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“Dimmi cosa leggi”: come cambiano le app d’incontri

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La strategia punta a portare le interazioni fuori dallo schermo e a delegare all’IA la scelta tra migliaia di potenziali partner
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In principio era lo swipe. Una rivoluzione tale da imporsi nei dizionari, ridefinire la grammatica dei rapporti, diventare ordinario persino nella gestualità: a destra è like, a sinistra skip. Il meccanismo che ha reso celebre Tinder — decidere in pochi secondi se uno sconosciuto fa al caso nostro oppure no — rischia ora di diventare la sua rovina. Dalle app di incontri è partita la corsa a rinnegarlo, nel tentativo di risalire dal primo calo della loro storia: 6 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, il 2 per cento in meno dell’anno precedente. C’entra la dating fatigue, la stanchezza per interazioni seriali e tutte uguali che spinge gli utenti alla fuga, ma anche la richiesta della generazione Z di tornare a conoscersi dal vivo. La strategia comune si muove su due fronti: portare le interazioni fuori dallo schermo e delegare all’intelligenza artificiale la scelta tra migliaia di potenziali partner.

Addio, dunque, alla «velocità degli swipe», benvenuti match di «qualità e ponderati»…

In principio era lo swipe. Una rivoluzione tale da imporsi nei dizionari, ridefinire la grammatica dei rapporti, diventare ordinario persino nella gestualità: a destra è like, a sinistra skip. Il meccanismo che ha reso celebre Tinder — decidere in pochi secondi se uno sconosciuto fa al caso nostro oppure no — rischia ora di diventare la sua rovina. Dalle app di incontri è partita la corsa a rinnegarlo, nel tentativo di risalire dal primo calo della loro storia: 6 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, il 2 per cento in meno dell’anno precedente. C’entra la dating fatigue, la stanchezza per interazioni seriali e tutte uguali che spinge gli utenti alla fuga, ma anche la richiesta della generazione Z di tornare a conoscersi dal vivo. La strategia comune si muove su due fronti: portare le interazioni fuori dallo schermo e delegare all’intelligenza artificiale la scelta tra migliaia di potenziali partner.

Addio, dunque, alla «velocità degli swipe», benvenuti match di «qualità e ponderati», ha sintetizzato Whitney Wolfe Herd, fondatrice e Ceo di Bumble. Caduta in disgrazia per aver sconfessato la funzionalità che le aveva dato la fama — quella per cui solo le donne potevano avviare una chat — l’app ha lanciato un nuovo sistema di abbinamento: l’intelligenza artificiale impara dall’utente passioni, valori e obiettivi, poi propone solo “candidati” estremamente compatibili.

La stessa promessa arriva da Overtone, fondata da Justin McLeod, che ha mollato il suo ruolo di Ceo in Hinge per inseguire un nuovo mantra: «Conoscere profondamente ogni persona». E quindi niente foto, niente profili, nessuna scelta: ognuno si racconterà a voce a un’intelligenza artificiale e, in cambio, riceverà il partner ideale. La startup londinese Fate ne propone cinque, quella newyorkese Amata organizza direttamente un appuntamento. «Tentano di rispondere a un profondo desiderio umano — spiega Rosa Fioravante, autrice de Il mercato dell’amore –: delegare una scelta così importante alla tecnologia, ritenuta efficiente, ci libera da ogni responsabilità».

Un cambio di marcia che arriva solo dopo anni di crisi. Match Group, proprietaria di Tinder e Hinge, ha chiuso il secondo trimestre con 13,3 milioni di utenti paganti, il 6 per cento in meno rispetto al 2025. Bumble ne ha persi il 16,4 per cento. «Tanti lamentano che le interazioni sono vuote. Manca una socialità comune e gli scambi assomigliano più a dei colloqui di lavoro», osserva Carolina Bandinelli, autrice di Le Postromantiche e docente all’Università di Warwick. Il 78 per cento dice di aver sperimentato un burnout emotivo, molti hanno abbandonato le piattaforme e le tariffe sono aumentate per compensare gli addii. Al contrario Hinge, che da tempo ha messo al centro le conversazioni, ha visto crescere il suo fatturato del 22 per cento. «Ma tutte incentivano un consumismo delle relazioni — commenta Francesca Mittoni, influencer che sui social racconta le sue avventure con il dating — : l’impressione è di avere scelte infinite, quindi la gente non si impegna davvero a conoscerti».

Il primo tentativo di rimediare era stato, ancora una volta, affidato all’IA, con suggerimenti automatici per aiutare rompere il ghiaccio in chat. Piattaforme come Volar, chiusa dopo appena un anno, prevedevano persino intere conversazioni tra chatbot. Ma non è bastato. «Le dating app vengono proposte come la soluzione algoritmica all’enigma dell’incontro, quando in realtà sono una scommessa — osserva Bandinelli — : avendo pochissimi indizi sull’altra persona, il rischio di una scelta sbagliata è ancora più alto».

Negli spazi vuoti lasciati dalle piattaforme tradizionali, il mercato delle app ha poi visto proliferare un’infinità di alternative incentrate su passioni comuni e incontri dal vivo: le serate in cui ci si presenta con un PowerPoint, l’app per gli amanti di scacchi e quella per i patiti di escursionismo. L’ultima è Readme, che promette di trovare l’anima gemella sulla base di interessi letterari comuni. Lucrezia, 29 anni, ha conosciuto il suo ragazzo su Tablo, pensata per incontri di gruppo “al buio” a tavola. «Tinder non ci avrebbe mai accoppiati: abbiamo interessi totalmente diversi. Invece oggi conviviamo».

Le grandi aziende hanno seguito a ruota. A giugno Bumble ha lanciato Plans, funzione a pagamento per partecipare a cene e party di gruppo. Due mesi, dopo Tinder ha prospettato che la sua sezione Eventi, che promuove serate quiz, corsi di ceramica, bowling, sarà disponibile in 75 città tra Europa e Stati Uniti entro la fine dell’anno. Alle novità si aggiungono anche i Double Date, gli incontri a quattro per ridurre l’ansia, e brevi sessioni di videochiamata.

«È l’ammissione implicita del fallimento degli spazi digitali. E le piattaforme, per sopravvivere, hanno intercettato il bisogno di disconnessione di chi rigetta questa socialità ipermediata» spiega Fioravante. «Ma queste app non permettono di incontrare ciò che ancora non si sa di volere — aggiunge Bandinelli — . Impongono di nominare quello che ci piace senza alcuna ambiguità, poi cercano il modo più efficiente di farcelo incontrare. Ma il desiderio non ha nulla di efficiente».

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