Una fonderia Usa costretta a pagare i danni ai bambini peruviani, il Papa: “Un passo importante”
di Iacopo ScaramuzziDalla parte di Davide contro Golia, questa volta, si sono schierati un cardinale, un laboratorio di analisi cliniche e uno studio di avvocati. E la sconfitta inflitta è stata salutata niente meno che da papa Leone, che l’ha definita “un passo importante”.
Estrazione e inquinamento
La vicenda è iniziata svariati anni fa in una remota città delle Ande peruviane, La Oraya, zona povera ma incontaminata finché l’estrazione di metalli preziosi avviata già dagli spagnoli non ha assunto dimensioni industriali. Nel 1929 la società americana Cerro de Pasco Corporation aprì una fonderia metallurgica che nel 1974 fu nazionalizzata dalla Empresa Minera del Centro del Peru (Centromin) e nel 1997 fu nuovamente privatizzata e ceduta a Doe Run Peru, una società sussidiaria del Gruppo Renco che acquistò anche la miniera di rame. Nel corso degli anni, la multinazionale con sede negli Stati Uniti trasforma ed esporta molto metallo. E produce uno sbuffo continuo di fumi tossici. Che, oltretutto, non si di…
Dalla parte di Davide contro Golia, questa volta, si sono schierati un cardinale, un laboratorio di analisi cliniche e uno studio di avvocati. E la sconfitta inflitta è stata salutata niente meno che da papa Leone, che l’ha definita “un passo importante”.
Estrazione e inquinamento
La vicenda è iniziata svariati anni fa in una remota città delle Ande peruviane, La Oraya, zona povera ma incontaminata finché l’estrazione di metalli preziosi avviata già dagli spagnoli non ha assunto dimensioni industriali. Nel 1929 la società americana Cerro de Pasco Corporation aprì una fonderia metallurgica che nel 1974 fu nazionalizzata dalla Empresa Minera del Centro del Peru (Centromin) e nel 1997 fu nuovamente privatizzata e ceduta a Doe Run Peru, una società sussidiaria del Gruppo Renco che acquistò anche la miniera di rame. Nel corso degli anni, la multinazionale con sede negli Stati Uniti trasforma ed esporta molto metallo. E produce uno sbuffo continuo di fumi tossici. Che, oltretutto, non si disperdono perché le colline e le montagne circostanti formano una sorta di bacino dove l’aria stagna. Il Blacksmithe Institute, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a New York, inserisce La Oroya nella sua lista dei dieci luoghi più inquinati al mondo, insieme, per dire, a Chernobyl.
Alleanza tra fedi
Contro la Doe Run Company – Golia – montano le proteste. Ma la popolazione è povera, disorganizzata, e poco ascoltata. Fino a che non si mobilitano le comunità di fede presenti in quella regione. “Nel 2004 sono stato nominato arcivescovo di Huncayo, nelle Ande centrali del Perù”, racconta a Repubblica il cardinale gesuita Pedro Barreto in occasione di una visita a Roma. “Vedevo molte persone piangere, chi aveva il padre, chi un parente, chi il figlio morto a causa di problemi polmonari o di cancro. Di fronte a questa situazione”, prosegue il porporato, “si è formato un gruppo interreligioso: la Chiesa presbiteriana, le Chiese evangeliche, la comunità ebraica, e la Chiesa cattolica, si sono unite nella difesa della vita e dell'ambiente”. Ed ecco entrare nella storia Davide. “In qualità di arcivescovo, ero il volto di quel gruppo, ed è lì che iniziarono una lotta e uno scontro molto intensi”.
Minacce di morte
L’arcivescovo Barreto, che qualche anno dopo papa Francesco eleverà alla dignità cardinalizia, prova ad avviare un dialogo con l’azienda, lo Stato e la società civile, ma il tentativo naufraga. Iniziano le minacce di morte, contro la popolazione e contro il gesuita: “Lettere, scritte: dicevano che se avessi continuato a parlare...”, glissa il cardinale, per aggiungere subito: “Ero ben consapevole di non soffrire tanto quanto coloro che vivevano a La Oroya giorno e notte”.
Uno studio clinico “terrificante”
Il gruppo di religiosi decide di puntellare le proprie richieste con delle evidenze mediche. “Ci siamo resi conto che la scienza era assolutamente necessaria”, spiega Barreto, “per questo motivo abbiamo chiesto alla facoltà di Sanità Pubblica della Saint Louis University nel Missouri, negli Stati Uniti, di aiutarci a condurre un censimento dei bambini affetti da avvelenamento del sangue”. Nel Missouri la Renco possiede un’altra azienda accusata di inquinare l’ambiente. Il risultato dello studio del 2005 è “terrificante”: oltre il 99% dei bambini presentava livelli estremamente elevati di piombo nel sangue e questo ha compromesso lo sviluppo neurologico di molti di loro. Il porporato e i leader delle altre confessioni religiose si rivolgono di nuovo alla multinazionale per ottenere giustizia, e di nuovo non ottengono niente. E allora entra in campo un terzo attore, uno gruppo di avvocati sempre del Missouri, lo studio Schlichter Bogard, che nel 2007 intenta una causa direttamente contro il proprietario dell’azienda, Ira Rennert, un finanziere miliardario di 92 anni.
Colpo di scena in tribunale
E arriviamo a luglio scorso. Contro la multinazionale sta per iniziare un processo. “Dopo 19 anni”, racconta il cardinale Barreto, che oggi ha 82 anni, “sono stato chiamato a testimoniare presso il tribunale del Missouri. Ma al mio arrivo, con grande sorpresa, mi hanno detto che non ci sarebbe stata una sentenza definitiva perché Ira Renner aveva raggiunto un accordo extragiudiziale per evitare la condanna”. I bambini che avevano fatto causa alla fine erano 1.373, alcuni ormai sono adulti, alcuni sono morti. Il presidente del Renco Group verserà in tutto 150 milioni di dollari, il giudice deciderà quanto dare a ciascuno in base all’impatto dei fumi tossici sulla sua salute.
La prima volta nella storia
Certo una vittoria piena in tribunale sarebbe stata forse di maggiore soddisfazione, ma “per la prima volta nella storia”, nota Barreto, “un tribunale degli Stati Uniti ha sanzionato, o almeno si apprestava a sanzionare, un'azienda statunitense che aveva violato i diritti umani al di fuori del proprio territorio. Non si era mai visto prima, ed un esempio per molti”.
Prevost il peruviano
La faticosa lotta dimostra che “fede, scienza e diritto possono unirsi per il bene comune”, sintetizza il cardinale Barreto. Che ha subito informato papa Leone XIV dell’accordo extragiudiziale. Da arcivescovo di Chiclayo e vicepresidente della conferenza episcopale peruviana, infatti, Robert Francis Prevost conosceva la storia e aveva visto con i suoi occhi i luoghi inquinati dalla fonderia. E il Papa ha subito risposto: “Congratulati con tutti coloro che hanno operato a favore della popolazione di La Oroya, soprattutto i bambini, che sono stati così colpiti dalla distruzione dell’ambiente nel loro territorio. Ho ricevuto notizia dell'accordo extragiudiziale con Doe Run negli Stati Uniti. E’ un passo importante, dopo anni di lavoro. Grazie a te e a tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato". Davide ha battuto Golia con la benedizione papale.