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Manfredi: “Il riciclo della plastica è in crisi. Così le tasse sui rifiuti rischiano di aumentare”

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Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci spiega perché i conti della differenziata non tornano più: “Costa meno importare dall’Asia. I Comuni perdono 350-400 milioni all’anno, al Ministero dell’Ambiente chiediamo incentivi”
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La differenziata della plastica rischia lo stop: il materiale riciclato in Europa costa più di quello nuovo importato dall’Asia. “Le piazzole di raccolta di molti Comuni italiani sono piene. Non sappiamo più dove mettere la plastica raccolta. C’è un danno per l’ambiente, perché quella in eccesso viene in alcuni casi incenerita. E un danno per le nostre casse, perché vengono meno i ricavi della vendita del materiale differenziato”.

Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, ha raccolto gli allarmi di tanti suoi colleghi e ha chiesto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin di prendere sul serio la crisi. “Circa un quarto del materiale selezionato – si legge nella lettera inv…

La differenziata della plastica rischia lo stop: il materiale riciclato in Europa costa più di quello nuovo importato dall’Asia. “Le piazzole di raccolta di molti Comuni italiani sono piene. Non sappiamo più dove mettere la plastica raccolta. C’è un danno per l’ambiente, perché quella in eccesso viene in alcuni casi incenerita. E un danno per le nostre casse, perché vengono meno i ricavi della vendita del materiale differenziato”.

Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Associazione nazionale comuni italiani, ha raccolto gli allarmi di tanti suoi colleghi e ha chiesto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin di prendere sul serio la crisi. “Circa un quarto del materiale selezionato – si legge nella lettera inviata a giugno da Manfredi e dal presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro al ministro – non trova oggi collocazione sul mercato. C’è un ulteriore incremento delle giacenze presso gli impianti di selezione e stoccaggio”.

Quali sono i numeri della crisi?

“In base ai dati di Anci e Utilitalia il costo della raccolta della sola plastica in Italia è di circa 600 milioni all’anno. In situazioni normali, i consorzi pagano circa 480 milioni per la materia prima. In questo periodo di crisi il mancato ritiro della plastica differenziata costa circa 350-400 milioni all’anno in più, pari a 35 milioni al mese. Visto che ogni anno avviamo al recupero 1,2 milioni di tonnellate di plastica, il prezzo della crisi è 350 euro a tonnellata”.

Che recupererete aumentando le tasse sui rifiuti?

“La legge in Italia impone che il ciclo dei rifiuti si debba autosostenere dal punto di vista finanziario. La differenziata costa più di quella normale, perché richiede mezzi ad hoc e più personale, soprattutto dove c’è la raccolta porta a porta. Fino a ieri i ricavi della vendita del materiale differenziato compensavano le spese. Oggi non è più così e potremmo essere costretti ad aumentare la tassa sui rifiuti”.

L’ennesimo squilibrio che nasce da una situazione economica internazionale rischia di cadere sulle spalle di ciascuno di noi?

“Per questo abbiamo chiesto aiuto al Ministero dell’Ambiente. Ci sarà una riunione nei prossimi giorni. Proponiamo degli incentivi che rendano il riciclo in Italia di nuovo competitivo”.

Gli incentivi non possono sopperire per sempre a uno squilibrio economico che nasce dall’altra parte del mondo.

“Il problema si è affacciato qualche mese fa. All’inizio la plastica riciclata all’estero ha iniziato a costare meno di quella riciclata da noi. Poi perfino la materia prima vergine è diventata più economica della nostra riciclata. A crollare in questo modo è il fondamento dell’economia circolare, di cui l’Italia è protagonista con una delle percentuali di raccolta differenziata più alte al mondo. Sul riciclo il nostro paese ha anche costruito una filiera industriale che ora rischia la crisi”.

Il problema riguarda altri materiali?

“Il vetro, anche se la situazione è leggermente meno grave. Il riciclo di entrambi i materiali è energivoro e l’aumento dei prezzi delle fonti fossili ci spinge ancor più fuori mercato. Come Anci abbiamo raccolto gli allarmi dei vari Comuni. La situazione è a macchia di leopardo. In Campania avevamo grandi problemi, ora l’emergenza è rientrata, ma la crisi si è aggravata altrove. Ovunque c’è grande lentezza nel ritiro del materiale”.

Rischiamo davvero lo stop della raccolta differenziata della plastica?

“Speriamo che si prendano provvedimenti prima, perché sarebbe una catastrofe. Abbiamo impiegato anni a costruire una cultura del riciclo. Abbiamo lavorato nelle scuole, con le famiglie e i risultati sono stati ottimi. Non possiamo distruggere tutto proprio ora, con la crisi del pianeta che si aggrava sempre più”.

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