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Dai presidi sociali all’alleanza contro il caporalato, nelle città il fronte anti-razzista

(ansa)

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Nel rapporto dell’Associazione Il Razzismo è un Brutta Storia la radiografia del fenomeno tra povertà e disagio. Ma anche faro sulle soluzioni positive
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Giorgia Meloni parla di troppi “stranieri” in classe, quindi — dice — serve un ipotetico tetto. La settimana scorsa a Rozzano, hinterland milanese, è scattata la caccia allo straniero con le ronde, alcuni sono finiti all’ospedale. Violenza ad opera dei famosi “cittadini esasperati”, fomentati da narrazioni che occultano «un terreno fatto di disuguaglianze persistenti, accesso diseguale ai diritti, marginalizzazione. È in questo spazio che l’odio trova appigli, si organizza e si legittima», si legge nel primo rapporto annuale di “Razzismo brutta storia”, che verrà pubblicato oggi.

Nel 2011, dopo l’uccisione a Milano del 19enne Abdoul Guibre, “Abba”, Feltrinelli cominciò una campagna di sensibilizzazione che, in questa stagione dove la “remigrazione”…

Giorgia Meloni parla di troppi “stranieri” in classe, quindi — dice — serve un ipotetico tetto. La settimana scorsa a Rozzano, hinterland milanese, è scattata la caccia allo straniero con le ronde, alcuni sono finiti all’ospedale. Violenza ad opera dei famosi “cittadini esasperati”, fomentati da narrazioni che occultano «un terreno fatto di disuguaglianze persistenti, accesso diseguale ai diritti, marginalizzazione. È in questo spazio che l’odio trova appigli, si organizza e si legittima», si legge nel primo rapporto annuale di “Razzismo brutta storia”, che verrà pubblicato oggi.

Nel 2011, dopo l’uccisione a Milano del 19enne Abdoul Guibre, “Abba”, Feltrinelli cominciò una campagna di sensibilizzazione che, in questa stagione dove la “remigrazione” è diventata uno slogan di successo, prova a fare un salto di qualità, con un report di 184 pagine che mette insieme dati, storie e pratiche antirazziste, dal titolo Ricomporre le fratture. «Finché esisterà il mondo — dice Carlo Feltrinelli, presidente dell’associazione Il Razzismo è un Brutta Storia — le persone si sposteranno e finché ci saranno persone alle prese con fatica, solitudine e difficoltà economica, lo “straniero”, o chi si può far percepire come tale, rappresenterà sempre un possibile capro espiatorio. Credere nel diritto di tutte e tutti a una vita degna su questa terra, è l’unica sfida che valga la pena assumersi fino in fondo».

I numeri raccontano quanto le crepe siano profonde. Nel 2024 viveva in povertà assoluta il 6,2% delle famiglie italiane, percentuale che sale al 30,4% quando c’è almeno un componente straniero e al 35,2% per i nuclei composti esclusivamente da stranieri. Nel lavoro la disoccupazione è all’11,3%, contro il 7,2% degli italiani. Due persone su tre raccontano di essersi viste rifiutare un affitto perché straniere. Quattro vicende hanno prodotto veri e propri picchi di xenofobia online nel 2025: i video sulla morte di Ramy Elgaml, la campagna per il referendum sulla cittadinanza, il naufragio di agosto al largo di Lampedusa e la richiesta di archiviazione per l’agente che aveva ucciso Moussa Diarra a Verona. Ma la parte forse più interessante del rapporto arriva dopo la diagnosi, con i modelli positivi. A Milano “Mixité” trasforma la scuola in un presidio territoriale, mettendo insieme didattica, mediazione culturale, sostegno psicologico, famiglie, associazioni e istituzioni. Sul lavoro c’è “Nocap”, per spezzare la catena del caporalato intervenendo sull’intera filiera e certificando con un bollino etico i prodotti realizzati rispettando i diritti dei lavoratori. “Sos Rosarno” mette invece insieme braccianti, piccoli produttori e gruppi d’acquisto solidale, eliminando intermediari, con salari dignitosi e agricoltura sostenibile. Sulla casa, con Community Land Trust, a Torino, il terreno viene sottratto alla speculazione attraverso una proprietà collettiva, gli alloggi vengono offerti a prezzi calmierati. È l’abitare che da merce diventa diritto, evitando la segregazione. Sempre a Torino “Indovina chi viene a cena” fa incontrare intorno a una tavola famiglie con retroterra migratorio e persone che non si conoscono. Lo sport è infrastruttura sociale con esperienze come Liberi Nantes a Roma, Sant’Ambroeus a Milano e Tam Tam Basket a Castel Volturno. Altro campo, le parole: nel capoluogo lombardo “Darna” affida cinema e produzione culturale direttamente alle comunità diasporiche, rovesciando un meccanismo nel quale a raccontare migranti e minoranze sono quasi sempre gli altri.

È questa, alla fine, la proposta del rapporto: non limitarsi a condannare il razzismo quando esplode, ma intervenire prima. Casa, lavoro, scuola, quartieri, sport, informazione, «mettere continuamente insieme i diversi. E, dentro le comunità che tendono a chiudersi — scrive Gad Lerner nella prefazione — dare spazio a chi pratica pensiero critico: gli eretici, i dissidenti, i disobbedienti». Ricucire gli strappi, prima che si trasformino in caccia di voti, se va bene, e in caccia all’uomo, quando qualcuno decide di passare ai fatti.

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