Era stata lei a presentarsi dai carabinieri denunciando la scomparsa, ma in realtà sapeva benissimo che fine avesse fatto l’ex marito perché era stata lei, insieme al figlio, a ucciderlo. A due anni dalla scomparsa di Salvatore Giglio, sparito il 28 settembre 2024 senza lasciare alcuna traccia di sé, sono finiti in manette Daniela Rossato, 60 anni, e Nicola Giglio, di 28, figlio minore della coppia. Per i magistrati della procura di Crotone, sono stati loro a uccidere l’uomo e forse a far sparire il corpo lanciandolo nel fiume Tacina.
Ma il 28 settembre 2024 , quando la donna si presenta alla stazione dei carabinieri di Cutro per denunciarne la scomparsa, nessuno immaginava nulla di tutto questo. Un particolare stonato però gli investigatori lo notano subito: Rossato racconta di non avere alcuna notizia dell’ex marito da una settimana.
Partono le indagini: sopralluoghi, intercettazioni telefoniche e ambientali, vengono ascoltati più volte la moglie e il figlio dell’uomo, altri familiari. Le incongruenze si accumulano, le versioni che madre e figlio forniscono sulle ragioni che avrebbero convinto l’uomo ad allontanarsi sono sempre più inverosimili. Ipotizzano che l’uomo, testimone di Geova, sia andato a predicare chissà dove, raccontano che progettava di andare in Svizzera, parlano di misteriose donne che lo andavano a prendere, ma soprattutto che si sarebbe allontanato da casa in maniera furtiva, forse da una finestra, senza passare dall’ingresso principale.
Un tentativo disperato di spiegare perché da quella casa quell’uomo è stato visto entrare, ma mai più uscire. A registrare le ultime immagini di lui vivo è la telecamera di una casa vicina. Nel filmato si vede una lite feroce tra l’uomo e la moglie, che poi entrano in casa continuando a discutere. Poco dopo arriva trafelato il figlio piccolo della donna. Due notti dopo, il 23 settembre, la stessa telecamera della casa accanto inquadra gli indagati mentre caricano su un'autovettura quello che si sospetta possa essere il corpo di Salvatore Giglio o quel che ne rimane.
Qualcuno in paese sa o sospetta, alla stazione dei carabinieri arriva un anonimo: “La moglie lo odiava e voleva i suoi soldi. Indagate su di lei e sul figlio piccolo”.
Un anno dopo Daniela Rossato e il figlio vengono formalmente iscritti sul registro degli indagati e i sommozzatori iniziano a ispezione palmo a palmo il torrente del fiume Tacina. Contro di loro si accumulano indizi. Si scopre che nei giorni successivi all’omicidio ci sarebbe stato un acquisto anomalo di candeggina e acido muriatico. “E’ andata bene ... c'è andata di lusso che sennò avrebbe venduto tutto”, si sente dire a Rossato.
Per i magistrati, è esattamente quello il movente dell’omicidio: nei mesi precedenti alla scomparsa l’uomo stava vendendo tutti i suoi beni. L’ipotesi, convalidata dal gip, è che l’uomo sia stato ucciso in casa, da dove i due hanno tentato di far sparire ogni traccia, lavando ogni superficie con la candeggina per far sparire le tracce di sangue. Un lavoro lungo, meticoloso, mentre si occupavano di far sparire il corpo, così come meticoloso, sebbene maldestro, sia stato il lavoro per depistare le indagini. Gli inquirenti non ci sono cascati e per loro sono scattate le manette.