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Le lezioni di italiano un miraggio per i genitori: “Già 30mila in attesa”

(agf)

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La nuova normativa prevede un percorso di alfabetizzazione per gli stranieri. L’allarme: “Servono fondi e insegnanti”
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C’è un articolo, nel decreto per l’integrazione degli studenti senza cittadinanza italiana appena approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede per i genitori stranieri di frequentare un percorso gratuito ma obbligatorio di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, pena una multa da duecento a mille euro. Le lezioni saranno tenute dai Cpia, acronimo dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Saranno sempre loro a dover accertare e segnalare l’eventuale assenza di mamme o papà per far scattare le sanzioni.

Il punto è che nei Cpia a oggi, dunque prima ancora dell’entrata in vigore del decreto, ci sono già 31.031 persone in lista d’attesa. Si tratta per la maggior parte di adulti stranieri che non riescono ad accedere ai corsi.

Il dato emerge dall’ultima rilevazione fatta dalla rete dei Cpia, la Ridap, nello scorso anno scolastico. Centri che offrono in tutto 12.181 corsi a 261mila iscritti che vogliono imparare l’italiano, ottenere la licenza media, recupera…

C’è un articolo, nel decreto per l’integrazione degli studenti senza cittadinanza italiana appena approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede per i genitori stranieri di frequentare un percorso gratuito ma obbligatorio di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana, pena una multa da duecento a mille euro. Le lezioni saranno tenute dai Cpia, acronimo dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Saranno sempre loro a dover accertare e segnalare l’eventuale assenza di mamme o papà per far scattare le sanzioni.

Il punto è che nei Cpia a oggi, dunque prima ancora dell’entrata in vigore del decreto, ci sono già 31.031 persone in lista d’attesa. Si tratta per la maggior parte di adulti stranieri che non riescono ad accedere ai corsi.

Il dato emerge dall’ultima rilevazione fatta dalla rete dei Cpia, la Ridap, nello scorso anno scolastico. Centri che offrono in tutto 12.181 corsi a 261mila iscritti che vogliono imparare l’italiano, ottenere la licenza media, recuperare competenze di base, rientrare in formazione dopo anni, migliorare le possibilità di inserimento sociale e lavorativo. Non sono tutti studenti dei corsi di alfabetizzazione, che però sono in fortissimo aumento, e non sono tutti stranieri, che però rappresentano la stragrande maggioranza.

In Italia di Cpia ce ne sono 130. Quelli che hanno partecipato al censimento sono 119. Dunque il dato sulle liste di attesa è anche sottostimato. Allora come farà il nuovo decreto a essere applicato se già più di 30mila persone sono fuori dai corsi?

È la domanda che si pone Emilio Porcaro, un ex preside cresciuto in scuole di frontiera oggi direttore del Cpia di Bologna e responsabile della rete nazionale: «Se ora scatta l’obbligo dei corsi per i genitori degli alunni stranieri si aggiungono altri iscritti, come li potremo accogliere? Siamo già oltre al limite». La conclusione amara: «A oggi per i Cpia, senza risorse aggiuntive in termini di spazi e soprattutto di docenti, il decreto è inapplicabile».

Il dato della lista d’attesa non è uguale dappertutto. È il Nord che soffre di più con 18.210 persone già oggi fuori dai corsi su 144.017 iscritti. Ed è proprio al Nord che si concentra anche la maggior parte dei bambini senza cittadinanza italiana e dunque dei loro genitori. Al Centro sono 6.989 in lista d’attesa (su 45.525 iscritti), al Sud 3.387 (su 45.101), nelle Isole sono 2.445 (su 26.746).

Negli anni Settanta questi Centri erano scuole nate per dare un’istruzione ai lavoratori italiani e in particolare a chi emigrava dal Sud. Oggi a studiare ci sono persone che arrivano da 96 Paesi diversi: Marocco, Perù, Romania, Egitto, Sud America, Bangladesh. Due terzi frequentano corsi di italiano A1 e A2, cioè l’alfabetizzazione di base.

I fondi sono soprattutto europei mentre gli insegnanti sono statali, assunti dal ministero esattamente come i docenti delle scuole. Ma le richieste aumentano e il numero di insegnanti è sempre insufficiente.

Racconta Andrea Minghi, dirigente del Cpia di La Spezia: «Noi abbiamo 1600-1700 studenti, il 96% sono non comunitari. I docenti invece sono 24, di cui solo una decina si occupa d’insegnare l’italiano». E la maggioranza sono maestri della primaria, dunque docenti non appartenenti alla classe di concorso A023, quella degli specializzati nell’italiano per stranieri.

Il punto non è che non si fa abbastanza. Ma che si fa già molto con poco. «Offriamo corsi dalle 9 del mattino alle 9 di sera. Più di così non so come potremmo gestire una situazione già difficile — spiega Minghi — Formiamo anche dei volontari per non lasciare nessuno escluso ma sono soluzioni tampone».

A Torino, i quattro Centri provinciali per l’istruzione degli adulti avevano una lista d’attesa di circa 2 mila persone, su un totale di 16 mila iscritti. E di anno in anno le richieste aumentano: quasi diecimila in più in un anno nell’intero Piemonte. Un’impennata dovuta al solo passaparola. C’è poco da immaginare cosa accadrà con il decreto. «Gli organici però non sono stati adeguati. Così, senza un investimento ulteriore, non riusciremo ad accogliere tutti», sostiene Paolo Tazio, presidente dei Cpia piemontesi. «Serve più personale e più sedi», concorda Minghi. E anche per Porcaro è questa l’unica strada, altre non ce ne sono: «Più che sulle percentuali, sui tetti, i limiti — dice — bisogna lavorare su altri fronti: la formazione degli insegnanti di potenziamento nell’italiano per stranieri. Occorrono risorse e soluzioni didattiche».

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