ROMA – È stata firmata ieri a Roma la convenzione che dà ufficialmente il via al progetto di candidare la Civitas appenninica a capitale europea della cultura per il 2033.
La Civitas appenninica è una comunità diffusa che riunisce 546 comuni delle quattro regioni dell’Italia centrale colpite dal terremoto del 2016: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. I comuni direttamente coinvolti dal sisma sono stati 138 e oggi costituiscono il cosiddetto cratere della ricostruzione.
All’interno del territorio ci sono, quindi, 13 università e centri di ricerca, che hanno dato vita a quattro programmi internazionali con capofila l’Università di Camerino per la scienza della ricostruzione, l’Università di Teramo per la filiera agroalimentare, l’Università di Perugia p…
ROMA – È stata firmata ieri a Roma la convenzione che dà ufficialmente il via al progetto di candidare la Civitas appenninica a capitale europea della cultura per il 2033.
La Civitas appenninica è una comunità diffusa che riunisce 546 comuni delle quattro regioni dell’Italia centrale colpite dal terremoto del 2016: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. I comuni direttamente coinvolti dal sisma sono stati 138 e oggi costituiscono il cosiddetto cratere della ricostruzione.
All’interno del territorio ci sono, quindi, 13 università e centri di ricerca, che hanno dato vita a quattro programmi internazionali con capofila l’Università di Camerino per la scienza della ricostruzione, l’Università di Teramo per la filiera agroalimentare, l’Università di Perugia per i beni culturali e il territorio di Rieti per l’economia circolare.
La candidatura prevede un ruolo strutturale per il Terzo settore, chiamato a contribuire alla co-progettazione delle attività culturali, sociali, sportive e territoriali “e alla sperimentazione di modelli innovativi di welfare culturale, turismo responsabile e sport di comunità”, fa sapere Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione.
Cuore del programma, che si svilupperà in maniera compiuta entro il 31 dicembre 2027, sarà il Festival itinerante “Cultura che ricostruisce”. Il festival si svilupperà in sedici comuni, tra i quali vi sono alcuni dei centri maggiormente colpiti dal sisma 2016-2017. La manifestazione di interesse per la candidatura è prevista entro il 2027, mentre il bando ufficiale è atteso nel 2028.
Il progetto ha alla sua base l’interesse delle undici Fondazioni di origine bancaria dei territori del cratere, che hanno definito un modello comune per accompagnare la candidatura.
“La cultura è un’infrastruttura della ricostruzione: uno strumento per rafforzare i legami sociali, contrastare lo spopolamento, creare opportunità per i giovani, valorizzare il patrimonio materiale e immateriale dell’Appennino e proiettare i territori in una dimensione nazionale ed europea”, spiega ancora Castelli, che ha sottoscritto la convenzione con Maurizio Frascarelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.
Il programma ha un valore complessivo di 995mila euro. Il Comune di Norcia avrà il ruolo di capofila per i comuni della Civitas appenninica.
Il 2033 è una data in cui la ricostruzione – oggi, dieci anni dopo il terremoto, molto indietro, soprattutto nei tre comuni più colpiti, Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto – si ipotizza possa essere nella fase finale.