Rafforzare i progetti di accoglienza e integrazione per i minori migranti. Proprio nei giorni in cui l'annunciato decreto del governo sul tetto al numero dei bambini stranieri per classe rilancia il dibattito sulle politiche di inclusione degli extracomunitari, arriva la denuncia della Garante nazionale dell'infanzia: i minori migranti non accompagnati che arrivano nel nostro Paese e poi finiscono nel circuito della criminalità sono quelli che restano fuori dai percorsi di accoglienza ed inclusione dei Comuni. Che naturalmente si fondano, innanzitutto, sull'apprendimento della lingua e sulla scuola.
Tra il 10 e il 20% dei minori stranieri soli finisce nel circuito penale
È un numero variabile tra il 10 e il 20 per cento quello dei minori stranieri soli che finisce nel circuito penale. "È oggettivo – dice la Garante – che il numero di minori stranieri non accompagnati che entrano nel circuito penale è particolarmente elevato e genera allarme sociale: tra il 10% e il 20%. Non si possono…
Rafforzare i progetti di accoglienza e integrazione per i minori migranti. Proprio nei giorni in cui l'annunciato decreto del governo sul tetto al numero dei bambini stranieri per classe rilancia il dibattito sulle politiche di inclusione degli extracomunitari, arriva la denuncia della Garante nazionale dell'infanzia: i minori migranti non accompagnati che arrivano nel nostro Paese e poi finiscono nel circuito della criminalità sono quelli che restano fuori dai percorsi di accoglienza ed inclusione dei Comuni. Che naturalmente si fondano, innanzitutto, sull'apprendimento della lingua e sulla scuola.
Tra il 10 e il 20% dei minori stranieri soli finisce nel circuito penale
È un numero variabile tra il 10 e il 20 per cento quello dei minori stranieri soli che finisce nel circuito penale. "È oggettivo – dice la Garante – che il numero di minori stranieri non accompagnati che entrano nel circuito penale è particolarmente elevato e genera allarme sociale: tra il 10% e il 20%. Non si possono però criminalizzare né romanticizzare questi ragazzi". Dallo studio, fatto realizzare dall'ufficio del Garante per l'infanzia, emerge che "a esporre maggiormente alla marginalità e alla devianza sono le esperienze che precedono e accompagnano il loro arrivo in Italia".
Terragni: rafforzare il ruolo dei comuni
Il report realizzato dall'Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali Ets racconta che – spiega Marina Terragni – "anche a fronte di traiettorie migratorie particolarmente complesse, la qualità e la struttura dell'accoglienza possano incidere sulla capacità di tenuta dei percorsi e sui rischi. È per questo che è necessario rafforzare la funzione dei comuni come perni del sistema. La possibilità di costruire intorno al minore una rete di protezione effettiva dipende infatti anche dalla capacità degli enti locali di garantire continuità alla presa in carico, di coordinare gli interventi e di mettere in relazione le diverse competenze che concorrono alla riuscita del percorso del ragazzo".
L’identikit: quasi tutti maschi intorno ai 17 anni
Terragni ha poi tracciato un identikit di questi ragazzi: "Sono quasi tutti maschi, 9 su 10. Hanno circa 17 anni. Le traiettorie migratorie che hanno esiti più rischiosi dal punto di vista criminale la Tunisia e l'Egitto, mentre l'Africa subsahariana, il Bangladesh corrono un rischio decisamente inferiore. I reati che compiono più spesso riguardano la microcriminalità: spaccio, furti, rapine, reati contro la persona".