“Mia sorella e mia nipote avvelenate con la ricina chi sa ora dica la verità”
di Alessandra ZinitiAlice, superati gli esami di maturità, si è iscritta ad una università del nord Italia ed è andata via, lontana dalla mefitica atmosfera che si respira a Pietracatella. Gianni, rimasto solo, ha deciso invece di tornare nel paese che continua a stringersi attorno a lui nonostante i sospetti, si è sistemato in una nuova casa – visto che la presunta scena del crimine è ancora sotto sequestro – e fa la spola con Campobasso dove continua a mandare avanti il suo studio di commercialista. E soprattutto resta in silenzio.
A chiedere giustizia però è l’altro pezzo della famiglia di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte avvelenate dalla ricina tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno.
«Nove mesi dopo noi siamo qui ad aspettare la verità».
A parlare, seppure malvolentieri e a denti stretti, è Luigi Di Ielsi, il fratello di Antonella, che gestisce insieme alla moglie Giovanna il panificio di Pietracatella. L’angoscia dell’attesa ha fatto vivere con discrezione e sobrie…
Alice, superati gli esami di maturità, si è iscritta ad una università del nord Italia ed è andata via, lontana dalla mefitica atmosfera che si respira a Pietracatella. Gianni, rimasto solo, ha deciso invece di tornare nel paese che continua a stringersi attorno a lui nonostante i sospetti, si è sistemato in una nuova casa – visto che la presunta scena del crimine è ancora sotto sequestro – e fa la spola con Campobasso dove continua a mandare avanti il suo studio di commercialista. E soprattutto resta in silenzio.
A chiedere giustizia però è l’altro pezzo della famiglia di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia morte avvelenate dalla ricina tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno.
«Nove mesi dopo noi siamo qui ad aspettare la verità».
A parlare, seppure malvolentieri e a denti stretti, è Luigi Di Ielsi, il fratello di Antonella, che gestisce insieme alla moglie Giovanna il panificio di Pietracatella. L’angoscia dell’attesa ha fatto vivere con discrezione e sobrietà quella che altrimenti sarebbe stata una grande festa, la nascita del loro bambino. Lo hanno chiamato Antonello Aras: «Antonello come mia sorella e Aras, il nome maschile anagramma di Sara. Con loro ho perso un pezzo della mia famiglia».
Luigi, che idea si è fatta di questa storia? Credete ancora che si sia trattato di un incidente, che Antonella e Sara possano avere ingerito per sbaglio ricina finita chissà come a casa loro?
«È stato trovato veleno nel loro sangue, tanto veleno. Onestamente, è difficile pensare ad un incidente, assai difficile da credere. Non credo che oggi ci sia qualcuno che lo continui a pensare veramente».
E allora, se pensa a un omicidio chi potrebbe aver voluto uccidere sua sorella e Sara?
«Io non so cosa pensare. Dico solo che la Procura di Larino indaga per omicidio e ho piena fiducia che gli inquirenti riescano a scoprire la verità. Certo, sarebbe più semplice per tutti che alla fine venisse accertato che è stato un incidente. Ma questa ormai è solo una labile speranza. E se mai cosi fosse la Procura, con tutti gli accertamenti tecnici e scientifici, dovrebbe darcene prova. La ragione purtroppo ci fa dire che si è trattato di un fatto volontario, di un omicidio».
Ci crede che si arriverà alla verità?
«Sì, ci credo. E aspettiamo con fiducia quel momento. Spero che tutte le persone chiamate a testimoniare abbiano detto e continueranno a dire tutto quello che sanno, sono sicuro che gli inquirenti ci daranno le risposte che aspettiamo da nove mesi».
Che ricordo porta con sé di Antonella e Sara?
«Quello dell’ultima volta che le ho viste, alla vigilia di Natale durante il pranzo. Erano tranquille, normali, Sara vivace come sempre, più di Alice che invece è più pacata».
Antonella le ha mai parlato di tensioni in famiglia?
«No, mai».
Non ha null’altro da aggiungere Luigi Di Ielsi. Tutto quello che sa, mantenendo il riserbo persino con il legale che lo rappresenta come parte lesa, l’avvocato Paolo Lanese, lo ha riferito agli investigatori della squadra mobile di Campobasso dove è stato chiamato già tre volte insieme a suo padre Salvatore.
Ieri nuova giornata di audizioni in questura. Nella lista di persone da ascoltare di nuovo il parroco di Pietracatella, confessore molto vicino ad Antonella, ma anche amico del marito dell’insegnante dell’istituto agrario messa a confronto nelle scorse settimane con Gianni Di Vita per alcune sostanziali discordanze sulla natura della loro amicizia.
Ma gli investigatori stanno ricostruendo anche la cerchia dei clienti di Antonella Di Ielsi che lavorava come consulente del lavoro nello stesso studio del marito e che il 22 dicembre avrebbe ricevuto un uomo finora mai sentito. Riflettori accesi anche su una borsa della donna sequestrata solo martedì nella nuova casa di Gianni Di Vita. Come mai questo interesse solo nove mesi dopo e come mai Di Vita l’ha portata con sé nella nuova casa? L’ipotesi è che abbia potuto contenere una borraccia con un liquido incolore su cui stanno lavorando gli specialisti tedeschi del Roberto Koch Institute da cui a breve si attende risposta sull’eventuale presenza di ricina in qualcuno dei 131 reperti sequestrati in casa Di Vita.
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