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Truffa Fideuram, la caduta del manager finito nella trappola della frode psicologica

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Nato in Veneto, è uno dei dieci alti dirigenti nella storia ventennale della banca più grande d’Italia. Ma a marzo ha dovuto lasciare l’incarico
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Tecnicamente sembra la perfetta Ceo fraud, forma di inganno subdola perché crea pressione psicologica sul dipendente truffato, timoroso di contraddire il capo e voglioso di mostrare affidabilità ed efficienza.

Ma che sia potuta accadere a Paolo Molesini, uno dei 10 top manager nella storia ventennale di Intesa Sanpaolo, ieri rendeva basiti diversi suoi colleghi. Veneto di Feltre, del 1957, Molesini è nel gruppo dal 1997 scalando tutte le posizioni nell’ambito della gestione del risparmio, che lo vide sugli scudi dal 2015 al 2020, quand’era ad di Fideuram (la società-rete dei promotori controllata al 100%) e a capo del private banking dell’intero gruppo. Un numero uno, gestore di persone e di reti che sovrastava la montagna di miliardi investiti dai clienti della maggior banca italiana (oltre 1.500 miliardi ormai, primato assoluto nel Paese). Poi, nell’anno della pandemia, Molesini era stato sostituito da Tommaso Corcos e giubilato alla presidenza in Fideuram, mentre il rivale diventav…

Tecnicamente sembra la perfetta Ceo fraud, forma di inganno subdola perché crea pressione psicologica sul dipendente truffato, timoroso di contraddire il capo e voglioso di mostrare affidabilità ed efficienza.

Ma che sia potuta accadere a Paolo Molesini, uno dei 10 top manager nella storia ventennale di Intesa Sanpaolo, ieri rendeva basiti diversi suoi colleghi. Veneto di Feltre, del 1957, Molesini è nel gruppo dal 1997 scalando tutte le posizioni nell’ambito della gestione del risparmio, che lo vide sugli scudi dal 2015 al 2020, quand’era ad di Fideuram (la società-rete dei promotori controllata al 100%) e a capo del private banking dell’intero gruppo. Un numero uno, gestore di persone e di reti che sovrastava la montagna di miliardi investiti dai clienti della maggior banca italiana (oltre 1.500 miliardi ormai, primato assoluto nel Paese). Poi, nell’anno della pandemia, Molesini era stato sostituito da Tommaso Corcos e giubilato alla presidenza in Fideuram, mentre il rivale diventava il manager di riferimento dell’ad Carlo Messina per il risparmio e le gestioni del gruppo; com’è oggi.

Forse è stata questa volontà di tornare nel cuore del capo, per «concludere un’acquisizione di una banca internazionale che non poteva essere acquisita direttamente da Intesa Sanpaolo in ragione di una fuga di notizie che avrebbe causato lo stop della Consob», come ha dichiarato lo stesso Molesini agli inquirenti, il collante che ha tenuto in piedi il notevole raggiro. Come spiegare altrimenti — il truffato non lo dice a Repubblica, né emerge dalle carte — il fatto che per tre giorni, dal 23 al 25 febbraio scorso, abbia potuto andare oltre le sue deleghe (nessun presidente ha deleghe operative nelle banche italiane) per contattare il tesoriere di Fideuram Dario Tramarin e chiedergli di fare 11 bonifici a società dai nomi improbabili in Portogallo e Cina? Per giunta, senza mai controllare se il Messina che gli scriveva fosse l’effettivo banchiere di cui lui era stato un diretto riporto per anni, o se il sedicente avvocato Paolo Nastasi che aveva istruito le “special payment authorization” fosse davvero lui, non un falso creato con l’IA? Molesini ha dichiarato che il Messina del messaggino fraudolento «gli aveva dato del tu utilizzando espressioni e contenuti tali dal non destare dubbi in ordine al fatto che fosse effettivamente lui». Qui la truffa, più che cyber, sembra psicologica, violando i processi decisionali con le scuse dell’urgenza e della segretezza.

E tutto ha retto per tre giorni e 11 operazioni milionarie, finché la controparte portoghese Bpi segnalava a Fideuram «la natura sospetta» di un bonifico, che sforava gli standard. A quel punto i sistemi di controllo interni sono scattati, il vero ad Lino Mainolfi chiamava Molesini avvisandolo della truffa e «questi chiamava immediatamente Carlo Messina, il quale gli confermava che non era stato lui a contattarlo».

Si immagina il disappunto: da entrambi i lati, dato che in quei mesi il vertice di Intesa studiava già il clamoroso rientro nel risiko di settore, che a inizio giugno si è materializzato con la scalata a Mps, per «mettere in sicurezza» la governance della rivale senese e «dare stabilità» all’azionariato di Generali, l’altro forziere d’Italia. Intanto Molesini si era dimesso da presidente Fideuram: il 12 marzo, «per motivi personali». Sostituito da Corcos e senza i ringraziamenti di rito nel comunicato. Ora si capisce perché.

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