Le emissioni di gas serra in calo nel 2026. Ma è solo l’effetto della crisi di Hormuz
di Elena DusiSi avvicina, con la fine dell’anno, il momento delle pagelle sul clima. Le previsioni parlano di una sufficienza striminzita guadagnata dal mondo per le emissioni di gas serra del 2026. Secondo la rivista specializzata CarbonBrief diminuiranno dello 0,5%, ed è la prima volta che ritroviamo il segno meno dai tempi del Covid.
L’effetto di Hormuz
Un’altra crisi, non certo la diligenza dei paesi, è anche stavolta all’origine della diminuzione. La guerra in Iran e la restrizione del traffico nello stretto di Hormuz, spiega Carbon Brief analizzando i dati dell’Iea (l’Agenzia internazionale per l’energia), hanno causato la riduzione dei consumi di gas e petrolio.
Come molte pagelle di alunni svogliati, anche quella delle emissioni contiene diversi chiaroscuri. Il calo del gas e del petrolio si accompagna infatti a un aumento dell’1,2% dell’uso del carbone, il combustibile fossile più deleterio che ci sia per l’effetto serra.
“L’aumento delle emissioni associate al carbone – scrive però Carbo…
Si avvicina, con la fine dell’anno, il momento delle pagelle sul clima. Le previsioni parlano di una sufficienza striminzita guadagnata dal mondo per le emissioni di gas serra del 2026. Secondo la rivista specializzata CarbonBrief diminuiranno dello 0,5%, ed è la prima volta che ritroviamo il segno meno dai tempi del Covid.
L’effetto di Hormuz
Un’altra crisi, non certo la diligenza dei paesi, è anche stavolta all’origine della diminuzione. La guerra in Iran e la restrizione del traffico nello stretto di Hormuz, spiega Carbon Brief analizzando i dati dell’Iea (l’Agenzia internazionale per l’energia), hanno causato la riduzione dei consumi di gas e petrolio.
Come molte pagelle di alunni svogliati, anche quella delle emissioni contiene diversi chiaroscuri. Il calo del gas e del petrolio si accompagna infatti a un aumento dell’1,2% dell’uso del carbone, il combustibile fossile più deleterio che ci sia per l’effetto serra.
“L’aumento delle emissioni associate al carbone – scrive però Carbon Brief – è più che compensato dal declino di petrolio e gas”. Il calo del petrolio in particolare (meno 2,4%) è diventato via via più marcato man mano che passavano i mesi dall’inizio della guerra.
Le previsioni capovolte
Prima che scoppiasse il conflitto (a fine febbraio), l’Iea prevedeva un aumento di gas e petrolio, ma un declino del carbone. Il maggior uso di quest’ultima fonte da parte degli Stati Uniti – un effetto delle politiche contrarie all’ambiente di Trump – sarebbe stato compensato da un declino del suo utilizzo da parte della Cina.
Le previsioni sono state completamente ribaltate (a eccezione dell’aumento del carbone negli Usa, che è puntualmente avvenuto). Anche Pechino dopo la crisi di Hormuz ha aumentato il suo ricorso alla fonte fossile più sporca.
I dati dell’Enea sul nostro paese
Europa e Italia figurano fra i promossi loro malgrado. Nel continente l’aumento del prezzo del greggio del 27% ha portato a una diminuzione del suo consumo del 4%, secondo un’analisi dell’Enea, l’Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile.
L’aumento senza precedenti della domanda di energia (più 2,5%, il più alto in un decennio, a causa soprattutto del caldo record) è stato compensato solo in parte dalla crescita delle rinnovabili (più 8% per il fotovoltaico e più 12% per l’eolico). Così in Europa, a differenza del resto del mondo, è cresciuto anche il consumo di gas.
Il bilancio delle emissioni di anidride carbonica resta lusinghiero per il continente (meno 3% per l’Unione Europea e meno 2% per l’Italia). Ma questo non basta, spiega l’Enea, “per raggiungere gli obiettivi climatici: a metà 2026 il raggiungimento dei target europei al 2030 richiede una contrazione delle emissioni superiore al 7% annuo nei prossimi anni”.
Aumentano le rinnovabili, ma non basta
Il mondo corre, dunque, ma il traguardo si allontana a una velocità superiore. E’ quel che accade anche per le energie rinnovabili. Irena (l’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile) ha pubblicato ieri il suo rapporto.
L’installazione di fonti pulite ha toccato un record l’anno scorso. Eppure l’obiettivo fissato dalla Cop28 del 2023 – triplicare la capacità delle rinnovabili entro il 2030 – resta al momento difficile da centrare.
“La domanda di elettricità cresce più rapidamente delle attese” ha spiegato il direttore di Irena, Francesco La Camera. I 5,15 terawatt installati alla fine del 2025 dovrebbero diventare 11,2 per mantenere la promessa.
Accelerano le auto elettriche
Non solo i prezzi dell’energia, ma anche il senso di insicurezza seguito al blocco di Hormuz hanno fatto aumentare la vendita di auto elettriche. Le esportazioni da Pechino sono aumentate del 77,5% rispetto a un anno fa. Sul mercato interno cinese due nuovi veicoli su tre sono ormai a batteria.
Nonostante la politica di Trump contraria all’ambiente, la guerra da lui lanciata contro l’Iran si sta rivelando una spinta, ancorché singhiozzante e finora tutt’altro che incisiva, verso la transizione ecologica. “Ogni nuovo mese di guerra – scrive Carbon Brief - e ogni nuovo fronte che si apre, come in Yemen, fa crescere la spinta per passare alle fonti alternative”.