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Capovilla: “In laguna la magia del creato, salviamola dal turismo senza regole”

Pierpaolo Capovilla

 (agf)

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Il musicista e attore, protagonista del film Le città di pianura: “La Laguna e Pellestrina sono magiche, ma vanno difese”
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Tutto comincia nell’estate del 1972, quando Tony Wheeler, e sua moglie Maureen, decidono di fare un viaggio con solo 400 sterline in tasca con un vecchio furgoncino scassato e partono da Londra per l’Australia seguendo il mitico hippie trail. Altri giovani viaggiatori cominciano a subissarli di domande su come viaggiare con pochi soldi: così nasce la Lonely Planet, la casa editrice che oggi mette il Veneto nei 50 Best in Travel 2027.

Abbiamo chiesto che cosa ne pensa a Pierpaolo Capovilla, veneziano d’adozione e reduce dal folgorante esordio nel film di Francesco Sossai Le città di pianura, incentrato proprio sul vagabondaggio tra i bar e le strade del Veneto profondo.

Davvero lì è ancora possibile trovare le cose di un tempo: accoglienza, autenticità, convivialità? Che ne pensa?

«Nella provincia veneta ci sono molti luoghi dove puoi incontrare una grande convivialità e una grande ospitalità, come ovunque nel mondo. Ma qui è nata anche la Liga Veneta che per decenni ha cercato di pia…

Tutto comincia nell’estate del 1972, quando Tony Wheeler, e sua moglie Maureen, decidono di fare un viaggio con solo 400 sterline in tasca con un vecchio furgoncino scassato e partono da Londra per l’Australia seguendo il mitico hippie trail. Altri giovani viaggiatori cominciano a subissarli di domande su come viaggiare con pochi soldi: così nasce la Lonely Planet, la casa editrice che oggi mette il Veneto nei 50 Best in Travel 2027.

Abbiamo chiesto che cosa ne pensa a Pierpaolo Capovilla, veneziano d’adozione e reduce dal folgorante esordio nel film di Francesco Sossai Le città di pianura, incentrato proprio sul vagabondaggio tra i bar e le strade del Veneto profondo.

Davvero lì è ancora possibile trovare le cose di un tempo: accoglienza, autenticità, convivialità? Che ne pensa?

«Nella provincia veneta ci sono molti luoghi dove puoi incontrare una grande convivialità e una grande ospitalità, come ovunque nel mondo. Ma qui è nata anche la Liga Veneta che per decenni ha cercato di piantare in testa i chiodi della discordia sociale e del razzismo, per cui molte comunità, subendo queste mistificazioni ideologiche e questa falsa coscienza si sono rinchiuse in se stesse diventando diffidenti con il risultato che spesso non vivi più all’interno di un’amicalità sociale diffusa. Venezia invece resta cosmopolita perché ha questa dimensione dentro di sé da secoli: è gay friendly da sempre, accetta tutti, perfino il disagio sociale».

Ma il turismo di massa non l’ha resa un posto invivibile?

«Certo, questa cosa ci sta cambiando la vita. Il turismo porta denaro alla rendita, mentre restano la precarietà e il lavoro nero. Spero che la Lonely Planet si sia ricordata di citare invece la laguna veneta: se hai voglia di incontrare il bello della natura e del creato lo trovi lì, ci stupisce e ci commuove».

Per esempio dove?

«Pellestrina è magica. È una lingua di terra lunga otto km e larga 800 metri: da una parte hai il mare con l’alba, dall’altra hai la laguna con tramonti spettacolari. Ci sono i pescatori e gli allevatori di cozze. Ma stanno arrivando anche lì: a Ca’ Roman, un’oasi naturale protetta dalla Lipu con magnifiche dune vogliono costruire 77 villette di lusso a vantaggio della solita speculazione privata. È un posto stupendo, ma bisogna fare in fretta qualcosa: c’è già una petizione su Change.org: intanto invito tutti a firmarla e poi si vedrà».

Ci sono altri posti autentici?

«C’è Chioggia, la piccola Venezia popolare, senza dubbio».

Cosa si è sbagliato in questi anni nel gestire il turismo?

«Ricordiamolo agli amici di Lonely Planet: come scriveva Pier Paolo Pasolini, lo sviluppo economico non coincide con il progresso. La mia gente ha creduto ciecamente nello sviluppo materiale e nel profitto individuale e ha dimenticato il progresso sociale, che consiste nel garantire una vita degna a tutti, compresi i lavoratori migranti senza i quali le fabbriche del Veneto e non solo quelle chiuderebbero domani mattina».

Soluzioni?

«Il turismo andrebbe governato con una volontà politica ferma, che, dopo Cacciari, è del tutto mancata. Ci riducono ormai a fare i turisti della nostra stessa esistenza, come se fare il turista significasse vivere. Vivere invece, per me, significa lottare per la giustizia sociale e per la redistribuzione del reddito, altrimenti è una vita a metà».

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