Piantedosi scioglie il nodo dei rientri dei dublinanti in Italia e dice alla Ue: “Fermiamo le Ong”
di Alessandra ZinitiDa mesi ormai, blocca per settimane ogni nave umanitaria che sbarca migranti nei porti italiani. Tranne poi essere censurato puntualmente dai giudici che annullano i fermi amministrativi e ribadiscono che salvare vite umane in mare è un obbligo mentre non lo è affatto coordinarsi con le autorità libiche.
Risolto senza troppo clamore il braccio di ferro sui dublinanti, sostanzialmente con l’accettazione da parte della Germania dell’interpretazione italiana secondo cui il ritorno in Italia dei richiedenti asilo sbarcati in Italia e fuggiti altrove, vale a far data dall’entrata in vigore del nuovo Patto Ue Asilo e immigrazione, Matteo Piantedosi è volato oggi in Germania invitato dal ministro dell’Interno tedesco Alexabder Dobrindt al Migration Summit di Monaco di Baviera.
E lì, davanti al commissario europeo Magnus Brunner e ai ministri dell’Interno Ue, ha sottolineato il suo rinnovato obiettivo: varare un’ulteriore stretta, possibilmente europea, all’attività delle Ong impegnate…
Da mesi ormai, blocca per settimane ogni nave umanitaria che sbarca migranti nei porti italiani. Tranne poi essere censurato puntualmente dai giudici che annullano i fermi amministrativi e ribadiscono che salvare vite umane in mare è un obbligo mentre non lo è affatto coordinarsi con le autorità libiche.
Risolto senza troppo clamore il braccio di ferro sui dublinanti, sostanzialmente con l’accettazione da parte della Germania dell’interpretazione italiana secondo cui il ritorno in Italia dei richiedenti asilo sbarcati in Italia e fuggiti altrove, vale a far data dall’entrata in vigore del nuovo Patto Ue Asilo e immigrazione, Matteo Piantedosi è volato oggi in Germania invitato dal ministro dell’Interno tedesco Alexabder Dobrindt al Migration Summit di Monaco di Baviera.
E lì, davanti al commissario europeo Magnus Brunner e ai ministri dell’Interno Ue, ha sottolineato il suo rinnovato obiettivo: varare un’ulteriore stretta, possibilmente europea, all’attività delle Ong impegnate nel Mediterraneo e soprattutto convincere gli altri Stati membri a farsi carico, anche operativamente, delle navi che battono la loro bandiera.
Ecco perchè ieri Piantedosi ha esortato gli altri ministri dell’Interno Ue a valutare una “più rigorosa disciplina dell’azione spesso incontrollata delle Ong nel Mediterraneo che – ha detto – di fatto molte volte incoraggiano i trafficanti e la migrazione irregolare”.
Nel suo intervento, Piantedosi ha indicato la strada verso quelli che ritiene tre obiettivi irrinunciabili dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto Ue Asilo e immigrazione: su tutti le procedure accelerate di frontiera per l’espulsione ancora più rapida dei migranti irregolari. Il ministro dell’interno spera di arrivare alla soglia dei diecimila rimpatri alla fine del 2026. Ancora Piantedosi sollecita una ulteriore stretta al diritto d’asilo, con l’assunzione di “iniziative di contrasto all’abuso del diritto d’asilo che – dice – non può essere utilizzato strumentalmente come leva per entrare illegalmente in Europa”. E infine la realizzazione di hub e centri di rimpatrio fuori dallo spaio europeo che – secondo Piantedosi – “sarebbero uno strumento di deterrenza per le partenze illegali”.
Piantedosi invece non avrebbe affrontato con l’omologo tedesco Alexander Dubrindt il tema del ritorno dei cosiddetti dublinanti che diverse settimane fa sembrava aver innescato una pericolosa spirale in diversi Paesi europei.