva una bomboletta di spray al peperoncino che mi ha spruzzato in faccia. Non ho avuto il tempo di reagire. Poi mi ha colpita con un pugnale con una lama di almeno 20 centimetri. Mi ha dato tre coltellate, velocissimo, una dopo l’altra. Non ha mai detto una parola. Niente. Né prima, né dopo».
È stata soccorsa?
«Subito, da un meraviglioso studente che lo ha bloccato. Poi si è scatenato l’inferno nella scuola. Tutti sono usciti dalle classi».
Professoressa, sul suo profilo campeggiano diversi post che inneggiano alla remigrazione e a idee di ultradestra. Lo studente che l’ha soccorsa è del Congo. Si sente a disagio adesso?
«Non c’è nulla di incongruente, a mio parere, tra un’idea che esprimo sui social e applaudire un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee, però, non cambiano».
Quindi la pensa sempre allo stesso modo sulla remigrazione?
«Certo. Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene in Italia e commette reati».
E se a salvarla fosse stato un ragazzino irregolare?
«Non sarebbe stato un mio alunno, proprio perché irregolare».
Il figlio della prof accoltellata: "Scuole insicure, perché quel ragazzo è entrato con un coltello?"
Ha saputo che lo studente che l’ha accoltellata aveva pianificato tutto?
«Questo mi turba profondamente. Mi è stato anche riferito che nell’ultima settimana aveva detto ai compagni che mi avrebbe accoltellata. Già era tutto nella sua testa».
Lei aveva colto qualche segnale?
«Assolutamente no. Non avrei mai immaginato che il mio studente potesse essere in grado di fare una cosa del genere. Adesso ho chiaro quale è stata la molla scatenante».
Quale?
«Il compito in classe che avevo programmato per questa mattina (ieri, ndr), doveva recuperare il debito in Storia».
Ma secondo lei c’è qualcosa di più profondo?
«L’anno scorso aveva mostrato un malessere interiore. È figlio unico, i genitori vivono per lui. In tante occasioni ha esternato un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto».
La scuola l’ha aiutato?
«Ho incontrato molte volte i suoi genitori. Ma lui allo sportello d’ascolto non è mai andato».
Lei non è la prima docente aggredita da un allievo. Cosa succede?
«Penso che lui l’anno scorso già covasse un odio particolare verso di me perché tengo al rispetto delle regole, all’aspetto formativo e psicologico. In generale, credo che i ragazzi siano percorsi da un grande senso di infelicità e malcontento. La presenza dei social media, nella loro vita, è troppo invasiva».
Vuol dire qualcosa al suo studente?
«Che gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere. Mi dispiace tantissimo se lui ha scambiato i miei insegnamenti per accuse o punizioni».
Tornerà a scuola?
«Certo, andrei anche subito. Ma purtroppo i medici mi hanno dato 15 giorni di prognosi e non posso».
È il suo ultimo anno da insegnante. Non è iniziato nel migliore dei modi.
«No, di certo. Ho 66 anni e quasi 30 di insegnamento. Non mi aspettavo di vivere questa esperienza. Ma resterei con i miei ragazzi altri dieci anni se ne avessi la possibilità».
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