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Scuola, 7 famiglie su 10 approvano il divieto di smartphone. L’80% chiede più educazione affettiva

(ansa)
Il CISF Family Report 2026 fotografa le preoccupazioni dei genitori. Quasi tutti chiedono l’insegnamento di più competenze digitali, compreso un uso consapevole dell’intelligenza artificiale
4 minuti di lettura

Lo smartphone è diventato uno dei principali terreni scontro educativo. L’intelligenza artificiale è già entrata nei compiti a casa. Il registro elettronico consente ai genitori di sapere quasi in tempo reale che cosa accade in classe, ma rischia anche di trasformarsi in uno strumento di controllo permanente. E intanto quasi un ragazzo su tre, secondo quanto riferiscono le famiglie, si sente sotto pressione per voti e risultati. È la fotografia che emerge dal CISF Family Report 2026, “Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa”, dedicato quest’anno al rapporto tra famiglie e sistema scolastico. L’indagine, realizzata da Eumetra con il patrocinio di Fondazione Cariplo, ha coinvolto 1.627 soggetti in un campione rappresentativo a livello nazionale per tipologia familiare, genere, età, area geografica e dimensione del comune di residenza.

Lo smartphone è diventato uno dei principali terreni scontro educativo. L’intelligenza artificiale è già entrata nei compiti a casa. Il registro elettronico consente ai genitori di sapere quasi in tempo reale che cosa accade in classe, ma rischia anche di trasformarsi in uno strumento di controllo permanente. E intanto quasi un ragazzo su tre, secondo quanto riferiscono le famiglie, si sente sotto pressione per voti e risultati. È la fotografia che emerge dal CISF Family Report 2026, “Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa”, dedicato quest’anno al rapporto tra famiglie e sistema scolastico. L’indagine, realizzata da Eumetra con il patrocinio di Fondazione Cariplo, ha coinvolto 1.627 soggetti in un campione rappresentativo a livello nazionale per tipologia familiare, genere, età, area geografica e dimensione del comune di residenza.

Smartphone, 7 famiglie su 10 favorevoli al divieto

Uno dei risultati più netti riguarda i cellulari. Il 68,8% degli intervistati approva il divieto di utilizzo dello smartphone a scuola, esteso dall’anno scolastico 2025-26 anche alle superiori e all’impiego per finalità didattiche. I contrari sono appena il 10,3%, mentre il 20,9% non conosce la misura o non esprime una posizione precisa. Il consenso sale al 70,1% tra le coppie con figli conviventi, quindi proprio tra chi vive più direttamente la quotidianità scolastica.

Fonte di distrazione

Secondo l’analisi del pedagogista Stefano Pasta contenuta nel rapporto, dietro questo orientamento c’è soprattutto una preoccupazione legata alla capacità di concentrazione: il telefono viene percepito principalmente come una fonte di distrazione. E la tecnologia rappresenta più in generale la prima preoccupazione educativa dei genitori: il 31,5% indica proprio le modalità di utilizzo delle tecnologie tra le difficoltà incontrate nel proprio ruolo. Seguono le relazioni conflittuali con i figli, con il 28,4%, la gestione del denaro con il 25,4% e le compagnie e amicizie con il 24,9%. Il rendimento scolastico arriva soltanto dopo, al 21,3%.

L’intelligenza artificiale

Se lo smartphone viene tenuto fuori dalla classe, l’intelligenza artificiale è invece già entrata nelle abitudini di studio. Secondo quanto dichiarato dai genitori, il 26,5% dei figli utilizza chatbot come ChatGPT o strumenti analoghi per scopi scolastici almeno una volta alla settimana: il 18% circa una volta a settimana e l’8,5% quasi ogni giorno. Anche i genitori li utilizzano per aiutare i figli nello studio e nei compiti: lo fa il 27,1%. Il problema, secondo le famiglie, non è semplicemente impedire l’utilizzo dell’IA, ma insegnare a usarla. L’87,8% ritiene che la scuola dovrebbe fornire in maniera più chiara e strutturata competenze digitali, compreso un uso consapevole dell’intelligenza artificiale. Eppure appena il 9,9% ritiene che nella scuola frequentata dal figlio esistano regole “molto” chiare sull’impiego dell’IA.

Registro elettronico, tra informazione e controllo

C’è poi uno strumento ormai perfettamente integrato nella vita delle famiglie: il registro elettronico. Il 25,3% dei genitori lo consulta tutti i giorni e l’8,2% arriva a controllarlo più volte nella stessa giornata. Ma emerge anche una forte differenza tra madri e padri: il controllo quotidiano riguarda il 33,8% delle madri contro il 12,9% dei padri. Il vantaggio è evidente: voti, assenze, compiti e comunicazioni non arrivano più con giorni di ritardo. Ma la disponibilità immediata di ogni informazione può produrre anche un effetto opposto, aumentando ansia e tensione familiare e moltiplicando le occasioni di discussione tra genitori e figli. Ogni voto o segnalazione può così provocare una reazione immediata dell’adulto. Il confine, evidenzia il Report, diventa quello tra accompagnamento educativo e controllo.

Un ragazzo su tre sotto pressione per i voti

Ed è proprio sul benessere degli studenti che emergono alcuni dei numeri più delicati. Il 30,6% delle famiglie con figli a scuola riferisce che il proprio figlio si sente spesso o molto spesso sotto pressione per voti e performance. Nel 27,8% dei casi sono stati rilevati stress o ansia legati alla scuola. Un genitore su quattro segnala inoltre frequentemente calo della motivazione, ritiro sociale o somatizzazioni legate all’esperienza scolastica. E nel 21% dei casi il figlio ha cercato di evitare la scuola attraverso ritardi o assenze non riconducibili a motivi di salute.

Costi extra

A pesare è anche il portafoglio. La scuola pubblica è formalmente gratuita, ma nella pratica l’istruzione genera una serie di spese aggiuntive. Il 62,7% delle famiglie con figli a scuola ha sostenuto almeno una delle tre categorie di costi analizzate dal Report: ripetizioni e corsi di recupero, attività di potenziamento oppure dispositivi digitali e materiali didattici. Il 32,1% ha pagato ripetizioni, il 37,1% corsi di potenziamento come lingue, coding o musica e il 44,3% ha dovuto acquistare dispositivi digitali o altro materiale didattico. Tra chi sostiene queste spese, il 10,7% supera i 1.500 euro l’anno, mentre un ulteriore 21,1% si colloca tra 1.001 e 1.500 euro. Il tema economico incide anche sulla scelta tra pubblico e privato: il 50,8% dei genitori con figli a scuola afferma che sceglierebbe una scuola paritaria se, dal punto di vista dei costi, fosse accessibile quanto quella pubblica.

Le disuguaglianze

Non è soltanto una questione di soldi. Il giudizio delle famiglie mette in discussione anche una delle funzioni storiche dell’istruzione pubblica: offrire opportunità indipendentemente dalle condizioni di partenza. Tra i genitori con figli nel sistema scolastico, il 48,8% ritiene che la scuola non produca effetti né positivi né negativi nel riequilibrare le differenze familiari e individuali. Circa un terzo considera invece ancora efficace questa funzione, mentre il 17,8% ritiene addirittura che la scuola finisca per accentuare le disuguaglianze. Il problema emerge anche osservando il livello d’istruzione delle famiglie: sulla base dei dati Istat 2025 richiamati nel Report, l’abbandono precoce degli studi interessa circa il 5% dei figli quando almeno un genitore possiede un titolo di scuola secondaria superiore, ma arriva quasi al 23% tra i giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media.

L’educazione affettiva e sessuale

C’è infine un dato che emerge con particolare nettezza. Alla domanda se la scuola debba includere esplicitamente l’educazione affettiva e sessuale — affrontando quindi emozioni, rispetto, consenso e qualità delle relazioni — risponde positivamente l’85,8% delle famiglie con almeno un figlio a scuola e l’86,6% di quelle che non ne hanno. E quando si entra nel merito dei contenuti, le priorità indicate dai genitori con figli a scuola sono precise: rispetto al 71,6%, prevenzione degli abusi al 53,9%, emozioni e sentimenti al 52,5%, seguiti dalle relazioni tra pari, dalla salute, dal consenso e dall’identità. Solo il 3,1% dei genitori con figli a scuola ritiene che l’istituzione scolastica non debba intervenire su questi temi.

Famiglia e scuola

Il filo che unisce i numeri del Report è così un rapporto molto più complesso della tradizionale divisione dei compiti tra casa e classe. Le famiglie chiedono alla scuola di preparare al lavoro, insegnare a governare il digitale e l’intelligenza artificiale, occuparsi di affettività e relazioni, ma contemporaneamente rivendicano il proprio ruolo educativo: il 78,8% degli intervistati ritiene che la scuola debba riconoscere la famiglia come primo soggetto educativo, rispettandone il ruolo senza sostituirsi ad essa.

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